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Il movimento “Occupy Wall Street” è entrato come un fiume in piena sulla scena della politica americana. Non dà segni di stanchezza: le manifestazioni si susseguono e coinvolgono sempre più città. Non conosce confini, ispirandosi alle rivoluzioni arabe ed ai movimenti di massa in Grecia e Spagna. Costringe presidenti come Barack Obama a misurarsi con esso, quando ammette che tale movimento esprime la “frustrazione di tutti gli americani”. Una frustrazione che è aumentata durante il suo fallimentare mandato.

Dalla metà di febbraio si stanno svolgendo, nel Wisconsin (Stati uniti), manifestazioni sempre più partecipate di lavoratori del settore pubblico per difendere i salari e il loro diritto alla rappresentanza sindacale, che stanno diventando una sorta di “Piazza Tahrir” americana, un punto di riferimento per i lavoratori di tutto il paese che sono sotto attacco.

L’arresto a Londra di Julian Assange, fondatore di Wikileaks, è chiaramente il risultato di una montatura. L’utilizzo di due donne svedesi (una delle quali collegata a gruppi anticastristi cubani) e dello stesso sistema giudiziario svedese per incastrarlo con una farsesca accusa di molestie dimostrano, certamente, che gli Stati Uniti sono disposti ad utilizzare mezzi molto meschini per punire chi li ostacola.

Lo scorso 2 novembre si sono tenute negli Stati Uniti le elezioni di medio termine, che si svolgono a metà del mandato presidenziale e prevedono il rinnovo dell’intera camera dei rappresentanti, di un terzo dei senatori e dei governatori di 36 stati. In questa tornata elettorale Obama e i democratici hanno subito un vero e proprio tracollo, mentre l’opposizione repubblicana ha compiuto una spettacolare rimonta rispetto alle elezioni presidenziali di due anni fa.

Il 1 settembre Barack Obama ha ufficialmente annunciato il ritiro delle truppe americane dall’Iraq. Molti esponenti della politica e della carta stampata si sono affrettati ad elogiare il presidente americano per la coerenza con cui ha mantenuto la promessa fatta in campagna elettorale e per l’abilità con cui ha rimediato ai guai di Bush in Medio Oriente. La verità è che il costo della missione in Iraq in termini umani e finanziari era diventato insostenibile.

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