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L’estate scorsa la lotta contro il Tav in Valsusa è tornata alla ribalta della cronaca a causa degli scontri con la polizia. Ogni occasione è buona per presentare la protesta come un problema di ordine pubblico: i solerti parlamentari del Pd hanno addirittura chiesto l’intervento del ministro Cancellieri.

DA MOVIMENTO D'OPINIONE A MOVIMENTO DI POPOLO

Sono circa vent’anni che in Valpolcevera (Ge) si parla del cosiddetto terzo valico, ossia il collegamento veloce che permetterebbe di raggiungere Milano da Genova risparmiando ben 15 minuti rispetto alle attuali linee esistenti, il tutto per la modica cifra di 6,2 miliardi di euro (stimati…).

Una cosa è certa: in Valsusa i montagnini non mollano. Se ne è reso conto il potere a tutti i livelli, da Monti a Ferrentino, e se ne è inquietato al punto di sferrare ogni attacco possibile (mediatico, repressivo, istituzionale) a un movimento che con la caparbietà propria di chi sa di essere nel giusto, contrattacca con le armi che gli sono congeniali (digiuni, marce, feste, assemblee, occupazioni).

Braccato, questa è l'unica spiegazione a quanto successo ieri in Val Susa. Luca Abbà, storico dirigente del movimento No Tav che stava subendo un esproprio, uno fra i tanti di ieri, si era arrampicato su un traliccio elettrico come gesto di resistenza davanti alla polizia che stava militarmente prendendo possesso dei terreni vicini al fortino di Chiomonte.

Il 27 giugno, con lo sgombero del presidio della Maddalena – di cui tutti ricordiamo l’inaudita violenza, l’uso spropositato di lacrimogeni, la fuga a perdifiato nei boschi –, è di fatto iniziata l’occupazione militare di parte del territorio di Chiomonte, in valle di Susa.

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