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Anche se la crisi non accenna a diminuire, il settore del trasporto merci e della logistica anche quest’anno “tiene” (crescendo fra l’1 e il 3%) grazie ad un recupero di produttività avvenuto attraverso la “razionalizzazione e l’efficientamento del sistema logistico” (Confetra 2015) che in altre parole significa: aumento dello sfruttamento dei lavoratori del settore, in particolare degli operai, magazzinieri e autisti. In questo contesto a fine dicembre scade il contratto nazionale. I sindacati confederali hanno presentato il 30 giugno una bozza di piattaforma unitaria per il suo rinnovo. Fare questo, con gli attuali rapporti di forza a nostro sfavore – in cui i contratti non si rinnovano o si rinnovano a perdere – è stato un atto di grande “coraggio”.

Ma il coraggio se non è supportato da determinazione, scelte politiche forti, da un programma decente, e soprattuto dal protagonismo e dal coinvolgimento dei lavoratori, servirà a ben poco. Questo è ciò che abbiamo detto alle segreterie nazionali confederali negli incontri nazionali organizzati seppure privi degli spazi e dei tempi adeguati per condividere con i lavoratori la piattaforma.  Anche noi lavoratori e delegati diretti ed indiretti del mondo Ups abbiamo dato il nostro contributo e l’abbiamo espresso con proposte di modifica e rivendicazioni chiare. Abbiamo rivendicato maggiore democrazia quindi più assemblee e su questo le direzioni nazionali  hanno raccolto il nostro invito ad animare le assemblee anche dopo il 30 giugno. A questo si aggiunge un’altra richiesta: l’inserimento nella delegazione trattante di una rappresentanza di lavoratori scelti dalle assemblee. Tutte le sigle sindacali hanno posto il veto delegando alle strutture territoriali la costituzione di coordinamenti di delegati per il seguito della vertenza. 

Gli altri punti li potete trovare sul sito trasportiinlotta.it nella sezione “Contratto nazionale”.

Quello che invece ha fatto molto discutere sono stati due punti:
• lo sfaldamento del fronte delle controparti con l’abbandono delle associazioni delle piccole imprese e delle cooperative dal Ccnl. Un evento che mina fortemente la futura trattativa. Di tutto questo quello che il gruppo dirigente non comprende è che questi non sono incidenti né sintomi di schizofrenia padronale ma il consolidamento di una prassi ventennale per ottenere ulteriori “deroghe” contrattuali. All’inseguimento del feticcio del contratto unico, si è retto un sistema di deroghe e concessioni che ci ha impoverito ed indebolito in questi decenni. Noi abbiamo detto: Sì al contratto unico ma con regole uguali e migliori per tutti i lavoratori del settore.
• l’inspiegabile fatto che altri sindacati non confederali e non firmatari del contratto si battono per l’applicazione dello stesso e in alcuni casi lo migliorano, mentre le nostre confederazioni, firmatarie di Ccnl, sottoscrivono accordi in deroga. Una contraddizione che si spiega solo con la crisi dei sindacati e della loro rappresentatività, frutto della burocratizzazione e dell’adattamento alle condizioni esistenti. Sarà sempre così? Noi crediamo no. Sicuramente continueremo questo lavoro per rendere i lavoratori protagonisti e non comparse.

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