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Appello in sostegno delle mobilitazioni della fiom

Dopo Pomigliano anche Mirafiori non si piega

Hanno poco da festeggiare Marchionne e il padronato dopo l'esito del referendum a Mirafiori. Volevano il plebiscito ma hanno ricevuto un rifiuto maggioritario degli operai, gli unici che di quell’accordo pagheranno le conseguenze.

A Torino come a Pomigliano i lavoratori non si piegano


Il referendum di Mirafiori del 13 e 14 gennaio scorso rappresenta da tutti i punti di vista un punto di svolta nel conflitto di classe e mostra fino a che punto un nuovo ciclo politico e sociale si è aperto nel nostro paese.
L’onta del 1980 dove i lavoratori, per responsabilità delle direzioni sindacali, hanno subito la vergogna di non reagire alla marcia dei 40mila, è stata cancellata da questo NO chiaro ed inequivocabile delle operaie e degli operai di Mirafiori.

Marchionne festeggia, ma a guardare bene ha ben poco da essere contento.
Nonostante il ricatto della chiura dello stabilimento, nonostante la massiccia propaganda dei massmedia, del padronato, dei sindacati complici, il sì a Mirafiori vince di poco e solo grazie al voto degli impiegati, appena sfiorati dalle conseguenze negative dell’accordo imposto dalla Fiat.

Il 22 giugno all'uscita dai cancelli di Pomigliano, dopo il voto al referendum, un operaio Fiat, col sarcasmo tagliente tipico dei partenopei, disse alla televisione: “abbiamo votato per il fascismo in fabbrica”. Mai frase è stata più azzeccata, e se qualcuno aveva ancora qualche dubbio, “l'accordo”(sarebbe meglio dire l'atto di sancita sudditanza sindacale) a Mirafiori del 23 dicembre scorso ha chiarito definitivamente il concetto.

Se serviva una conferma, questa è arrivata, la Fiat vuole liberarsi definitivamente del contratto nazionale. Lo fa provando a gestire separatamente le discussioni sul futuro dei siti in Italia, per far emergere l’elemento della difesa del singolo stabilimento, con una classica operazione padronale, che tenta di mettere i lavoratori gli uni contro gli altri. Ma questa non una novità.

Bologna – La Ducati Motor può essere considerata il fiore all’occhiello dell’industria meccanica bolognese, una eccellenza del “Made in Italy” riconosciuta a livello internazionale. In realtà anche la produzione della “Rossa di Borgo Panigale” viene sempre più delocalizzata, o per meglio dire “multilocalizzata” secondo la nuova terminologia manageriale.

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