Trasporto merci: ci vuole uno sciopero generale... vero! - Falcemartello

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La grande mobilitazione del 25 ottobre della Cgil rappresenta uno spartiacque per la maggiore organizzazione dei lavoratori in Italia.

Dopo questa grande giornata abbiamo assistito ad un moltiplicarsi di mobilitazioni territoriali fino agli scioperi della Fiom del 14 e del 21 novembre.
Come compagni e compagne della Rsu Ups e della Filt abbiamo fatto il possibile per convincere la categoria, con un appello ai delegati e ai lavoratori, della necessità di seguire la linea Fiom e proclamare lo sciopero generale anche nel nostro settore. Abbiamo fatto assemblee nei nostri posti di lavoro e abbiamo trovato molto riscontro da parte dei lavoratori ma non dalla Filt Lombardia.
Quest’ultima, infatti, anziché dichiarare lo sciopero o provarne a parlare con i suoi quadri territoriali e aziendali, ha fatto la cosa peggiore, “liberare” i delegati dando loro la possibilità di partecipare alla manifestazione di lotta… con i permessi sindacali (sic!)
Una scelta incomprensibile e controproducente perché alimenta quella visione populista del sindacato “organizzatore di passeggiate”, ma soprattutto non permette ai lavoratori, le vere vittime del massacro sociale in atto, di essere parte attiva di questo movimento che fortunatamente si è ulteriormente ingrossato, al punto di convincere chi ha ritenuto per anni gli scioperi una “pratica desueta”, cioè la Cgil, a proclamare lo sciopero generale nazionale.
Anche noi lavoratori e delegati della Filt-Cgil, da sempre critici con questo gruppo dirigente, faremo la nostra parte, lavoreremo perché lo sciopero che verrà sia veramente generale, uno sciopero che blocchi il paese. Ma saremo vigili affinché non si ripeta l’esperienza della “farsa” sulle pensioni o sull’articolo 18, ed è proprio per questo siamo scesi in piazza con i metalmeccanici il 14 novembre dichiarando lo sciopero in Ups Milano (unica Rsu ad aver dichiarato sciopero nel settore del trasporto merci nel Nord-Italia).
Ma questo comunque non è sufficiente! Anche perché, a pochi giorni dal 12 dicembre, tutto tace nelle stanze dei dirigenti della Filt-Cgil.
Sono inoltre assolutamente controproducenti infatti pratiche territoriali come quella della Filt di Bergamo che si fa promotrice insieme alle altre sigle confederali di una moratoria sugli scioperi con le aziende del trasporto pubblico e privato della città, denominata “Pax sociale per l’Expo 2015”.
Che un segretario di un sindacato dei lavoratori inviti i padroni a siglare accordi territoriali per ridurre il conflitto è decisamente curioso ma soprattutto castrante per chi non si vede rinnovare il contratto nazionale da anni (autoferro) o chi subisce un intenso sfruttamento nel settore merci... Molti pensano, compresi i sindacati che Expo 2015 sarà una grande occasione di lavoro.
L’unico accordo, tuttavia, sottoscritto intorno all’Expo risale al 2011 e non è certo una buon biglietto da visita: poche centinaia di assunzioni, deroghe per massimizzare lo sfruttamento degli stagisti (800 persone) e 18.500 volontari…
Proporre come sindacato una moratoria degli scioperi nei trasporti pubblici e privati durante l’Expo è un meschino tentativo di garantire una artificiale pace sociale.
In questo contesto invece il conflitto sociale sarà destinato a crescere e questo accordo porterebbe un altro tremendo colpo alla credibilità, già abbastanza provata, della Filt fra i lavoratori, oltre a defraudare questi ultimi dell’unica arma possibile, il conflitto.
Per anni ci hanno accusato di essere retrò, “vetero-conflittuali”, cioè poco moderni. La pretesa di volere governare il conflitto senza considerare i lavoratori è di quanto di più deleterio prodotto da questi trent’anni di concertazione sindacale, questa è la loro modernità.
Per un sindacato democratico e combattivo, lotta con noi in Filt-Cgil!

Trasporto Merci

Ci vuole uno sciopero generale... vero!

