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Il 17 giugno a Milano ci sarà la Conferenza provinciale delle donne comuniste, in preparazione della conferenza nazionale. È un’iniziativa importante poiché affronta all’interno del Prc un importante problema della prospettiva comunista, l’emancipazione della donna, che ha lunghe tradizioni storiche. Tuttavia il metodo con cui è stata organizzata e, a volte, le argomentazioni politiche che vengono utilizzate all’interno dei dibattiti e nella proposta di documento necessitano di alcune considerazioni di base per un corretto prosieguo dell’iniziativa.

Rifondazione Comunista

• Un contributo critico al dibattito •

La proposta lanciata da Luigi Pintor sulla Rivista del Manifesto, per la costituente di un nuovo soggetto della sinistra alternativa, ha aperto un forte dibattito in Rifondazione Comunista.

Nelle varie regioni è ormai agli sgoccioli, e sempre più chiaro appare come gli accordi che si stanno concludendo costituiscano un serio pericolo per il partito, che torna a legarsi a un centrosinistra sempre più screditato e sempre più moderato.

Pubblichiamo qui alcuni estratti di due documenti significativi. Uno è una critica del programma di Massimo Cacciari, sindaco di Venezia e ora candidato a presidente del Veneto; l’altro è una lettera aperta sottoscritta dai compagni della sinistra del partito in Lombardia sulla candidatura Martinazzoli.

Rifondazione Comunista

La crisi del centrosinistra pone nuovamente la necessità di discutere sull’orientamento generale del Prc, e su quale ruolo può giocare il nostro partito nella nuova situazione che si sta aprendo. È un fatto che gli ultimi 18 mesi siano stati estremamente difficili per il nostro partito, e che la crisi che ci ha colpito non sia affatto risolta.

Per una politica indipendente

Le elezioni regionali che si terranno nel marzo del 2000 stanno già creando un forte dibattito nel Prc. Ritornano, infatti, i nodi irrisolti nella discussione dell’ultimo congresso. Oggi Bertinotti e la maggioranza del gruppo dirigente del partito ci dicono che "non dobbiamo avere una logica frontista", ossia che gli accordi elettorali si devono fare solo se "vi sono le condizioni programmatiche". Ma cosa significa questo in concreto?

Quale strada dopo la rottura con Castellani

La manifestazione del primo maggio a Torino si presentava quantomai folta: già alla partenza erano presenti circa 20mila persone. Il corteo, alla cui testa si trovavano le forze politiche della sinistra governativa e sindacale, era animato da un consistente settore aperto dallo striscione unitario del Comitato Cittadino contro la Guerra, in cui erano raggruppate le realtà politiche e sociali contrarie all’intervento all’intervento imperialista nei Balcani, Prc, l’area di Alternativa Sindacale nella Cgil, i centri sociali. Forse la maggioranza del corteo era proprio in questo spezzone.

 

Polo e centrosinistra si uniscono per eleggere Ciampi

 

Cresce un clima di "unità nazionale". Emergenza guerra, emergenza terrorismo, emergenza economia… tutto fa brodo per serrare le fila delle maggiori forze politiche e creare le condizioni per nuovi attacchi ai lavoratori.

Tutto questo non succede per caso: è il fallimento del centrosinistra, e in primo luogo dei Ds, nel dare anche la minima risposta alle necessità dei lavoratori di fronte ai problemi che li attanagliano. Chiusa ormai da tempo la fase della "speranza nei governi amici" (Prodi e D’Alema), si prepara il terreno a nuova offensiva padronale.

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