Breadcrumbs

Se alla manifestazione della Cgil del 25 ottobre era evidente che il punto politico della rottura col Pd balzava in primo piano, dopo le elezioni in Emilia Romagna dovrebbero essersene resi conto anche i sordi. Si aggiungano lo sciopero generale convocato, la partecipazione attiva di una parte importante dell’elettorato 5 stelle (non dimentichiamolo, primo partito operaio nelle urne alle elezioni politiche), disponibile a scendere in campo assieme alla Fiom e alla Cgil, i conflitti di vertice nel movimento di Grillo, il non sfondare della destra sul piano elettorale e la sua crisi profonda di leadership, il crescente nervosismo del governo e persino le contorte evoluzioni nella sinistra Pd… ce n’è a sufficienza, crediamo, per dire a chiare lettere che la questione del partito di classe è diventata il punto centrale attorno al quale ruota lo scontro politico e sociale nel nostro paese.

La sinistra, sconfitta e marginalizzata dal 2008 in avanti, avrebbe in questa nuova situazione l’occasione di riscattarsi dalle sue miserie.
La cronaca tuttavia, racconta un’altra storia: il passato, a quanto pare, continua a dominare sul presente col peso di un incubo.
Il “ritorno al centro-sinistra” continua ad essere la stella polare di Sel, che la addita ai suoi nuovi compagni di viaggio in via di allontanamento dal Pd (Civati, Cuperlo). Niente di nuovo, considerato che il partito di Vendola ha sempre considerato le temporanee rotture col Pd come passaggi obbligati e non certo come fondamenta di una linea di reale conflitto con le politiche capitalistiche. E anche nelle regionali non a caso Sel sceglie la ben nota linea intitolata “i seggi innanzitutto” alleandosi col Pd sia in Emilia che in Calabria.
Diversa, ma non meno profonda la crisi di Rifondazione. Diversa perché il Prc continua a proclamare la propria estraneità al centro-sinistra, l’opposizione alle politiche neoliberiste, la rottura definitiva col Pd. Non per questo però le sorti del partito appaiono risollevarsi.
Al Comitato politico nazionale del 15-16 novembre il segretario Ferrero è andato in minoranza e la riunione si è conclusa senza avere approvato alcun documento politico. Un voto che fotografa le profonde divisioni del partito, il ridursi del suo insediamento e la sua crisi di strategia. Ma il dato fondamentale non è nei numeri del Cpn che confermano quanto già si sapeva (ossia che la segreteria non è maggioranza), ma nel fatto, questo sì nuovo, che in presenza di un risveglio delle mobilitazioni operaie e giovanili, il Prc non pare ad oggi essere minimamente rivitalizzato.
Per la terza volta in cinque anni Ferrero si affida a progetti improvvisati di costruzione di nuove aggregazioni, questa volta a partire da ciò che resta della Lista Tsipras.
La rottura che matura fra ampi settori in passato fiduciosi nella prospettiva del “governo amico”, ad oggi non investe il Prc e non può essere recuperata semplicemente facendo appello ad unirsi al processo costituente dell’Altra Europa, tanto più date le basi politiche estremamente vaghe e con forti elementi di interclassismo sulle quali lo si è impostato.
Da comunisti e da rivoluzionari dobbiamo invece agitare con determinazione il tema centrale, ossia la costruzione del partito di classe nel nostro paese. Un processo che può prendere forza precisamente dalla nuova fase di movimento che si è aperta. Battaglia “dal basso”, nel movimento, ma anche “dall’alto”, sfidando apertamente i gruppi dirigenti della Cgil e della Fiom a trarre le dovute conseguenze politiche dello scontro col governo.
È questo, oggi, il terreno centrale della lotta per l’egemonia a sinistra. Chi tenterà di sottrarsi a questo terreno sarà inevitabilmente condannato alla marginalità o, più probabilmente, ad accodarsi successivamente su basi opportuniste.
Rompere con la rassegnazione crepuscolare e con l’attendismo, col conservatorismo di una struttura residuale, è ancora possibile, a condizione di sapere interpretare adeguatamente la profonda svolta apertasi.

BioParco!14;
Joomla SEF URLs by Artio