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Si incendiano i teatri di guerra


Tra aprile e maggio i due teatri della “guerra al terrorismo” sono tornati ad incendiarsi. L’Afghanistan, per molti mesi dimenticato dai media che hanno trasmesso la falsa impressione di una situazione tutto sommato sotto controllo, ha visto riemergere con forza la guerriglia talebana.

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I comunisti devono appoggiare la resistenza irachena!

 

Il congresso del partito si svolge in un contesto internazionale caratterizzato da grande instabilità politica. L’imperialismo Usa sta incontrando enormi difficoltà nella guerra irachena. Oltre al petrolio, fra i piani di Washington che avevano portato ad intraprendere questa impresa militare, c’era la volontà di ribadire con l’utilizzo della forza la propria egemonia mondiale.
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 e lo stato confusionale del centrosinistra

Lo sviluppo degli avvenimenti in Iraq possiede un ritmo che per tanti commentatori è del tutto inaspettato. Un anno e mezzo fa tutto pareva rientrare negli schemi dei benpensanti che affollano i “talk-show” televisivi. Gli Stati Uniti d’America avevano sconfitto rapidamente un dittatore come Saddam Hussein, annichilito le aspirazioni di libertà delle masse arabe e le proteste dei pacifisti in tutto il mondo e ristabilito l’ordine in una regione del mondo, il Medio Oriente, chiave per i destini del capitalismo mondiale.

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Nessuna unità con il governo di guerra!

 Il rapimento delle due volontarie italiane a Baghdad, Simona Torretta e Simona Pari, ha scatenato un’ondata di indignazione e sgomento in tutta Italia. Concentra l’attenzione di tutti su ciò che sta accadendo in Iraq. Prima dell’invasione e dell’occupazione guidate dagli Stati Uniti d’America nel paese mediorientale praticamente non esisteva il terrorismo e le forze del fondamentalismo islamico erano insignificanti. Oggi Baghdad e dintorni sembrano ad occhi superficiali luoghi dove non ci siamo più né legge né ordine, e gli sviluppi delle ultime settimane, con l’uccisione di Enzo Baldoni e di numerosi altri ostaggi, semplicemente incomprensibili.

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La mattina del 28 giugno a Baghdad, in una sbrigativa cerimonia tenutasi a porte chiuse, il proconsole americano Paul Bremer ha consegnato il potere ad un governo ad interim composto da Iracheni. Un tradizionale passaggio di poteri è normalmente accompagnato da cerimonie, alzabandiera e squilli di trombe. In questo caso non è accaduto niente del genere.

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La rivolta di popolo

 

L’Iraq è in fiamme. Gli sciiti, quella parte della popolazione che l’amministrazione americana aveva indicato come possibile alleato per il dopo-guerra, è invece entrata in lotta approfondendo e generalizzando la resistenza irachena. A Nassirya, Amarah, Kut, Najaf, Kerbala, Sadr City e in altre città del Sud, le truppe della coalizione hanno ingaggiato violenti scontri con le milizie al Mahdi e con la popolazione che le sosteneva. Gia più volte abbiamo detto che se le forze Usa si trovavano in difficoltà di fronte al movimento di guerriglia, questo era dovuto principalmente al carattere popolare di questo movimento, al sostegno di cui la guerriglia si poteva avvalere fra le masse irachene.
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