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La Fiom-Cgil ha proclamato per il 9 ottobre lo sciopero generale di tutti i metalmeccanici, sia dell’industria che dell’artigianato.. Lo sciopero è stato un grande successo. Oltre 250mila metalmeccanici sono scesi in piazza in tutta Italia.

La ragione dello sciopero è tanto semplice quanto chiara: La Fiom, il sindacato maggiormente rappresentativo della categoria è stato escluso dal tavolo di trattativa per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro.

Padroni, Fim-Cisl e Uilm-Uil stanno dicendo alle tute blu che il loro voto non interessa, che l’appoggio dato alla piattaforma della Fiom da parte di 450mila lavoratori attraverso un referendum certificato non conta nulla. Conta solo il parere, peraltro non certificato, di 200mila iscritti a Fim e Uilm…una bella democrazia non c’è che dire!

La Fiom al tavolo di trattativa ha avanzato una proposta strutturata in 4 punti. Per prima cosa, dato che il Ccnl firmato lo scorso anno da tutte le parti ha vigenza fino al 2011, Federmeccanica deve sospendere l’applicazione dell’accordo separato del 22 gennaio, utilizzando i prossimi due anni per riaprire la discussione sul modello contrattuale. Partendo da questa premessa la Fiom ha chiesto, come previsto dalla sua piattaforma, che si blocchino i licenziamenti, si discuta esclusivamente del rinnovo del biennio economico e che si avanzi anche al governo la rivendicazione di estendere gli ammortizzatori

sociali, sia in termini di durata che di remunerazione, a tutti i lavoratori. A queste richieste i padroni hanno risposto in maniera molto eloquente. Per quanto riguarda la piattaforma, Federmeccanica ha sancito la volontà di trattare solo sulla piattaforma di Fim e Uilm poiché quella della Fiom non rispetta le linee guida dell’accordo separato del 22 gennaio (…ma che scoperta!). Alla richiesta del blocco dei licenziamenti i padroni hanno invece risposto affermando che “la richiesta di “blocco dei licenziamenti” sia in se inaccettabile in quanto esporrebbe le imprese che necessitano di ristrutturare gli organici a morte sicura”. Ovvero: le aziende si stanno preparando, finite le 52 settimane di cassa integrazione, ad affrontare il problema della crisi con licenziamenti in massa e non vogliono aver alcun ostacolo sulla loro strada!

Proprio questa affermazione inequivocabile di Federmeccanica dimostra l’importanza di collegare strettamente la battaglia per il rinnovo del Ccnl a quello per la difesa dei posti di lavoro. La vittoria degli operai della Innse, la dimostrazione che uniti nella lotta si può vincere, la reazione a catena che quell’esempio sta portando in tutto il paese, dalla Lasme di Melfi alla Spx di Parma, dalla Lares metalli preziosi alla Eutelia, stanno creando inquietudine anche tra le fila padronali. Benché naturalmente ciò non si palesi pubblicamente, anche nel fronte avversario emergono divisioni e paure per le conseguenze cui un accordo separato senza la Fiom potrebbe portare. Del resto le aperture della Marcegaglia alla Cgil alla fine di agosto non stavano proprio a significare “aiutateci a governare le fabbriche facendo voi i pompieri”? Per questa ragione lo sciopero generale del 9 ottobre assume un’importanza particolare e la sua riuscita rappresenta un primo passo fondamentale nel proseguo della vertenza.

Ma appunto di primo passo si tratta. Infatti non è un mistero che nel giro di poco tempo Fim, Uilm e Federmeccanica arriveranno comunque alla firma di un accordo separato. Ciò naturalmente non sancirà la fine della battaglia per il contratto, tutt’altro. Infatti un conto è firmare un pezzo di carta a Roma in viale dell’Astronomia, altra cosa è dare applicazione pratica a quell’accordo nelle fabbriche, dove è la Fiom ad avere la maggior rappresentatività e presenza. Per questo il compito dei meccanici della Cgil è quello di rendere inapplicabile un eventuale contratto separato rendendo le fabbriche ingovernabili.

