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Dal successo dell'assemblea del primo ottobre ai compiti per l'autunno


Si è svolta a Roma il primo ottobre al teatro Ambra Jovinelli l'assemblea lanciata dai promotori dell'appello Noi il debito non lo paghiamo, dobbiamo fermarli!.
Sala gremita, oltre 800 persone, tanti interventi, molta attenzione da parte dei partecipanti.

Mimmo Loffredo

Buongiorno compagni, prima si partiva da una riflessione, 'da dove è iniziato tutto? Dove si è iniziato a rimettere insieme i pezzi?' Dalla fabbrica dove lavoro, dalla Fiat di Pomigliano, dove eravamo impreparati, abbandonati da tutti, contro una classe capitalistica che avanzava. Questo è un punto fondamentale, a Pomigliano si è voluto recuperare il protagonismo dei lavoratori, stanchi di decisioni sulla propria vita, della svendita dei diritti per pochi spiccioli. Noi abbiamo organizzato proteste, abbiamo espresso la volontà di spingere avanti tutti, su una strada ben delineata. Allora, noi non saremo una medaglia di questa o quella organizzazione per far vedere che ci sono le lotte, chiediamo di più e siamo impegnati su questo fronte, come siamo impegnati fuori dai cancelli della Irisbus, una lotta che va avanti da 80 giorni nell’indifferenza dei media a differenza di quello che è successo a Pomigliano. Questa lotta rappresenta una cosa molto importante, lavoratori autorganizzati hanno cacciato i funzionari sindacali che non volevano rispettare il mandato dei lavoratori che vogliono continuare a produrre pullman  con dignità senza cedere diritti.

La mobilitazione contro l’ennesimo attacco padronale è partita. Lo sciopero del 6 settembre ha mostrato una risposta risoluta contro governo, padroni e banchieri.
I tanti cortei che hanno attraversato il paese hanno mostrato che i lavoratori non sono più disposti a pagare la crisi economica.

Guarda gli interventi di paolo Grassi e Mimmo Loffredo all'assemblea del Primo ottobre


Già trecento militanti sindacali, dirigenti e delegati sia della Fiom che delle altre categorie della Cgil, che del sindacalismo di base, di tutte le principali aziende del paese – a partire dalla Fiat e dalla Fincantieri – assieme a militanti del movimento ambientalista, no Tav, intellettuali e scrittori, professori universitari, hanno aderito all’appello “Dobbiamo fermarli”.

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