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Il campo politico borghese s’è ricompattato. Lo scontro elettorale tra i liberisti “laici” di Appello per la Tunisia del neo-presidente Essebsi e gli altrettanto liberisti, ma islamisti, di Ennahda, ala tunisina della Fratellanza musulmana, è sfociato in un governo di unità nazionale. Più dell’80% del parlamento ha votato la fiducia al governo Essid.

lybiaLe divisioni religiose, tribali e politiche attizzate per molti anni in Libia dall'imperialismo stanno deflagrando in una guerra civile ancor più feroce e zeppa di vicoli ciechi rispetto a quanto osservato sinora. In Libia, oggi, esistono due governi rivali, uno a Tripoli e l'altro a Tobruk, ed una terza zona del paese in mano all'instabile alleanza tra i fondamentalisti dell'ISIS e quelli, salafiti, di Ansar al-Sharia (Partigiani della Sharia).

“Dialogo nazionale” o indipendenza di classe?


Né laico né islamista: la nostra rivoluzione è quella del povero

(Zwewla [i proletari], gruppo di graffitari tunisini)

A tre anni dalla cacciata di Ben Ali non c’è traccia di trasformazione sociale. Ad aprile lo hanno ricordato i minatori della provincia di Gafsa, insorti contro bassi salari e dispotismo aziendale; nella città di Metaloui, operai e giovani disoccupati hanno assaltato e dato alle fiamme commissariato di polizia, tribunale e sede del partito islamico Ennahda.

L’omicidio di Chokri Belaïd, un importante leader della sinistra tunisina, ha fatto esplodere di nuovo la Tunisia. Lo sciopero generale, convocato in occasione dei suoi funerali l’8 febbraio, ha portato in piazza una folla di dimensioni oceaniche. Tra un milione e un milione e mezzo di persone hanno accompagnato il feretro di Belaid per le strade di Tunisi, a decine e decine di migliaia sono scese in piazza in tutte le città del paese. La Tunisia, un paese con poco più di 10 milioni di abitanti, non aveva mai visto nulla di simile.

 

La mattina del 6 febbraio, Chokri Belaïd, un importante leader della sinistra tunisina, è stato assassinato davanti alla sua casa a Tunisi. Migliaia di persone sono scese in piazza e hanno attaccato gli uffici del partito al governo, Ennahda, ritenuto responsabile dell'assassinio. Uno sciopero generale è stato convocato per oggi, 8 febbraio.

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