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Dopo dieci anni torniamo a Genova. Il capitalismo sembrava essere trionfante dopo il crollo del muro di Berlino: i discorsi sulla "fine della storia" si sprecavano e per fine della storia si intendeva la fine del conflitto e della lotta di classe. Attorno a Genova tutto iniziò a cambiare. Centinaia di migliaia di persone contestarono il sistema di economia di mercato e le sue istituzioni, dal G8 alla Banca mondiale fino al Fmi.

Dopo dieci anni torniamo a Genova. Quel movimento, che in realtà era nato a Seattle alle soglie del terzo millennio, ebbe il merito di riportare all’attenzione dell’opinione pubblica temi che sembravano totalmente dimenticati. Il capitalismo infatti dopo il crollo del muro di Berlino sembrava essere trionfante; i discorsi sulla “fine della storia” si sprecavano, e per fine della storia si intendeva, in realtà, la fine del conflitto e della lotta di classe.

Si è parlato tanto del movimento degli Indignados. Qualcuno lo considera la soluzione di ogni problema della sinistra politica, altri lo considerano la conferma di teorie moltitudinarie che seppelliscono la lotta di classe classicamente intesa, altri ancora lo ridimensionano a una protesta contro la corruzione del sistema politico.

Venerdì 20 maggio a Bologna è iniziata una mobilitazione di sostegno a quella spagnola 15-M contro le misure di austerity del Governo Zapatero e della Banca Centrale Europea. In modo spontaneo un numero consistente di studenti erasmus spagnoli hanno deciso di riproporre sotto il Nettuno in Piazza Maggiore la protesta dei giovani e dei lavoratori spagnoli, quindi presidiando la piazza giorno e notte.

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