Ucraina: la crisi si allarga. - Falcemartello

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L’annessione della Crimea da parte della Russia rappresenta un salto di qualità nelle relazioni tra le grandi potenze. Usa e Russia si fronteggiano direttamente come non accadeva da trent’anni ma, a differenza della guerra fredda, entrambi i contendenti sono fortemente instabili e si muovono su un terreno inesplorato.

Da un lato la Russia vede minacciati suoi interessi vitali sul piano militare e non può fare concessioni su questo punto. Gli Usa si muovono apparente con maggiore libertà, non avendo interessi decisivi in Ucraina, ma dal punto di vista politico il loro margine di manovra non è ampio: Putin li ha umiliati in Georgia e in Siria e la superpotenza non può permettersi di perdere nuovamente la faccia. Si aggiunga che Obama è sotto forte critica all’interno per la sua politica estera giudicata inefficace e arrendevole e si capirà come gli esiti dello scontro siano tutt’altro che prevedibili.

Gli Usa l’Ue e la Russia

Sebbene oggi i leader americani ed europei condannino la Russia per aver violato la sovranità nazionale ucraina, la verità è che sono stati loro i primi ad intervenire massicciamente nelle vicende interne dell’Ucraina con l’obiettivo di far uscire il paese dall’orbita di Mosca e porlo sotto l’ala della Nato e dell’Unione europea. Washington nel corso degli anni ha investito ben cinque miliardi di dollari per finanziare l’opposizione ucraina e, alla faccia di tutte le dichiarazioni sulla libertà e la democrazia, non ha esitato ad appoggiare elementi fascisti e nazisti pur di rovesciare il governo di Yanukovych.

Gli strateghi americani si sono però dimostrati straordinariamente miopi e hanno commesso un grossolano errore di calcolo non prevedendo quale sarebbe stata l’inevitabile risposta russa. Dopo vent’anni di espansione della Nato verso Est, Putin non poteva accettare che l’Ucraina diventasse un altro satellite delle potenze occidentali e si è mosso per fagocitare la Crimea, potendo contare su una forte base di appoggio tra la popolazione locale in maggioranza russa. Le forze armate ucraine in Crimea erano invece profondamente demoralizzate e afflitte dalle diserzioni (la più illustre è stata quella del comandante in capo della flotta, ammiraglio Denys Berezovsky che, a 24 ore dalla nomina, ha defezionato a favore del governo filo-russo della Crimea). I soldati ucraini non hanno opposto alcuna resistenza e hanno consegnato una base dopo l’altra ai russi, finché il governo di Kiev non si è rassegnato a ritirare tutto il personale militare dalla Crimea.

L’America vorrebbe una linea dura, ma i partner europei sono di tutt’altro avviso. Sanzioni massicce, particolarmente sul commercio di gas e petrolio, colpirebbero più duramente l’economia dei paesi europei che quella di Mosca, in quanto l’Europa dipende dalla Russia per le sue forniture energetiche.

Le divisioni sono anche politiche: l’uomo politico ucraino più vicino alla Germania, Vitali Klitschko, è stato escluso dal nuovo governo, mentre il preferito dagli Stati Uniti, Arsenij Yatseniuk, è diventato Primo ministro. Questi contrasti sono emersi chiaramente nell’intercettazione telefonica della vice-segretaria di Stato Victoria Nuland, che ha espresso in perfetto stile yankee la posizione americana sul ruolo dell’Europa esclamando: “L’Unione europea si fotta!”. Alla fine l’Occidente ha dovuto accontentarsi di annullare il G8 di Sochi e varare sanzioni limitate contro alcuni degli oligarchi russi più vicini a Putin, misure volte più a salvare la faccia e a rassicurare gli alleati nella regione che a colpire seriamente il Cremlino. Anche l’esclusione della Russia dal G8 non sembra abbia gettato Putin nel panico.

La destabilizzazione dell’Ucraina

Le manovre dei paesi occidentali e l’intervento russo hanno completamente destabilizzato il paese ed è probabile un’escalation del conflitto. Il nuovo governo ucraino ha radicalizzato le sue posizioni in senso ultranazionalista: il suo primo provvedimento è stato l’abolizione del russo come seconda lingua ufficiale. Inoltre le bande fasciste sono state integrate nella polizia e nell’esercito, mentre i loro capi hanno conquistato posizioni importanti nei vari ministeri. Di conseguenza si è verificata un’ondata di attacchi violenti contro i dirigenti, le sedi e le pubblicazioni del Partito comunista, così come contro la popolazione di origine ebraica.

