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Che la situazione finanziaria del comune di Roma sia pessima é risaputo da anni, ma nell'autunno scorso con le discussioni attorno al decreto Salva Roma é emersa agli occhi di milioni di persone quanto sia deteriorata la gestione economica del più grande comune d'Italia, basti pensare che nonostante una serie di operazioni finanziarie di ristrutturazione del debito il comune ha ad oggi 16,7 miliardi di indebitamento relativi ad una bad company creata appositamente per scorporare il debito dal bilancio del comune e garantita al 100% da soldi pubblici e circa 800 milioni di euro relativi all'amministrazione dal 2008 ad oggi.

Di fronte a questa situazione l'amministrazione del Sindaco Marino sta mettendo in campo una serie di misure di austerity per rientrare di questa enorme esposizione finanziaria. A Roma si cerca di applicare le stesse ricette usate su scala internazionale in Grecia, Spagna e Italia. In particolare oltre ai tagli alla spesa si ragiona su una serie di dismissioni di partecipazioni o di società pubbliche. In questi giorni é in discussione il bilancio del comune e sono state presentate una serie di misure su questi temi. Innanzitutto dismissioni di propietà immobiliari, si parla di 600 immobili per un ricavo stimato di 300 milioni di euro. In questo calderone finisce di tutto da case occupate da inquilini che non riescono a pagare un affitto a sedi di aziende che potranno comprare interi stabili sottocosto dal comune. Il passo successivo riguarda la dismissione di partecipazioni in società private e di intere società pubbliche per 150 milioni di euro.

In particolare si parla di cessione delle partecipazioni in Aeroporti di Roma, Centro agroalimentare, Centro ingrosso fiori, Eur Spa, Bcc, Centrale del Latte. Anche qui ci sono società privatizzate da tempo come Aeroporti di Roma o Centrale del Latte con conseguenze molto discutibili, basti pensare ala speculazione fra Alitalia e Gruppo Benetton su AdR che porta ad un enorme aumento di valore della società rispetto a quanto era stata comprata dal pubblico o alla perdita di posti di lavoro sofferti da Centrale del latte di Roma, una privatizzazione annullata dal Consiglio di Stato e sulla quale ora Marino torna all’attacco.

Alla carica si torna anche sulle tre privatizzazioni che fanno gola più delle altre ai centri economici della città: Acea Ato 2, Ama e Atac. Si parte con la dismissione delle partecipazioni detenute dalle tre municipalizzate; nelle intenzioni del Comune è solo il primo passo per arrivare ad un disimpegno della partecipazione pubblica nelle municipalizzate. Si inizierà dall’Ama che il comune sta già mettendo in ginocchio con l’esternalizzazione del servizio in diversi quartieri: il dilagare del problema della raccolta dei rifiuti dalle periferie, ora anche al centro è il risultato più evidente di questa politica di apertura ai privati.

È quindi del tutto evidente che le dismissioni riguardano società che si occupano di servizi ai cittadini. È il caso di Acea ato 2 per quanto riguarda la rete idrica nell'interland della città (alla faccia del referendum per l'acqua pubblica) o Farmacap che gestisce le farmacie della città e che prima della vendita dovrà subire anche una robusta ristrutturazione con tutte le conseguenze occupazionali che questo comporta, stesso destino di Eur spa società che gestisce un enorme patrimonio immobiliare nel quartiere Eur e al centro di numerosi scandali negli scorsi mesi. Il quadro complessivo che ne emerge é fortemente negativo, prevale la logica per cui le società pubbliche non si devono basare sulla qualità dei servizi offerti al cittadino ma su quanto sono profittevoli per il comune, tutto quello che non produce utili va tagliato, mentre le società che fanno guadagnare vanno vendute per incrementare i profitti dei privati!

