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Evo Morales ha stravinto le elezioni nazionali del 12 ottobre in Bolivia. Il quotidiano inglese The Guardian, un tempo testata vicina ai laburisti oggi di orientamento Liberal Democratico, ha pubblicato un articolo dal titolo “Evo Morales dimostra che il socialismo non distrugge l’economia”. Pablo Iglesias di PODEMOS e altri dirigenti internazionali dichiarano di prendere Morales a modello, per essere riuscito a “disciplinare i capitali finanziari”.

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La nazionalizzazione delle miniere in Bolivia trova radici nella rivoluzione del 1952. Ma se allora le speranze furono tradite da una gestione clientelare delle risorse pubbliche della Comibol (Corporación minera de Bolivia), oltre che dagli ingenti indennizzi fino al reingresso dei privati nel 1985, ad oggi la recente nazionalizzazione dei giacimenti gestiti dalla multinazionale svizzera Glencore (per mezzo della locale Sinchi Wayra) lascia irrisolte parecchie questioni come si vede a Colquiri, una località nel dipartimento di La Paz.

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Nonostante le aggressioni subite e la morte di un compagno tra le file operaie va avanti in Bolivia la lotta per la nazionalizzazione completa del giacimento minerario di Colquiri. Venerdì scorso una marcia impressionante dalla città di El Alto fino a Plaza Mayor di San Francisco de La Paz ha manifestato tale volontà.

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Il processo rivoluzionario boliviano ha sempre più amici intorno al mondo: sono i lavoratori e gli attivisti politici che vedono nella nostra lotta, la lotta del popolo lavoratore boliviano, una speranza per il futuro contro la crisi del capitalismo.

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La Bolivia è sconvolta da una ondata di scioperi e mobilitazioni, iniziate per protestare contro la selvaggia repressione di una pacifica marcia di indigeni che a loro volta manifestavano contro la costruzione di una strada attraverso il Territorio Indigeno e Parco Naturale Isiboro Secure (TIPNIS), una delle più grandi riserve indigene e naturali del paese. In quattro tra ministri e viceministri si sono dimessi, alcuni per protestare contro la violenza gratuita usata dalla polizia per disperdere la marcia indigena che avanzava da Trinidad a La Paz, altri, come il ministro dell’interno, perché travolti dallo sdegno popolare.

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Dopo 12 giorni di proteste, la lotta dei lavoratori giunge a una conclusione sulla base di un accordo che opera una mediazione fra le posizioni dei lavoratori e quelle del governo. L'ennesima dimostrazione (ed è la prima cosa da notare) che solo attraverso la mobilitazione i lavoratori possono influenzare e orientare le decisioni del governo.  una lezione che deve essere assunta in tutto il suo significato, perché l'accordo è solo un avanzamento parziale che non affronta le questioni fondamentali,  economiche e politiche, che vengono trascurate.

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