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Timor est

Ancora una volta, dopo il Kosovo e la Bosnia, assistiamo a una nuova missione militare dell’Onu a Timor est, dove stanno sbarcando migliaia di soldati, prevalentemente australiani, tra i quali vi saranno anche 200 paracadutisti italiani. Ancora una volta l’intervento viene mascherato dietro un diluvio di propaganda, che tenta di accreditare l’Onu come il difensore dei diritti dei popoli oppressi.

Questo numero di FalceMartello era già quasi ultimato quando è cominciato il massacro a Timor. Inseriamo queste brevi note, con l’impegno a pubblicare materiale più approfondito nei prossimi giorni.

Ancora una volta, ripetendo un copione già visto in Bosnia, Kosovo, Somalia, ecc., si alza sempre più forte il coro dei "paesi civili" di fronte ai massacri perpetrati dalle milizie e dall’esercito indonesiano a Timor Est. Tutti, dal Vaticano all’Onu, da Clinton a D’Alema, lanciano una gara per nascondere che sono i veri responsabili della strage. "Musulmani, anzi intergralisti islamici, contro cattolici", è la spiegazione che la chiesa suggerisce tra le righe. "Scontri incomprensibili di popoli esotici e semibarbari" rispondono i commentatori su stampa e Tv. Ma la realtà è ben diversa.

Timor est: nessuna fiducia nell’Onu

Ancora una volta, dopo il Kosovo e la Bosnia, assistiamo a una nuova missione militare dell’Onu a Timor est, dove stanno sbarcando migliaia di soldati, prevalentemente australiani, tra i quali vi saranno anche 200 paracadutisti italiani. Ancora una volta l’intervento viene mascherato dietro un diluvio di propaganda, che tenta di accreditare l’Onu come il difensore dei diritti dei popoli oppressi.

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