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Il governo di Michelle Bachelet sta bruciando le opportunità concesse dai lavoratori e dagli studenti cileni. La crisi sta cominciando a farsi sentire con maggior forza troncando le speranze di riforma che la Nuova Maggioranza, dalla DC fino al Partito Comunista Cileno, aveva raccolto. Le mobilitazioni studentesche e operaie e la repressione riappaiono accompagnate da una polarizzazione crescente nella società cilena.

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I risultati elettorali in Cile e l’elezione della compagna Camila Vallejo a deputata hanno suscitato un dibattito a sinistra in cui si è cercato di adattare la realtà ai propri desideri; ciò che è veramente successo purtroppo è tutto molto più prosaico e contraddittorio. Nel 2006 durante il primo mandato presidenziale della socialista Michelle Bachelet scoppia la “rivoluzione dei pinguini”, il primo episodio di una serie di mobilitazioni studentesche che, con alti e bassi, hanno influenzato la vita politica cilena da allora fino a oggi. Le rivendicazioni di queste lotte erano la gratuità degli studi e dei servizi agli studenti (inclusi i trasporti pubblici), il rifiuto dell’assetto scolastico stabilito ancora ai tempi di Pinochet, la rinazionalizzazione del sistema scolastico che durante la dittatura era stato “municipalizzato”, ovvero improntato ad una autonomia autoritaria degli istituti che va nella direzione della privatizzazione.

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camila-vallejo-chileLa situazione difficile della sinistra italiana induce spesso a guardare alle vicende estere con un misto di ingenuità e provincialismo, ed è un peccato perché l’internazionalismo significa semmai studiare con attenzione le lezioni della lotta di classe negli altri Paesi, convinti come siamo che le contraddizioni fondamentali del sistema capitalistico abbiano un carattere mondiale.

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Ripubblichiamo questo articolo di Francesco Merli (apparso per la prima volta su Falcemartello n. 169, del settembre 2003) che traccia la storia del governo di unidad popular, fino al tragico epilogo del colpo di stato di Pinochet, l'11 settembre 1973.

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Centocinquantamila studenti e lavoratori hanno invaso le piazze di Santiago del Cile Giovedì scorso: un enorme corteo (fra i più grandi della storia del paese) contro le politiche liberiste del governo, contro la crescente privatizzazione del sistema scolastico e a favore dell’istruzione pubblica. La provenienza dei manifestanti e il nome della capitale possono cambiare, ma situazioni di lotta analoghe le troviamo, ormai con cadenza mensile, in gran parte dei paesi europei e negli Stati Uniti, in Canada o in Medio Oriente. Quasi in tutto il mondo, a dire il vero. Se ci soffermiamo, in particolare, sulla descrizione di questa ripresa in grande stile della lotta del movimento studentesco cileno, lo facciamo per la grande quantità di spunti che offre alla nostra analisi.

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Lo scorso 7 dicembre si sono concluse le operazioni di voto per l’elezione degli organismi dirigenti della Federación de Estudiantes Chilenos (FECH), segnato da una altissima partecipazione studentesca nettamente schierata a sinistra e a difesa delle mobilitazioni che per tutto il 2011 si sono susseguite a favore di un’educazione pubblica e gratuita.

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Lezioni per il movimento italiano

L’estate appena trascorsa ha visto l’esplosione del movimento studentesco cileno. Se è normale che la stampa non dedichi particolare attenzione a questo movimento, è un peccato che non lo facciano neanche le strutture studentesche italiane, visti i tanti insegnamenti che ci consegna. Proviamo con questo articolo a colmare almeno parzialmente questa lacuna.

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