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Un vecchio conflitto ritorna e attraversa di nuovo l’Argentina,‭ ‬quello del debito estero. Da un lato i fondi‭ ‬buitre‭ (‬avvoltoi‭)‬,‭ ‬che nel‭ ‬2005‭ ‬non accettarono l’accordo per la ristrutturazione del debito,‭ ‬e le pressioni dell’imperialismo,‭ ‬dall’altro il governo Kirchner che propone la negoziazione del debito e la cancellazione del‭ ‬50‭ ‬per cento dello stesso.
Il default nel‭ ‬2001‭ ‬e la crisi degli ultimi anni sono conseguenze delle politiche liberiste che avevano legato mani e piedi l’economia argentina e il peso al dollaro.

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La Corrente socialista El Militante appoggia l’intervento del governo rispetto a Yacimentos Petroliferos Fiscales (YPF) decretata dal governo di Cristina Fernandez e la sua nazionalizzazione per mezzo di una legge che si discuterà in parlamento a partire dalla proposta fatta dall’esecutivo. Respingiamo le minacce di rappresaglia da parte dell’imperialismo e facciamo appello alla solidarietà internazionale.

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A proposito del default e dell'uscita dalla crisi

Dieci anni fa, esattamente il 19 dicembre del 2001, il sistema bancario argentino tracollò e lo Stato dichiarò bancarotta. Durante tutti gli anni ’90 i governi di Menem e di De La Rua applicarono una ricetta ultra-liberista, imposta dal Fondo monetario internazionale, ispiratore di tutte le politiche economiche del Sud America dal secondo dopoguerra agli anni ’90. Come esito finale vi fu una gigantesca fuga di capitali che, nel dicembre del 2001, l’allora governo di centro-sinistra De La Rua provò ad arginare attraverso il sequestro dei conti correnti bancari. Fu quella la decisione che diede avvio alla rivolta popolare nota come Cacerolazo, conclusasi con 40 morti e la fuga di De La Rua in elicottero dal palazzo presidenziale.
Nel corso degli anni precedenti, tutte le imprese pubbliche (su tutte l’Aereolineas Argentinas e la Telecom Argentina) vennero privatizzate, mentre il debito pubblico schizzò in alto (a dimostrazione che le privatizzazioni, in Argentina come in Italia, non hanno un effetto positivo sull’andamento del rapporto Pil/debito pubblico). In Argentina non si produceva più nulla, qualsiasi merce era importata perché più conveniente. La disoccupazione era giunta ai livelli record del 42%, mentre il Pil era calato di circa il 10% nel periodo compreso tra il 1998 e il 2001.

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Unità nazionale contro la rivoluzione

 

Il governo di Adolfo Rodriguez Saá è finito dopo soli sette giorni. Un nuovo governo di unità nazionale e un nuovo presidente, Eduardo Duhalde, sono stati nominati ieri. Il governatore di San Luis accusa diversi suoi compagni di partito, peronisti, di averlo pugnalato alle spalle. In effetti è stato scaricato, ma solo dopo che la protesta di massa del 28 dicembre aveva reso insostenibile per chiunque la sua posizione (per una migliore comprensione degli avvenimenti si consiglia di leggere anche il precedente articolo, Insurrezione in Argentina: è solo l'inizio!).

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