Breadcrumbs

controllo distanzaIl 25 giugno sono entrati in vigore terzo e quarto decreto attuativo del Jobs Act. Dopo la tutela contro i licenziamenti illegittimi, si abbatte il diritto a svolgere le mansioni per cui si è stati assunti. Il datore di lavoro potrà modificare sempre e comunque le mansioni a parità di livello; diminuire l’inquadramento di un livello in caso di ristrutturazioni aziendali, a pari retribuzione; perfino decurtare la retribuzione secondo accordi individuali quando riesce a imporli al singolo lavoratore (magari minacciando un licenziamento).

Il 20 febbraio il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva i primi due decreti attuativi del Jobs Act, quello sulle “tutele crescenti” e quello sugli ammortizzatori sociali, che entreranno in vigore da marzo, e ha presentato lo schema del decreto sul “riordino” delle tipologie contrattuali e sul demansionamento.

Lo scorso mercoledì 4 giugno è sfilato per le strade di Roma un corteo che ha visto protagonisti più di cinquemila lavoratori in sciopero provenienenti dai Call center in outsourcing di tutta Italia. La mobilitazione, indetta unitariamente dalle segreterie nazionali  di Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil, ha riscosso una significativa adesione nei posti di lavoro: secondo le stime della stessa Slc-Cgil ha aderito allo sciopero circa l’80% degli operatori del settore.

Il Jobs act di Matteo Renzi è a suo modo un atto rivoluzionario, ovviamente a tutto vantaggio del padronato italiano: non si limita a proseguire la strada della Fornero nel cancellare tutele e diritti, ma compie un salto di qualità nel rendere istituzionalmente precaria e nell’impoverire ulteriormente l’intera classe lavoratrice, specialmente i giovani.

Joomla SEF URLs by Artio

E' on line!

rivoluzione sito set2015

Grecia

oxi banner small

Il nuovo quindicinale!

 

RIV 7 small

Abbonati

abbonamenti rivoluzione

Radio Fabbrica

Radio Fabbrica

Il sito di Sempreinlotta

I nostri video