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Ebbene sì, dietro a quella scatola grigia che chiamiamo televisore si nasconde un mondo ben più concreto di quello che appare nei reality, un mondo che impiega migliaia e migliaia di lavoratori a supporto dei pochi che vediamo sul piccolo schermo.

Corteo del 3 ottobre


Sabato 3 ottobre si è svolta a Roma la manifestazione nazionale dei docenti precari, convocata dal Coordinamento Nazionale Precari. Un corteo che nonostante il sostanziale boicottaggio dei media, concentrati sul presidio in difesa della libertà di stampa (di De Benedetti e Murdoch), e un appoggio più che altro formale della Cgil, ha visto una partecipazione consistente.

 

Occupazioni di uffici scolastici, incatenamenti, sit in e proteste telematiche: il tormentato inizio dell’anno scolastico fa emergere per l’ennesima volta la quantità di rabbia che continua ad accumularsi a causa dei provvedimenti con i quali il governo maltratta l’istruzione pubblica.

Per il 17 ottobre il sindacalismo di base ha convocato una giornata di sciopero nazionale che, visti gli attacchi scatenati contro il mondo del lavoro dal governo Berlusconi, sarà probabilmente molto partecipato e potrebbe costituire, assieme alla magnifica manifestazione dello scorso 11 ottobre, una buona base per rilanciare le mobilitazioni contro padroni e governo.

Cento precari restano disoccupati

Il 27 giugno è stato comunicato ai lavoratori di “Call and call” di Pavia, call center che lavorava per conto di Tele2 e della finanziaria Agos, che l’azienda telefonica non avrebbe più mandato nominativi da contattare per la campagna di vendita e che dunque circa cento persone sarebbero rimaste provvisoriamente senza lavoro dal primo luglio ai primi di settembre, mentre i dipendenti di Agos, con sede nello stesso stabile, avrebbero potuto continuare a lavorare tutta l’estate. Ciò avveniva esattamente il giorno dopo un briefing in cui si era promesso a tutti un rinnovo del contratto fino al 30 settembre.

Una sentenza recente del Tribunale di Milano ha stabilito che una lavoratrice di un call center, con contratto a progetto, aveva in realtà diritto a essere considerata fin dall’assunzione una lavoratrice subordinata a tutti gli effetti. L’azienda, una società di consulenza dai tratti inquietantemente simili al call center del film “Tutta la vita davanti”, è stata condannata a reintegrare la lavoratrice, a pagarle tutti gli stipendi arretrati da quando era scaduto il contratto a progetto dichiarato illecito, e a versare all’INPS tutti i contributi.



Con l’adesione di oltre l’85% e circa 200 lavoratori presenti ai cancelli a Lorenteggio (Milano) giovedì 24 gennaio i lavoratori Wind hanno ribadito la loro opposizione all’accordo firmato il 20 dicembre che prevede 240 trasferimenti da Milano a Roma. Questa è solo l’ultima iniziativa di lotta in una vertenza che dura da mesi.

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