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Martedì scorso, nostro malgrado, siamo stati protagonisti di un “civile confronto” con uno spezzone dei forconi al presidio organizzato dalla Fiom a Torino davanti alla sede della Regione Piemonte.

 

fiom forconi
Il confronto tra Fiom e forconi

Eravamo lì, tra le altre cose, per distribuire volantini della seconda mozione di minoranza in vista dell’imminente congresso della Cgil, ma dopo duecento insulti agli operai e trecento invocazioni “all’amico poliziotto uno di noi (sic!)” non abbiamo resistito e abbiamo detto basta, riproponendo, anche con invidiabili doti canore, il pezzo forte del nostro storico repertorio: “Bella Ciao”.
Del carattere reazionario del movimento dei forconi abbiamo già parlato in un altro articolo a cui rimandiamo. Questo carattere è ribadito dalle provocazioni di cui siamo stati oggetto come metalmeccanici. Qui basta appena ricordare che il suo massimo leader, Danilo Calvani, sente così tanto il peso della crisi da manifestare la sua sofferenza a bordo di una Jaguar e che la rivoluzione che vorrebbe fare non manca mai di concordarla con la polizia (“l'unica forza di cui mi fido”). Strana rivoluzione quella che vuole rovesciare l’ordine costituito concordando la mobilitazione e la caduta del governo proprio con le forze di quell’ordine!
A Torino, come un po’ in tutta Italia, dietro ai forconi del Movimento 9 Dicembre, si è unita una massa variopinta di persone: studenti (molti per la verità, specie quelli più giovani si sono uniti anche a noi, quelli coi forconi erano per lo più di scuole professionali), precari, disoccupati, sottoproletari e naturalmente anche tanti fascisti, sempre facilitati a infiltrarsi dove l’organizzazione è improvvisata e lasciata molto al caso. La presunta solidarietà della polizia, che martedì però non c’è stata – i caschi sono rimasti tutti in testa! – a noi sembra più che altro il naturale riconoscimento che le forze dell’ordine offrono sempre ai loro complici preferiti, i fascisti appunto.
Il Movimento 9 dicembre fa leva sull'enorme scontento e disillusione verso i partiti politici, che in Piemonte sono stati recentemente coinvolti quasi tutti in un ennesimo scandalo riguardanti i rimborsi “allegri» corrisposti ai consiglieri regionali. La complicità tra politica e affari ha lasciato l’intera città senza punti di riferimento, specie per le categorie summenzionate. Il sindaco Fassino, immancabilmente schierato coi poteri forti, non ha niente da offrire, se non tagli ai servizi per ripianare il debito enorme, al milione scarso di persone che soffrono il declino inarrestabile della città. La Cgil, non solo è immobile, ma i suoi vertici sono visti da molti come complici del sistema. Ciò lascia senza guida interi settori di classe lavoratrice e soprattutto di piccola borghesia e sottoproletariato che stanchi di aspettare, si rivolgono a movimenti reazionari come quello dei forconi. In politica, si sa, il vuoto non esiste, e se chi è chiamato ad occupare uno spazio non lo fa, qualcun altro lo fa al posto suo per ragioni opposte.
In questo quadro sarebbe comunque un errore fare alcuna concessione a un movimento dagli inconfondibili tratti piccolo borghesi e reazionari. La soluzione della crisi in questo paese non sta nel proclamare che “siamo tutti italiani”, tralasciando il fatto che ci sono “italiani” che sfrutano e si arricchiscono e altri “italiani” che sono sfruttati e si impoveriscono.
Il modo migliore per strappare ai forconi i primi ingenui che gli sono andati dietro, è rispolverare le classiche rivendicazioni del movimento operaio, ormai dimenticate dai vertici di sinistra e sindacato: riduzione d’orario, aumento netto del salario, pensioni dignitose per tutti (da vecchi e non da morti), patrimoniale fortemente progressiva e servizi gratuiti.  Insomma mettere al centro un programma dai chiari connotati di classe e rivoluzionari, contro il sistema capitalista.
Quando il movimento operaio lo farà, e noi lavoriamo perché lo faccia il prima possibile, i forconi torneranno da dove sono venuti e non irregimenteranno più nessuno. Quando entrerà in scena la classe operaia con il suo servizio d’ordine, nessun forcone potrà più offrire il regolare servizio al disordine dei padroni.  


*grazie a Delia Fratucelli per lo spunto iniziale

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