Marche - Un primo passo verso l’alternativa? - Falcemartello

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Le elezioni regionali nelle Marche ci svelano un quadro politico altamente interessante. Siamo di fronte all’unico caso nazionale di un’alleanza tra Sinistra e Libertà e Federazione della Sinistra, in appoggio ad un candidato molto conosciuto e sicuramente forte come Massimo Rossi.

Non molto rassicurante è il contesto nel quale questa combinazione ha preso forma.

Cinque mesi prima delle elezioni i giochi per le alleanze sembravano già fatti e consolidati: tutti insieme appassionatamente dalla Federazione della Sinistra alla Nuova Dc passando per Pd, Socialisti, SeL, Liste Civiche e chi più ne ha più ne metta. Una terribile riedizione dell’Unione in salsa prodiana a cui Spacca (il governatore uscente Pd area Margherita) ha dedicato una lunga campagna d’ascolto da ottobre in poi in giro per la regione.

Inostri dirigenti regionali 
ci rassicuravano con i soliti proclami del tipo “saremo i cani da guardia della coalizione”, “ogni deriva sarà combattuta…”

Il Partito Democratico, però, era già alla deriva. Tutti si sono tappati gli occhi di fronte alle prime timide moine del segretario regionale democratico Ucchielli nei confronti dell’Udc. Sembrava che fosse più importante il futuro economico del Prc rispetto alla situazione di centinaia di migliaia di lavoratori marchigiani. La conferenza programmatica regionale del 13 dicembre, escludendo qualsiasi possibilità di un progetto a sinistra del Pd, aveva imboccato la direzione dell’“accordo di programma”.

Il Pd se n’è infischiato decisamente e la sua segreteria nazionale ha mandato il diktat a Spacca: nelle Marche è prioritaria l’alleanza con i centristi, anche alle loro condizioni, non c’è sinistra che tenga!

L’Udc locale non ha perso tempo per gettare benzina sul fuoco e cambiare il famoso accordo di programma: finanziamenti alla scuola privata e sostegno alle sole famiglie “tradizionali”. In più ha messo il veto sulla falce e martello, consigliandoci un simbolo alternativo (!) Siamo all’assurdo. Ancora più assurda è stata la risposta del partito, che è tardata a venire. Purtroppo è arrivata prima quella di SeL che ci ha scavalcato a sinistra, dicendo che senza Rifondazione e Comunisti italiani comunque non sarebbero entrati in coalizione con i centristi.

La preoccupazione dei vendoliani, lungi dall'avere una matrice politica, era dovuta soprattutto alla paura di essere tagliati fuori da una coalizione di sinistra che poteva avanzare la candidatura di una figura popolare e conosciuta come quella di Massimo Rossi. La base del partito, nonostante il disorientamento legittimo, ha mandato continui segnali importanti ai dirigenti regionali. I Cpf hanno cominciato ad inviare documenti eloquenti al Cpr per richiedere una svolta a sinistra e una coalizione alternativa al Pd.

Specialmente la federazione ascolana, grazie al prezioso lavoro dei nostri compagni, ha licenziato un documento decisamente avanzato con contenuti ben precisi: la richiesta di una soluzione a sinistra del Pd con punti qualificanti, come il ritiro delle candidature in caso di accordi ingloriosi. Purtroppo il dissenso non è stato pienamente recepito e nel frattempo i muri delle città marchigiane hanno cominciato a riempirsi di asfissianti faccioni elettorali di centro destra e centro sinistra. Il Pd ha fatto di testa sua e ha mandato tutti al diavolo aprendo definitivamente ai centristi. Ecco come sono state disposte le carte in tavola: non è certo merito della strategia e della prassi dei dirigenti se ci siamo collocati a sinistra del Pd.

Il risultato elettorale di Unione Democratica (il nome della coalizione SeL-FdS capitanata da Rossi) è stato buono: 7,1% con la Federazione al 3,9%. Un risultato che è stato però azzoppato da una campagna elettorale elaborata all’ultimo momento e sottotono per il poco tempo a disposizione.

Tutto è stato trainato dalla figura di Massimo Rossi che (ironia della sorte) non è diventato neanche consigliere regionale a causa della legge elettorale marchigiana che non prevede l’elezione del candidato presidente per la coalizione che arriva terza(!).

Sempre per la stessa legge regionale, che non tiene conto delle preferenze in assoluto, il Prc non ha eletto nessuno. Alla fine sono stati premiati un esponente di SeL e uno dei Comunisti Italiani, a riprova di ciò che è già stato ampiamente detto sulla natura e l’utilità della Federazione della sinistra per la salute di Rifondazione Comunista.

Le elezioni regionali dimostrano che costruire un percorso alternativo al partito di Bersani non è impossibile e che questa scelta può essere premiata, ma non può essere estemporanea o “suggerita” da altri. Per tali ragioni è necessario sbloccare un partito ancora incastrato in logiche istituzionaliste e incapace di sviluppare una presenza regolare davanti e dentro i luoghi del conflitto.


 * Segretario circolo Prc Ascoli Piceno

** Cpf federazione picena