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Dal 23 maggio, giorno in cui l’amministratore delegato di Fincantieri Bono ha reso pubblico il piano di ristrutturazione per il gruppo, la mobilitazione dei lavoratori si è riaccesa in modo esplosivo, portando ad una prima vittoria da parte dei lavoratori, l’a.d. infatti è stato costretto, sulla spinta delle mobilitazioni operaie, a ritirare il piano.


Una risposta esemplare

Com’è noto, nelle intenzioni del management di Fincantieri la via d’uscita per la crisi del gruppo prevedeva la chiusura di due cantieri: quello di Castellammare e quello di Sestri Ponente, più il ridimensionamento di quello di Riva Trigoso, di cui una parte della produzione sarebbe stata spostata a Muggiano, per un totale di 2.551 esuberi, senza considerare i lavoratori dell’indotto.
La risposta dei lavoratori è stata eccezionale, un’esplosione di rabbia operaia capace di sfidare tutto e tutti pur di difendere il posto di lavoro.
Già dal 23 maggio a Genova comincia uno sciopero spontaneo dei lavoratori con un corteo capace di coinvolgere anche lavoratori di altri stabilimenti che poi sarà caricato dalla polizia. A Castellammare i lavoratori, andati in delegazioni all’incontro nazionale, tornano nella cittadina e occupano il comune, coinvolgendo, com’è succeso anche a Genova, settori diversi della popolazione cittadina.
Nei giorni successivi saranno innumerevoli le iniziative di lotte in Campania come in Liguria, allargandosi anche agli altri cantieri del gruppo a livello nazionale.
Una lotta che assume immediatamente i tratti di una radicalità che non si vedeva da tempo.
Proprio la mobilitazione dei lavoratori ha fatto sì che fosse convocato per il 3 giugno un tavolo al Ministero dello sviluppo economico per discutere del futuro del gruppo.

L’incontro del 3 giugno

Il 3 giugno i lavoratori di Fincantieri hanno messo in piedi una mobilitazione massiccia per contrastare i disegni aziendali, con la partecipazione di più di mille lavoratori provenienti dalla Liguria e dagli altri cantieri del nord (Marghera e Monfalcone) e circa 400 operai provenienti da Castellammare.
Roma, per l’incontro, era blindata. I lavoratori di Castellammare sono stati caricati in pullman, una volta fatto arrivare il treno speciale alla stazione Ostiense, e scortati da uno schieramento di forze impressionante fino alla sede distaccata del ministero all’Eur, scelto appositamente per il fatto di essere in un luogo isolato.
I lavoratori degli altri cantieri, sono partiti in corteo, ma sono stati fermati e cordonati all’Arco di Costantino, con l’obiettivo evidente di tenere separate le due delegazioni, quella di Castellammare e quella degli altri cantieri.
Era palese il clima di tensione creato ad hoc, ma anche la determinazione dei lavoratori a non cedere alle pressioni.
Proprio questa determinazione, insieme al legame forte che esiste tra i cantieri e le rispettive città di appartenenza, ha permesso ai lavoratori di avere la meglio. Nell’incontro l’amministratore delegato Bono ha esordito dicendo che proprio per l’enorme contrarietà emersa rispetto a piano si vedeva costretto a ritirarlo.

Una prima vittoria da consolidare

Il ritiro del piano è la dimostrazione più evidente di come la lotta sia l’unico strumento in grado di ottenere dei risultati importanti per i lavoratori.
È altresì evidente che il ritiro del piano è solo un primo passo per arrivare a chiudere positivamente questa vertenza. Tra i lavoratori già il 3 giugno vi era piena consapevolezza di ciò insieme alla soddisfazione di aver piegato il padrone.
Questo primo passo è stato indubbiamente un’iniezione di fiducia, che parla non solo ai lavoratori direttamente coinvolti nella vertenza.
Il futuro di Fincantieri è ancora tutto da vedere, anche perché ad oggi dall’incontro del 3 giugno, a parte qualche promessa o impegno preso, non ci sono stati sostanziali passi in avanti. In particolare il fatto che si potessero trovare intese tra governi e regioni per finanziare l’ammodernamento dei cantieri era stato uno dei punti cruciali emersi dell’incontro al ministero.
Va mantenuta alta la guardia rispetto alla mobilitazione, affinché la lotta continui tra tutti lavoratori di Fincantieri e indotto e di tutti gli stabilimenti a livello nazionale. In fin dei conti la partita di Fincantieri sarà chiusa solo nel momento in cui ci sarà una reale inversione di tendenza rispetto alle compatibilità padronali e si metterà al centro il ruolo dei lavoratori all’interno dei cantieri navali.

 

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