Lazio - Tutti sul carrozzone della Bonino - Falcemartello

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Gli accordi per le prossime elezioni regionali stanno determinando seri sviluppi per Rifondazione Comunista – e per l’intera sinistra – nel Lazio.

Nel 2009, il Prc aveva rotto con la giunta Marrazzo, dopo l’ennesimo piano di tagli alla sanità pubblica, progetti devastanti per l'ambiente e favori ai padroni di discariche, cliniche private e palazzinari.

L’avvio di trattative col centro-sinistra in vista delle regionali, quindi, era ingiustificabile e oggettivamente rappresenta un’ulteriore svolta a destra del Partito.

A tutto ciò si è poi aggiunta l’investitura di Emma Bonino quale candidata del Pd, da sempre distintasi come promotrice attiva delle peggiori iniziative anti-operaie e anti-sindacali. Tralasciando il suo appoggio a qualunque aggressione imperialista possibile e immaginabile, ad oggi continua ad essere a favore della demolizione del contratto nazionale e dell’innalzamento dell’età pensionabile.

Per giustificare lo scandaloso “accordo tecnico” fra il nostro Partito e tale personaggio, il gruppo dirigente del Lazio da un lato ha cercato maldestramente di indorare la pillola (“è contro il nucleare e contro l’aeroporto di Viterbo”), dall’altra minacciava che la perdita dell’unico consigliere regionale significherebbe la crisi economica del Partito nel Lazio e la sua scomparsa. Alla fine, questa è proprio la politica dello “stare nelle istituzioni a qualsiasi costo”.

L’altro genere di giustificazioni che abbiamo potuto ascoltare è una implicita ammissione sia di impotenza che del fallimento della strategia dell’attuale gruppo dirigente. Si è detto infatti: “l’Italia dei Valori e Sinistra e Libertà hanno già dato il loro appoggio alla Bonino. Cosa possiamo fare? Come possiamo tirarci indietro?”.

La Federazione della Sinistra si è trasformata nel Lazio in una gabbia in cui le spinte moderate degli altri soggetti alimentano quelle del nostro gruppo dirigente. Manuela Palermi del Pdci e Cesare Salvi hanno infatti subito appoggiato la candidatura della Bonino, scavalcando ogni discussione democratica e mettendo a tacere qualsiasi opposizione interna in nome del mantenimento "dell’unità” della Federazione.

Questa ulteriore svolta a destra rischia di minare seriamente l’esistenza stessa del Partito. I nostri dirigenti, evidentemente, non si rendono conto che questa scelta porterà all’inattività - e in alcuni casi anche all’uscita dal Partito – non solo di semplici iscritti, ma anche di dirigenti locali in diverse realtà. L’unica salvezza può venire da uno scatto d’orgoglio della base militante del Prc. Saremo in prima linea nell’organizzarlo.