 

di Antonio Forlano

direttivo regionale Filt-Cgil Lombardia, Rsu Ups Milano-Vimodrone

 

La grande mobilitazione del 25 ottobre della Cgil rappresenta uno spartiacque per la maggiore organizzazione dei lavoratori in Italia.

Dopo questa grande giornata abbiamo assistito ad un moltiplicarsi di mobilitazioni territoriali fino agli scioperi della Fiom del 14 e del 21 novembre.

Come compagni e compagne della Rsu Ups e della Filt abbiamo fatto il possibile per convincere la categoria, con un appello ai delegati e ai lavoratori, della necessità di seguire la linea Fiom e proclamare lo sciopero generale anche nel nostro settore. Abbiamo fatto assemblee nei nostri posti di lavoro e abbiamo trovato molto riscontro da parte dei lavoratori ma non dalla Filt Lombardia.

Quest’ultima, infatti, anziché dichiarare lo sciopero o provarne a parlare con i suoi quadri territoriali e aziendali, ha fatto la cosa peggiore, “liberare” i delegati dando loro la possibilità di partecipare alla manifestazione di lotta… con i permessi sindacali (sic!)

Una scelta incomprensibile e controproducente perché alimenta quella visione populista del sindacato “organizzatore di passeggiate”, ma soprattutto non permette ai lavoratori, le vere vittime del massacro sociale in atto, di essere parte attiva di questo movimento che fortunatamente si è ulteriormente ingrossato, al punto di convincere chi ha ritenuto per anni gli scioperi una “pratica desueta”, cioè la Cgil, a proclamare lo sciopero generale nazionale.

Anche noi lavoratori e delegati della Filt-Cgil, da sempre critici con questo gruppo dirigente, faremo la nostra parte, lavoreremo perché lo sciopero che verrà sia veramente generale, uno sciopero che blocchi il paese. Ma saremo vigili affinché non si ripeta l’esperienza della “farsa” sulle pensioni o sull’articolo 18, ed è proprio per questo siamo scesi in piazza con i metalmeccanici il 14 novembre dichiarando lo sciopero in Ups Milano (unica Rsu ad aver dichiarato sciopero nel settore del trasporto merci nel Nord-Italia).

Ma questo comunque non è sufficiente! Anche perché, a pochi giorni dal 12 dicembre, tutto tace nelle stanze dei dirigenti della Filt-Cgil.

Sono inoltre assolutamente controproducenti infatti pratiche territoriali come quella della Filt di Bergamo che si fa promotrice insieme alle altre sigle confederali di una moratoria sugli scioperi con le aziende del trasporto pubblico e privato della città, denominata “Pax sociale per l’Expo 2015”.

Che un segretario di un sindacato dei lavoratori inviti i padroni a siglare accordi territoriali per ridurre il conflitto è decisamente curioso ma soprattutto castrante per chi non si vede rinnovare il contratto nazionale da anni (autoferro) o chi subisce un intenso sfruttamento nel settore merci... Molti pensano, compresi i sindacati che Expo 2015 sarà una grande occasione di lavoro.

L’unico accordo, tuttavia, sottoscritto intorno all’Expo risale al 2011 e non è certo una buon biglietto da visita: poche centinaia di assunzioni, deroghe per massimizzare lo sfruttamento degli stagisti (800 persone) e 18.500 volontari…

Proporre come sindacato una moratoria degli scioperi nei trasporti pubblici e privati durante l’Expo è un meschino tentativo di garantire una artificiale pace sociale.

In questo contesto invece il conflitto sociale sarà destinato a crescere e questo accordo porterebbe un altro tremendo colpo alla credibilità, già abbastanza provata, della Filt fra i lavoratori, oltre a defraudare questi ultimi dell’unica arma possibile, il conflitto.

Per anni ci hanno accusato di essere retrò, “vetero-conflittuali”, cioè poco moderni. La pretesa di volere governare il conflitto senza considerare i lavoratori è di quanto di più deleterio prodotto da questi trent’anni di concertazione sindacale, questa è la loro modernità.

Per un sindacato democratico e combattivo, lotta con noi in Filt-Cgil!