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pagina seiLa crisi mediorientale ha aggiunto un nuovo tassello. Dal 30 marzo l'Arabia saudita, a capo di una coalizione di stati arabi, ha lanciato un attacco aereo contro i ribelli Houthi, di religione sciita. La missione che ha come obiettivo formale la protezione della popolazione yemenita, vede coinvolti oltre 100 jet da combattimento sauditi e 100mila uomini che si sono schierati a ridosso del confine settetntrionale yemenita.

Martedì 10 marzo, centinaia di lavoratori edili migranti hanno dato vita ad un breve sciopero illegale nel cantiere di Fountain Views a Dubai. Questo sciopero dimostra come le contraddizioni esplosive dovute al peggioramento delle condizioni di vita che devono affrontare i lavoratori migranti nel Golfo stanno raggiungendo un livello in cui la repressione e il ricatto non sono più sufficienti per frenare i lavoratori.

Mentre una nuova serie di attacchi terroristici si dipana con frequenza sempre maggiore , la minaccia del terrorismo islamico fondamentalista sembra essere ormai fuori dal controllo della classe dominante, del loro stato e del loro sistema. Le dichiarazioni altezzose della élite politica che invita a stringere le fila contro il "terrorismo" e a favore dell' "unità nazionale" hanno dimostrato di essere assurdità vanagloriose e inganni ipocriti.

Gli sconvolgimenti prodotti da decenni di saccheggio imperialista del Medio Oriente stanno sprofondando quella zona nella crisi peggiore dai tempi del colonialismo. La stabilizzazione imperialista del Medio Oriente è ormai una chimera. A settembre, inoltre, è scoppiata una guerra civile nello Yemen, ora spaccato in tre zone, e conflitti settario-religiosi si intensificano nel Libano. La stabilità di Giordania e Arabia Saudita è anch’essa alla prova.

Una dichiarazione della Tendenza marxista internazionale

Le forze dell’ISIS stanno calando sulla città assediata di Kobane sul confine turco-siriano. Migliaia di curdi terrorizzati sono fuggiti in Turchia nel tentativo disperato di recuperare approvvigionamenti e rinforzi, per trovarsi però bloccati dall’esercito turco che sta impedendo a rinforzi, armi e rifornimenti di attraversare la frontiera. Mentre il resto del mondo sta a guardare, la gente di Kobane è sotto la minaccia di un indicibile bagno di sangue.

La denuncia di un presunto attacco per mezzo di gas nervino da parte delle truppe governative ha creato le condizioni per un’escalation del conflitto in Siria. I governi di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia si preparavano a un attacco immediato a Damasco. Lo smacco clamoroso subito da Cameron nel parlamento britannico, le divisioni fra le varie potenze imperialiste e l’opposizione maggioritaria all’avventutra bellica fra la popolazione americana hanno convinto Obama a operare una svolta di 180 gradi e prendere tempo prima di un attacco, cercando l’autorizzazione previa del Congresso. La strada verso l’intervento militare sembra ormai inarrestabile.

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