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La Turchia è in una nuova fase. La polarizzazione sociale e politica si sta approfondendo. Il movimento di Gezi Park, due anni fa, è stato una potente anticipazione. Dopo le elezioni legislative, il kurds-celebrate-hdp-election-resultpartito islamista del presidente-padrone della Repubblica Erdogan, Giustizia e Sviluppo (AKP), non ha più la maggioranza assoluta in Parlamento, come si ripeteva dal 2002.

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thumb_26-nisan.jpgDalla fine di aprile si è sviluppata una mobilitazione molto combattiva dei metalmeccanici del settore auto in Turchia, con epicentro a Bursa. I lavoratori sono in lotta per salari e condizioni migliori e per una rappresentanza sindacale democratica.

Il precedente di questo movimento è stato l'accordo raggiunto dai lavoratori dello stabilimento Bosch alla fine del 2014. Attraverso azioni di sciopero e dopo uno scontro con la direzione del sindacato Türk metal hanno conquistato salari più alti rispetto a quelli firmati nel contratto nazionale dei metalmeccanici.

Il movimento attuale è iniziato a Bursa, il 14 aprile, quando i lavoratori di vari stabilimenti di componenti per auto hanno rivendicato lo stesso contratto dei lavoratori della Bosch e hanno minacciato dimissioni di massa da Türk metal se il sindacato non fosse stato d'accordo a rappresentarli.

I lavoratori dello stabilimento Renault hhanno guidato il movimento che poi si è diffuso ad altri stabilimenti matelmeccanici che lavorano per la Renault, tra cui Cokkunöz, Mako e altri. Il 26 aprile c'è stato il primo corteo di massa nel centro di Bursa.

Le principali richieste dei lavoratori sono:

Il nostro accordo dovrebbe essere ricontrattato sulla base dell'accordo firmato alla Bosch
Vogliamo scegliere noi stessi i nostri rappresentanti democraticamente
Vogliamo la certezza che, nel caso ci siano dimissioni dal sindacato, nessuno sia licenziato
Turk metal dovrebbe lasciare immediatamente le fabbriche

Il 5 maggio migliaia di lavoratori si sono riuniti per attuare la loro decisione di dimettersi collettivamente da Türk metal. Un gruppo di teppisti assoldati dalla burocrazia di Türk metal li ha attaccati con spranghe di ferro. Questo attacco ha ulteriormente radicalizzato i lavoratori e ha esteso ancora di più il movimento. I lavoratori di Tofa, che produce automobili per Fiat, Citroen, Peugeot, Opel e Vauxhall, si sono uniti al movimento e così hanno fatto gli altri a Delfi, Valeo, Arçelik, Farba, DJC e altri stabilimenti.

Di fronte alla rabbia dei lavoratori la Renault ha fatto un passo indietro, cercando di prendere un po 'di tempo. Ha promesso che non ci sarebbero licenziamenti e ha chiesto 15 giorni di tregua per discutere la possibilità di aumenti salariali. Il 14 maggio è diventato chiaro che l'azienda non aveva alcuna intenzione di cedere e ai lavoratori sono tornati in sciopero.

Il movimento è stato organizzato al di fuori del sindacato attraverso strutture di rappresentanza democratiche, tra cui un'iniziativa denominata Solidarietà dei Lavoratori Metalmeccanici e l'elezione di un Consiglio interfabbrica.

Questa settimana il movimento di sciopero ha continuato ad allargarsi con i lavoratori dello stabilimento Ford Otosan a Izmit che sono scesi in sciopero oggi, 20 maggio.

A questo link troverete diversi video che testimoniano il carattere combattivo delle mobilitazioni

Per seguire gli sviluppi della vertenza, vi consigliamo questo sito:

The Wind of Metal Workers Rises

Le proteste di massa contro la complicità assassina tra il governo islamico di Erdogan ed i proprietari delle miniere hanno velocizzato la fine dell’attenzione mediatica internazionale sull’incidente costato la vita a 301 minatori di Soma. La stampa e le Tv borghesi sono interessate a presentare al loro pubblico grandi “disgrazie” ed il dolore di rassegnate famiglie proletarie, l’interesse però cala drasticamente quando il dolore si mescola alla rabbia ed alla volontà di riscatto sociale. Ed in Turchia sta crescendo una grande determinazione a cambiare lo stato di cose esistente, almeno sin dall’esplosione del movimento di piazza Taksim nel giugno 2013. Quel movimento, socialmente composito, aveva coinvolto soprattutto la gioventù.

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Al di là delle traiettorie successivamente assunte, c’è una costante nelle mobilitazioni che hanno attraversato il mondo a partire dalla deflagrazione della crisi capitalistica nell’ormai lontano 2007: in ognuna di esse si può rintracciare un episodio, un singolo avvenimento che fa da detonatore all’esplosione della rabbia popolare. Dal suicidio del giovane tunisino Mohamed Bouazizi, che ha dato il via alla “primavera araba”, fino al più recente aumento del prezzo del trasporto pubblico nelle principali città del Brasile, la dinamica sembra ripetersi in forme molto simili fra loro: delle proteste che coinvolgevano un numero ristretto di attivisti, si trasformano rapidamente in movimenti di massa in grado di mettere in discussione non solo le politiche dei governi, ma la loro stessa legittimità a governare.

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Indetto lo sciopero generale per il 17 giugno


Due giorni di scontri e barricate hanno seguito il brutale tentativo della polizia di sgombrare i manifestanti da Piazza Taksim e dal parco Gezi, in vista della prova di forza di Erdogan che ha promosso manifestazioni di massa ad Ankara e Istanbul. Cinque sindacati e organismi professionali hanno indetto uno sciopero per il 17 giugno.

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