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Colombia


Cresce la sinistra in Colombia. La crescita degli scioperi e in particolare la lotta per municipalizzare il servizio di raccolta dei rifiuti a Bogotà dà i suoi primi effetti politici. Nelle elezioni presidenziali che hanno confermato il presidente Santos l’aggregazione di sinistra Polo democratico alternativo raccoglie 1.958.414 voti (il 15,23%) quadruplicando i voti delle recenti amministrative e raccogliendo il doppio dei voti delle presidenziali del 2010. Anche in Colombia, dove la sinistra è stata per decenni annichilita dalla repressione e dalla spirale dello scontro tra la guerriglia e l’imperialismo, torna la lotta di classe.

Francia


Vincono gli operai della Fra-lib di Gémé-nos, in Pro-venza, dopo 336 giorni di lotta contro la multinazionale alimentare anglo-olandese Unilever. La società che produce tisane e il famoso tè Lipton si è arresa alla resistenza operaia. Dovrà pagare 19,1 milioni di euro per i danni causati mentre terreni e macchinari, acquistati dalla municipalità di Marsiglia, saranno dati in gestione alla nuova cooperativa costituita dai lavoratori. Nel cuore dell’Europa “occupa, resisti, produci” è più attuale che mai.

Argentina


Tredici anni dopo il default dell’Argentina, spinta al fallimento dalle politiche di pri-vatizzazione e di svendita del paese da parte del Fondo monetario internazionale, torna l’incubo di un nuovo default.
Il tentativo fatto da parte del governo di rinegoziare il debito è stato respinto dalla Corte suprema degli Stati Uniti. L’Argentina deve 1,3 miliardi di dollari ai fondi Aurelius Capital e Elliott Management che hanno acquistato una parte del debito argentino a prezzi stracciati in tempi in cui si considerava insolvibile. Ancora una volta si dimostra che il debito non si può rinegoziare attraverso le leggi borghesi ma che non va pagato attraverso la lotta di classe.

La crisi ucraina mette in luce i profondi cambiamenti nei rapporti mondiali. Ad ogni svolta fondamentale nella situazione è necessario aggiornare la nostra analisi e identificare i fattori decisivi che determinano gli sviluppi fondamentali a livello mondiale. I punti che seguono intendono proporre una prima approssimazione a una discussione che ha ricadute decisive per l’azione di chi intende lottare contro questo sistema.

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bosnia

L’ondata di protesta operaia sollevatasi a febbraio in Bosnia-Erzegovina genera effetti profondi sulla società. Le linee di classe tendono a sostituirsi a quelle di divisione nazionale e religiosa. E così nella Repubblica Serba di Bosnia, a Prijedor e a Lukovac, centinaia di persone sono scese in piazza in solidarietà coi lavoratori. Il premier dell’entità serba li ha bollati come traditori ed invitati ad andare a vivere a Sarajevo. Il presidente dei veterani di guerra serbi di Bosnia, di tradizione ultra-nazionalisti, gli ha risposto per le rime che bisognerebbe indagare “sulle privatizzazioni criminali e portare alla sbarra i magnati che hanno creato imperi nel nostro paese al prezzo della sofferenza dei lavoratori, manipolando tutti noi.” L’odio nazionalista sta lasciando spazio alla lotta di classe?

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Per undici anni John Howard, leader del Partito Liberale, aveva dominato la politica del suo Paese. Ma è stato “mandato a casa” nelle elezioni della scorsa settimana. E’ stata una fine umiliante per la carriera di questo reazionario di destra e marionetta di George Bush - che ha coinvolto l’Australia nella guerra contro l’Iraq e si è sempre rifiutato di contribuire alla riduzione del riscaldamento globale.

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