Tutto questo preoccupa e disgusta gran parte della popolazione dell’Ucraina orientale, dove risiede un’importante minoranza russa e dove il partito di Yanukovych aveva la sua principale base di appoggio. Le regioni orientali si stanno allontanando sempre di più da Kiev e qualsiasi tentativo del governo centrale di riprenderne il controllo provocherebbe l’intervento dell’esercito russo, che ha già ammassato le sue forze al confine ed è pronto in qualsiasi momento ad attraversare la frontiera con il pretesto di proteggere la popolazione russa.

E l’incendio potrebbe propagarsi anche oltre i confini ucraini. In un recente discorso Putin ha dichiarato che tutte le minoranze russe nelle ex repubbliche sovietiche dovranno essere considerate come parte di un’unica nazione russa, il che offrirebbe la giustificazione per ulteriori interventi russi oltre confine. Questo può accadere in Moldavia, ma la situazione potenzialmente più esplosiva riguarda le repubbliche baltiche di Lituania, Lettonia ed Estonia, paesi che fanno parte sia della Nato che dell’Unione europea, ma dove le minoranze russe sono prive dei diritti di cittadinanza.

Quale soluzione?

Molti ucraini, soprattutto nelle regioni occidentali del paese, guardano all’Unione europea come ad un’ancora di salvezza, mentre nell’Ucraina orientale la popolazione si attende protezione e aiuto dalla Russia. Ma la soluzione della crisi ucraina non può arrivare né dall’Occidente né dalla Russia. L’Unione europea ha fatto credere alla popolazione che se l’Ucraina si fosse sottratta all’abbraccio russo per entrare nella zona euro tutti i problemi economici si sarebbero risolti, ma la realtà è ben diversa. Il nuovo governo di Yatseniuk è sull’orlo della bancarotta, ha bisogno di 35 miliardi di dollari per evitare il default e non può più contare sull’aiuto della Russia, che ha sospeso il pagamento di un prestito di 15 miliardi precedentemente concesso a Yanukovych. Kiev guarda speranzosa all’Europa, ma chi tiene i cordoni della borsa dell’Ue è la Germania. Angela Merkel, che si è già rifiutata di accollarsi il debito della Grecia e ha imposto l’austerità in tutta Europa, non ha alcuna intenzione di farsi carico dei debiti dell’Ucraina. Nemmeno Putin difende veramente gli interessi della popolazione russa, ma la usa cinicamente come una pedina nella sua strategia imperialista volta a favorire una spartizione dell’Ucraina che avrebbe conseguenze nefaste. Una divisione del paese provocherebbe sanguinosi conflitti intestini e diffonderebbe il veleno dell’odio nazionalista per generazioni, come è successo nell’ex Jugoslavia.

In realtà nessuna soluzione è possibile finché il paese sarà dominato dalle diverse fazioni dell’oligarchia, che sono tutte ugualmente responsabili della crisi attuale: gli oligarchi dopo il crollo dell’Urss hanno depredato le proprietà dello Stato, nel corso degli anni si sono arricchiti in modo vergognoso facendo piombare tutto il resto della popolazione nella miseria e oggi stanno trascinando il paese verso la guerra civile.

L’unica forza che può impedire lo smembramento dell’Ucraina è il movimento operaio, che fino ad oggi non ha ancora fatto sentire la sua voce indipendente, anche a causa della linea del Partito comunista ucraino, che ha commesso un gravissimo errore sostenendo per lungo tempo Yanukovych. Ora i sindacati e il Partito comunista stanno cominciando ad organizzare comitati e milizie di autodifesa contro gli attacchi dei fascisti. Si tratta di un primo passo, ma è fondamentale che i lavoratori ucraini, russi, tatari ed ebrei non cedano all’odio nazionalista, ma uniscano le loro forze in una comune lotta rivoluzionaria contro il fascismo, per un’Ucraina unita e socialista e per togliere dalle mani degli oligarchi le risorse economiche del paese. Una battaglia politica di questo tipo in Ucraina sarebbe di esempio per tutte le masse oppresse dell’Europa orientale, della Russia e delle repubbliche ex sovietiche.