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Parte da Fincantieri la nuova stagione di privatizzazioni, la prima a guida Renzi. Si è chiuso da qualche giorno l’iter che ha portato la società leader a livello mondiale nella produzione di navi alla quotazione in borsa. La privatizzazione è avvenuta sia attraverso un aumento di capitale da 600 milioni di euro, sia attraverso la vendita di azioni da parte della Fintecna (Cdp) a cui è rimasto poco più del 50%, per circa 100 milioni di euro che finirebbero nelle casse dello Stato, pochi spiccioli! La società chiude il 2013 con 3.811 miliardi di euro di fatturato e ha commesse per 6 miliardi di euro.

Era da un bel po’ che uno sciopero in uno stabilimento del gruppo Fiat, adesso Fca, non provocava tanto interesse. È stato uno sciopero che sicuramente ha spiazzato tutti, ma soprattutto ha colto di sorpresa la dirigenza Fiat, col grande rammarico ed imbarazzo del signor Marchionne che su quel sito produttivo ha puntato molto, sia come immagine a livello internazionale che come efficienza produttiva in vista di lauti profitti.

Il congresso nazionale della Fiom, tenutosi a Rimini dal 10 al 12 aprile, si preannunciava come il momento in cui si sarebbe dovuto consumare lo scontro decisivo tra la Fiom e la Cgil. A fronte dell'accordo siglato dalla confederazione il 10 gennaio scorso tutti si attendevano da parte dei meccanici una rottura se non definitiva quantomeno storica e clamorosa all'interno del principale sindacato italiano. Purtroppo nulla di tutto questo è accaduto. Nonostante le apparenze che hanno visto concludere il congresso su 3 documenti politici e 3 liste per la elezione del Comitato Centrale contrapposte, il confronto ha visto il prevalere di una guerra di posizione fatta di tatticismi e presunte furbizie reciproche. Uno scontro che si riduce sempre più a una battaglia tra gruppi dirigenti e sempre meno a una battaglia per le idee e i contenuti.

Dopo ripetuti rinvii del tavolo di trattativa nel corso del mese novembre, nei primi giorni di dicembre è stato chiuso un accordo separato tra Indesit, governo, Fim, Uilm e Ugl, che è stato sottoposto subito dopo a un referendum tra i lavoratori. Un accordo che riteniamo rimandi solo i problemi e apra la strada a future procedure di mobilità.

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