Proprio sul dopo 9 ottobre e sul come gestire il proseguo della vertenza si incentrerà la discussione nelle prossime settimane all’interno dell’organizzazione. Per poter delineare una strategia efficace non possiamo che partire da un’analisi dell’esperienza passata ed in particolare di come è stata gestita la vertenza dell’accordo separato del 2003, quella cosiddetta dei “pre-contratti”. Chi scrive all’epoca dei pre-contratti espresse un giudizio negativo su quella scelta. Tuttavia oggi, di fronte a questa nuova situazione solo in parte paragonabile a quella del 2003, diventa centrale da un lato focalizzarne e riproporne i punti forti, dall’altro analizzarne e capirne i punti deboli per non ripetere gli errori del passato.

Per prima cosa è bene sottolineare che il contesto di questa vertenza è senz’altro differente da quello di allora. Sia da un punto di vista congiunturale, in quanto non eravamo di fronte ad una crisi economica di questa portata. Sia perché a differenza di allora, questa volta siamo di fronte all’applicazione di un altro modello contrattuale, peggiore di quello concertativo del 23 luglio ’93, e che la Cgil non ha sottoscritto. Per queste ragioni, perché per la Fiom ad oggi è ancora in vigore il Ccnl firmato l’anno scorso e lo sarà per i prossimi 2 anni, non è pensabile riproporre i “pre-contratti” intesi come accordi, normativi e salariali, preparatori di un nuovo Ccnl. Per la semplice ragione, appunto, che il contratto nazionale già c’è. Il compito ora è di far sì che sia quel contratto, con i dovuti aumenti salariali ed il blocco dei licenziamenti, ad essere riconosciuto e applicato e non quello separato che sarà firmato nelle prossime settimane. È importante inoltre focalizzare quale fu il limite principale di quella esperienza. L’incapacità di estendere le battaglie azienda per azienda a tutte le provincie e regioni del paese, limitando invece lo scontro ad alcune zone soltanto e soprattutto non provando o riuscendo a sfondare nelle grandi aziende, ad eccezione di Fincantieri. Quello che invece si deve valorizzare di quell’esperienza fu il protagonismo e la partecipazione diretta di migliaia di lavoratori non solo alla lotta, ma anche e soprattutto alla gestione della stessa. Decine di fabbriche divennero ingestibili da parte padronale e si creò un problema di ordine pubblico con i blocchi stradali, ecc. L’apice si raggiunse con i coordinamenti di delegati Rsu che si crearono in alcune città come Modena, la cui efficacia si palesò con la famosa interrogazione parlamentare in cui l’attuale sottosegretario Carlo Giovanardi chiese l’intervento della celere contro gli operai della città emiliana che occupavano le strade e le piazze.

Da qui dobbiamo ripartire nel delineare la nostra strategia. Creare coordinamenti di delegati e di cassaintegrati che tengano sempre alta la tensione nelle fabbriche, collegare momenti di lotta generale nazionale con l’insubordinazione fabbrica per fabbrica, studiando le formule contrattuali (siano essi parte dei rinnovi dei contratti aziendali o siano accordi ad hoc sul tema) da imporre alle aziende, a partire da quelle più grandi, per costringerle alla non applicazione dell’accordo separato e di fatto vanificandolo.

Tutto questo è possibile se la battaglia della Fiom è sostenuta da tutta la Cgil con una strategia coerente e conseguente volta a far saltare i piani di Confindustria e Cisl e Uil. Ad oggi però l’atteggiamento della confederazione è ben altra. Infatti ad un appoggio formale e di facciata (che costa sempre poco) alla battaglia della Fiom, nel concreto della contrattazione nelle altre categorie si comporta in modo del tutto schizofrenico per non dire arrendevole. Non solo a luglio la Filcams torna sui suoi passi e dopo aver tentato per un anno di opporsi timidamente ad un accordo separato nel commercio, firma lo stesso accordo che solo 12 mesi prima aveva ritenuto irricevibile. Ancor più grave e disastroso è stato l’epilogo della vertenza degli alimentaristi dove la Flai-Cgil firma un contratto unitario con Cisl e Uil che accoglie la sostanza dei contenuti del modello contrattuale separato del 22 gennaio: triennalizzazione, enti bilaterali, moratoria sulla contrattazione aziendale ecc. Nessuno più del giornale Liberal, vicino al Pd, ha avuto titolo azzeccato scrivendo “è stato il segretario di corso d’Italia a spingere per l’accordo unitario. Un colpo al massimalismo della Fiom” (24/09/09). Ciò dimostra quanto sia necessario una opposizione e una mozione alternativa al congresso della Cgil.


* Comitato Centrale della Fiom - Modena

 

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