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Tra politica e business

A livello internazionale esistono non meno di 30mila Ong. Altre decine di migliaia esistono nei singoli paesi. A considerarle semplicemente dalle loro intenzioni non ci resterebbe altro che toglierci il cappello, mettere le mani sul portafoglio o comunque ringraziare sentitamente per il ruolo che vorrebbero svolgere: sviluppo economico dei paesi poveri che porti ad una graduale integrazione nel mercato mondiale, una lotta alla povertà, la promozione della democrazia e del "buon governo", l’affermazione del primato della legge, il rispetto dei diritti umani, ecc.

Un primo bilancio dopo l’assemblea di Firenze

L’assemblea nazionale dei Social forum di fine ottobre mostra con chiarezza tutti i dilemmi che oggi si pongono di fronte al movimento antiglobalizzazione. Nonostante l’incontro non abbia sciolto nessuno dei nodi, e non a caso è stato messo da parte il tentativo di giungere a un nuovo "patto di lavoro", ha avuto il pregio di illustrare chiaramente i processi in atto

Un bilancio necessario

Per mesi la "disobbedienza civile" è stata propagandata come una innovazione . Tutti i problemi di tattica, strategia, programma legati allo sviluppo di un movimento di massa sono stati tralasciati per dedicarsi alla pratica di questa miracolosa forma di lotta. Il 20 luglio ha mostrato la volontà omicida dell’apparato statale e del governo. Ci pare indiscutibile però che la gestione della giornata della "disobbedienza civile" abbia purtroppo facilitato il compito agli assassini di Carlo Giuliani.

La critica che sviluppiamo in questo articolo, quindi, non è certo rivolta alle decine di migliaia di compagni che hanno dovuto affrontare la repressione scatenata, ma piuttosto ai vertici del Gsf, che hanno gravemente sottovalutato la situazione che si stava creando.

Migliaia di persone, associazioni e partiti sono arrivati alle manifestazioni di Genova dopo settimane o mesi di preparazione. Tutte le teorie, le convinzioni, i metodi, le prospettive presenti nel movimento sono state messe alla prova dagli eventi. Proprio per questo riteniamo che la cronaca della settimana di mobilitazioni di Genova rivesta una particolare importanza politica.

Un bilancio schietto di quelle giornate dovrebbe permettere di chiarire l’intero dibattito interno al movimento antiglobalizzazione.

Il 26-27 Settembre c’è stata a Napoli la due giorni di discussioni e manifestazioni contro il vertice Nato, appuntamenti mantenuti malgrado la sede del vertice sia stata spostata a Bruxelles.

Il primo giorno si sono svolte due assemblee presso la facoltà di Ingegneria. La mattina alla discussione sulla Nato non c’erano più di 60 persone.

Molto più partecipata l’assemblea del pomeriggio, dove intervenivano Agnoletto, Bernocchi, Casarini, Migliore (responsabile Esteri Prc), Sabattini (Fiom), Agostinelli (a nome di Attac) e un membro della Rete Noglobal; presenti circa 500 persone. Questo è stato il primo dibattito pubblico dei dirigenti del Social Forum dopo Genova.

I centri sociali e la candidatura Pacorini

A Trieste, come spesso accade, lo scenario politico è un laboratorio per esperimenti ed alleanze che risultano spesso di difficile comprensione. Negli anni successivi al Trattato di Osimo (1975), in città nacque la "Lista per Trieste", uno dei primi esempi di lista civica, caratterizzata da un programma dichiaratamente revanscista nei confronti dei territori ex italiani assegnati alla Federazione socialista Jugoslava. Questo raggruppamento nazionalista ha governato il capoluogo giuliano, prima in solitudine e poi in coalizione con Dc e Psi, fino all’affermazione, nel 1993, di Riccardo Illy, giovane e rampante imprenditore del caffè recentemente approdato in Parlamento. La giunta ulivista che lo ha sostenuto per 8 anni, ha proceduto sistematicamente alla privatizzazione delle aziende municipalizzate possedute dal Comune, come nel caso della Acegas (ditta che gestisce l’erogazione dell’energia, acqua e riscaldamento) e di altre aziende del servizio pubblico.

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