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Dalla sinistra italiana fiumi di parole sulla Grecia

Il dibattito che in queste settimane di sta sviluppando attorno al governo di Syriza sembra un tuffo nel passato. Se in Grecia i limiti dell’accordo appaiono chiari almeno tra i militanti e i quadri di Syriza, come testimonia anche la divisone nel Comitato centrale e nello stesso gruppo parlamentare, nella sinistra italiana assistiamo ad un diluvio di propaganda.

Negli ultimi mesi Matteo Renzi è passato da un successo all’altro. Alla vigilia di Natale ha fatto approvare i decreti attuativi del Jobs act senza cambiarne una sola virgola. L’11 gennaio alle primarie della Liguria è riuscito ad imporre la propria candidata e la propria linea di alleanza con il Nuovo centro destra, ammettendo sfacciatamente i brogli elettorali e mettendo in malo modo Cofferati alla porta.

Una nuova accoppiata di politici s’aggira per l’Europa: Marine le Pen e Matteo Salvini. Entrambi di destra, la prima è la dirigente del Fronte nazionale (Fn) francese, primo partito alle Europee del 2014, demagoga reazionaria in servizio effettivo e permanente – dal sontuoso maniero familiare di St.-Cloud – contro gli immigrati, la religione musulmana, il “mondialismo” ed i burocrati amici dei banchieri al comando dell’Unione europea. Il secondo, Salvini, ha martellato con metodo su questi medesimi punti per risollevare la Lega Nord (Ln), due anni fa travolta dal crepuscolo bossiano.

Lo scandalo Mafia Capitale ha rivelato una fitta rete di affari illeciti a Roma a capo della quale c’era Massimo Carminati, ex-fascista dei Nar e della Banda della Magliana, il quale a sua volta si serviva di Salvatore Buzzi, legato al Partito democratico, presidente della Cooperativa 29 Giugno. Questa cooperativa riuscì, sotto la giunta di centro-sinistra di Rutelli, a stabilire un solido legame col Comune di Roma che si sarebbe mantenuto negli anni a prescindere dal colore della giunta.

Con ciclicità pressappoco semestrale si mette in moto un macchinario cigolante, detto “costruzione della sinistra in Italia”. Assemblee, appelli, polemiche, rotture, ricomposizioni… All’approssimarsi di ogni tornata elettorale il meccanismo arrugginito viene faticosamente rimesso in marcia; contati i (pochi) voti nelle urne seguono i bilanci con relative recriminazioni e scomuniche, poi tutto si placa fino alla successiva chiamata.

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