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Come scritto nel numero di Aprile, i lavoratori della Terim erano consapevoli,  sin d’allora,  delle enormi difficoltà di questa ennesima lotta per la difesa del lavoro e del patrimonio produttivo. L’essersi fatti trovare “pronti” a questa tempesta,  con settimane di picchetti alle spalle,  ci ha permesso di mantenere la barra dritta rimanendo concentrati sulla rotta da seguire. Questa breve cronaca dei fatti degli ultimi 5 mesi non fa altro che confermare,  ancora una volta,  che la lotta di classe è innanzitutto una guerra di nervi.

Il disavanzo causato dalla cattiva gestione aziendale nel mese di Febbraio aveva di fatto imposto il blocco produttivo. Avere le scrivanie piene di ordini e non poterli evadere a causa della mancanza di soldi per l’acquisto dei componenti,  oltre a far montare la giusta rabbia dei lavoratori, minava giorno dopo giorno i rapporti commerciali con clienti e fornitori. Pertanto per superare questa impasse e riprendere la produzione quanto prima,  l’azienda ha utilizzato una società paravento,  creata ad hoc ed interamente controllata, per aggirare le diffidenze di tutti quei fornitori già “gabbati” da Terim per decine di milioni di Euro. Questo artificio ha permesso la ripresa della produzione, seppur parziale,  scampando il rischio di una emorragia nel portafogli ordini, nel contempo ha offerto ai lavoratori la possibilità di un ulteriore avanzamento nel posizionamento dei rapporti di forza in campo.

Si dice che il lupo perda il pelo, ma non il vizio e difatti “casualmente” nella ripresa produttiva non era stato contemplato neanche un delegato sindacale. Questa “dimenticanza” del padrone non celava altro che l’intento di misurare la febbre fuori dai cancelli. L’azienda voleva comprendere se la paura avesse preso il sopravvento. La risposta operaia è stata immediata e perentoria: “ Se volete riprendere a produrre lo farete col sindacato in fabbrica a partire dal delegato Fiom discriminato per 46 mesi consecutivi”.  Così dopo quasi 4 anni,  grazie al coraggio e la lucidità operaia, lo scorso 4 Giugno lo “ zoccolo duro” delle lotte ed i militanti comunisti hanno rimesso piede in fabbrica passando per l’ingresso principale, cosa che è accaduta ben poche volte in questo paese.

Il primo problema concreto affrontato al rientro era garantire la mensa, anch’essa compromessa per il mancato pagamento del servizio. Quello che sembrava al padrone un problema insormontabile è stato risolto dal comitato di sciopero in meno di 24 ore. Ormai tutto il territorio era da mesi solidale con la lotta ed è bastato entrare nel migliore ristorante della zona per uscirne dopo pochi minuti con il problema risolto. Da quel giorno,  allo stesso prezzo,  mangiamo al ristorante!

Il secondo problema ha riguardato i carichi di lavoro, ovvero, l’assenza di un jolly fuori linea che garantisse i cambi per i bisogni fisiologici. Anche in questo caso è stata necessaria una prova di forza. Chiaramente in questo contesto non sarebbe stata opportuna una lotta senza quartiere sull’organizzazione del lavoro, seriamente minata in questi anni di gestione “illuminata”. Nella stessa misura non era concepibile non poter andare al bagno senza colpo ferire. La minaccia di uno sciopero è bastata allo scopo,  rivelando come segno di debolezza aziendale ogni tentativo di fare la voce grossa. L’estate ci ha traghettati all’ammissione del concordato preventivo ed è stata caratterizzata da iniziative di autofinanziamento e di proiezione esterna della vertenza. I fondi raccolti permetteranno il pagamento delle spese necessarie per due cause contro lIinail per il riconoscimento della malattia professionale di due lavoratori, mentre le iniziative organizzate dal Prc a Roma e Firenze ci hanno permesso di solidarizzare con i lavoratori della Jabil  ed il movimento no tav,  oltre che con diversi delegati sindacali di altre categorie anche di sigle extra confederali. L’ammissione del concordato non porta automaticamente alla sua omologazione.

Questa dovrebbe/potrebbe avvenire nel mese di Novembre, ovviamente a patto che tuteli ogni posto di lavoro per quanto ci riguarda. Attualmente sono in campo due nuovi soggetti industriali che sembrerebbero più credibili dei precedenti, tuttavia fino a quando non scioglieranno gli indugi presentando il loro piano industriale ogni considerazione è prematura ed il coltello resterà tra i denti.

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