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Domenica 8 giugno il generale Abd el Fattah el Sisi è ufficialmente diventato il nuovo presidente egiziano, con la cerimonia di insediamento e il passaggio di consegna tra lui e il presidente a tempore Adly Mansour (in carica dalla cacciata di Mohamed Morsi). Grande festa per le strade egiziane, con piazza Tahrir di nuovo gremita per celebrare quello che alcuni giornali occidentali hanno definito il “golpe democraticamente eletto”.

Il dado è tratto. Abdel Fattah Al-Sisi, comandante in capo dell’esercito e Ministro della Difesa egiziano, si è dimesso dal proprio incarico ministeriale e ha annunciato che si candiderà alle prossime elezioni presidenziali, elezioni che ha tutte le probabilità di vincere.

La fase che oggi sta attraversando l’Egitto riflette inesorabilmente alcuni limiti del processo rivoluzionario che ha spinto le masse nelle piazze a partire dal 25 gennaio 2011, di cui pochi giorni fa si è celebrato il terzo anniversario.

I militari egiziani sono tornati al potere dopo la rivoluzione del 30 di giugno. Le pressioni della piazza e le resistenze di Morsi ad abbandonare la presidenza li hanno spinti ad intervenire per evitare che la rivoluzione dilagasse in tutto il paese. Mostrando grande capacità di calcolo politico, il generale al-Sisi si è presentato alle masse come il paladino della rivoluzione. Al di là delle analisi circolate a sinistra in Europa – di solito all’insegna del piagnisteo per la violazione dei “sacri” principi liberali –, ben più interessante, anche per capire le prospettive della rivoluzione egiziana, è capire la posizione delle forze della sinistra in quel paese.

Le forze di sicurezza egiziane hanno smantellato e represso nel sangue i presidi di protesta dei Fratelli musulmani (Fm), installati nelle piazze Al-Nahda e Raba’a al-Adawiyya al Cairo per mobilitarsi contro il rovesciamento di Morsi. Quest’operazione delle forze repressive dello stato egiziano è stata brutale. Questo sviluppo non sorprende: è il risultato della tensione fra vecchi alleati – i generali e i Fratelli musulmani – che ha raggiunto il punto di rottura dopo la rimozione e l’arresto di Morsi. Ma cosa è successo in Egitto dopo l’impressionante prova di forza messa in atto dal movimento insurrezionale di massa che ha spazzato via il governo dei Fratelli musulmani?

Le forze di sicurezza egiziane hanno smantellato e represso nel sangue i presidi di protesta dei seguaci dei Fratelli Musulmani (FM), installati nelle piazze Al-Nahda e Raba'a al-Adawiyya al Cairo come punti focali per riunire e mobilizzare le loro forze dopo il rovesciamento di Morsi. Questo segna un altro drammatico cambiamento nella situazione che la rivoluzione egiziana sta affrontando.

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