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Questo è quanto emerge da una recente analisi del centro d’indagine Coldiretti: il 51% dei giovani del nostro paese è pronto ad emigrare. Le cause sono evidenti: la disoccupazione giovanile  ha ormai raggiunto il 42%. Ma quali sono le condizioni in cui vivono i giovani migranti italiani? Ad esempio in Australia, in cui si trovano attualmente più di 15mila italiani, le condizioni di lavoro sono di aperto sfruttamento. Secondo uno studio riportato anche sul Corriere della sera (fatto ovviamente passare in sordina) principalmente si finisce a lavorare nelle “farm”, le aziende agricole dell’entroterra, dove per tre mesi si raccolgono patate, manghi e uva. Diversi ragazzi inglesi e asiatici hanno raccontato storie di molestie, abusi e violenze sessuali.

Secondo i dati del Dipartimento per l’immigrazione, nel giugno dell’anno scorso in Australia c’erano più di 145mila ragazzi con il visto “Vacanza lavoro” ed il nostro è uno dei paesi da cui arriva anche il maggior numero di richieste per il rinnovo del visto per un secondo anno. Per ottenerlo questi giovani hanno bisogno di un documento che attesti che hanno lavorato per tre mesi nelle zone rurali dell’Australia: pur di averlo farebbero di tutto. Alcuni datori di lavoro pagano meno di quanto era stato pattuito e, se qualcuno protesta, minacciano di non firmare il documento per il rinnovo del visto. Altri padroni invece fanno bonifici regolari per sembrare in regola, ma poi obbligano i lavoratori a restituire i soldi. Quanto sono diverse le condizioni di questi emigranti da quelle degli immigrati in Italia, costretti a lavorare in nero, sottopagati, in condizioni che sfiorano lo schiavismo, nei campi di pomodori del Sud Italia come nelle grandi aziende del Nord del paese? La realtà è che la società, in Italia come in Australia, è divisa in sfruttati e sfuttatori.

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