In questi anni di gestione criminale del comune, come dimostrano numerose inchieste che hanno riguardato sia la giunta Alemanno che quella Marino, gruppi di potere legati alla borghesia romana hanno fatto enormi profitti con i soldi pubblici a scapito degli abitanti della città, ora di fronte alla situazione di dissesto che quesi signori hanno creato il piano dei partiti che li rappresentano (PD in testa) é far pagare la crisi alle fasce più povere della città con tagli dei servizi e perdita di posti di lavoro.

Senza ancora arrivare (come é già nei piani dell'amministrazione) a toccare i 3 giganti fra le società pubbliche cioé Atac, Ama e Acea dove sono in ballo i servizi fondamentali della città e migliaia di posti di lavoro. Già attorno ad Atac abbiamo visto manovre molto pericolose, come il fallimento del tentativo di privatizzare le società controllate da atac che gestivano alcune tratte periferiche del trasporto pubblico(come la Roma - Ostia) con conseguenze pessime sui servizi offerti, per non parlare dei piani di ristrutturazione interni dell'azienda con conseguenze pesantissime sulle condizioni di lavoro dei dipendenti e taglio dei servizi di trasporto. Tutto questo chiaramente con la benedizione del governo Renzi e delle istituzioni europee.

In questo contesto Sinistra ecologia e libertà (che agisce da stampella a sinistra dell'amministrazione Marino) ha proposto e fatto votare un emendamento in cui il comune si impegna nel quadro complessivo a tutelare i livelli occupazionali, ma questo non vuol dire nulla, perché se si privatizza non si ha più il controllo sulla società e i padroni hanno ampi margini di manovra per seguire i propri interessi. Rimanendo nelle compatibilità dell'enorme debito del comune non si da nessuna sicurezza ai lavoratori e ai cittadini coinvolti e si dimostra solo la debolezza di queste proposte politiche. È doveroso opporsi a queste privatizzazioni, in città sono già attive delle realtà di lotta nel comitato Romanonsivende e in una serie di mobilitazioni dei lavoratori del comune e delle società coinvolte,noi pensiamo sia necessario coordinare queste lotte in una mobilitazione complessiva contro l'austerity, dotandosi di una piattaforma rivendicativa adeguata che comprenda punti come il rifiuto del patto di stabilità a livello locale e del pagamento del debito in generale. Dobbiamo lottare insieme abitanti della città e lavoratori del comune per ribaltare queste politiche e dare un futuro a questa città.

La lotta contro le privatizzazioni si deve collegare alla battaglia in difesa del contratto dei dipendenti comunali che sono in mobilitazione da più di un anno, mettendo in discussione l’atteggiamento della CGIL che, finora, ha mantenuto una posizione di fatto subalterna a Marino.

Col referendum del 25 marzo, a cui ha partecipato più del 60% degli aventi diritto al voto, è stata bocciata la pre-intesa sul contratto dei dipendenti comunali del 15 gennaio scorso.

Si tratta di un chiaro voto contro la CGIL, che più si era spesa per il Sì al referendum. È il secondo colpo che riceve il sindacato, dopo il clamoroso calo registrato alle elezioni per il rinnovo delle RSU, dove la CGIL ha perso il 25% dei suoi voti (circa mille), finiti tutti all’USB che, pur non avendo partecipato allo storico sciopero dei dipendenti comunali del 6 giugno dello scorso anno, è cresciuta in virtù dell’abbandono di quella mobilitazione da parte dei confederali.

Il comune, per tutta risposta, ha messo in campo una rappresaglia che prevede il ritorno all’applicazione unilaterale del contratto voluto dal Comune di Roma, senza alcuna disponibilità ad aprire un tavolo di trattativa.

Per le educatrici e gli addetti ai servizi alla cittadinanza si torna all’aumento dell’orario di lavoro senza alcun aumento di salario e per i vigili urbani alle festività non pagate.

La salvaguardia dei servizi pubblici dall’aggressione dei palazzinari, la difesa del contratto dei lavoratori comunali, le vertenze per il diritto alla casa sono parti di una stessa mobilitazione che deve vedere schierati dalla stessa parte lavoratori, giovani e attivisti dei movimenti e dei coordinamenti per i diritti sociali attivi a Roma.

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