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Dopo il referendum sull’equality marriage, in cui il sì alle unioni omosessuali ha avuto picchi proprio nei quartieri operai di Dublino, il protagonismo dei lavoratori e dei giovani è tornato a farsi sentire in occasione della manifestazione lanciata il 6 giugno scorso dai lavoratori della Dunnes, una catena di supermercati che impiega più di 9000 lavoratori in tutta l’Irlanda.

Gli irlandesi hanno votato in modo schiacciante per l’uguaglianza matrimoniale, facendo dell’Irlanda la prima nazione a stabilirla tramite le urne. Questa è una vittoria del futuro sul passato, del giovane sul vecchio, della ragione sull’ignoranza, delle aree urbane che guardano avanti sull’arretrata Irlanda rurale.

“Shock”, “terremoto”, “avvertimento” sono state tra le parole più usate nelle prime pagine dei giornali sui risultati delle elezioni europee. Lo scalpore è stato suscitato soprattutto dall’avanzata delle liste cosiddette “euroscettiche”, in particolar modo laddove, Francia e Regno Unito, hanno strappato il primato ai partiti che se lo contendono tradizionalmente.

Le elezioni di aprile in Ungheria hanno visto una netta vittoria del Fidesz, il partito di destra del premier Viktor Orban, che ha raccolto il 44,4% dei consensi, mentre la principale forza di opposizione, Alleanza democratica (una coalizione di centro-sinistra che comprende socialisti e liberali) si è fermata al 25,9%. Il risultato più clamoroso è stato però quello di Jobbik, una formazione apertamente fascista e anti-semita, che è passata dal 16,6% al 20,7%.

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