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Il 15 novembre è indetto lo sciopero nazionale del settore del commercio, convocato dalla sola Filcams-Cgil per protestare contro l’accordo separato sul contratto nazionale firmato lo scorso 18 luglio da Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil. Un accordo che riguarda due milioni di lavoratori e che rappresenta una totale svendita sia in termini di diritti, sia in termini di salario.

L’accordo separato, firmato con 19 mesi di ritardo, concede solo 76 euro di aumento per il biennio 2007-2008 e ancora meno per il biennio successivo: 74 euro. Cifre misere in linea con la famigerata inflazione programmata, mentre quella reale è circa il doppio! Inoltre, viene esteso a tutti il lavoro domenicale obbligatorio e si aumenta, di fatto, l’orario di lavoro per gli apprendisti a parità di salario.

Lo sciopero del 15 novembre prevede, per la prima volta nella storia della categoria, una manifestazione nazionale a Roma, al cui comizio finale parteciperà anche il segretario della Cgil Epifani. è evidente un fatto: sebbene lo sciopero è stato fissato dai vertici Filcams con notevole ritardo (quattro mesi dopo che è avvenuto l’accordo separato!), questo ha acquistato comunque forza in quanto s’inserisce nella serie di mobilitazioni che quest’autunno la Cgil ha lanciato contro le manovre del governo.

Bisogna, però, essere chiari: convochiamo questo sciopero tanto per far sfogare il malcontento dei lavoratori e prendere tempo per ricucire il rapporto con Cisl e Uil o si vuole aprire una battaglia vera per rimettere in discussione l’accordo separato e conquistare un contratto nazionale dignitoso?

Se l’obiettivo che ci poniamo è riaprire la partita sul contratto nazionale è necessario un salto di qualità nelle lotte. Serve, innanzi tutto, uno sciopero generale di tutte le categorie che blocchi il paese, per rendere chiaro a padroni e governo che non possono essere ancora una volta i lavoratori a pagare la crisi. E’ necessario continuare la lotta nel commercio, finendola con la prassi di scioperi convocati facendo passare interi mesi tra un’azione di lotta e l’altra. Servono scioperi su più giorni consecutivi, solo così si mette in ginocchio la grande distribuzione. Ed è necessario costruire coordinamenti di lotta dei lavoratori, che siano messi in grado di organizzare presidi informativi e azioni di lotta. Infine, è fondamentale promuovere una piattaforma chiara e avanzata che risponda realmente ai bisogni dei lavoratori:

• Aumenti salariali consistenti, che garantiscano il reale recupero del potere d’acquisto dei salari.

• No al lavoro domenicale. La domenica deve ritornare ad essere un giorno di riposo certo per tutti i lavoratori.

• Basta con la precarietà. Trasformazione delle varie tipologie di contratti precari in contratti a tempo indeterminato.

No alla linea moderata e concertativa che ha guidato i vertici sindacali negli ultimi anni, lottiamo perché prevalga finalmente una linea sindacale basata sul conflitto e il protagonismo dei lavoratori.

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