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Non è solo una sentenza quella che potrebbe riportare Barozzino, Lamorte e Pignatelli, all’interno della Sata di Melfi. È un segnale che piomba come un masso sul dibattito attualissimo riguardante l’articolo 18.

 

Con le “modifiche” inserite nel nuovo disegno di legge firmato Fornero i nostri compagni non sarebbero mai potuti ritornare in fabbrica. Oggi il  licenziamento è stato  dichiarato illegittimo, un punto di partenza per il ripristino dei principi di democrazia nei luoghi di lavoro. Per la Corte d’appello di Potenza che ha accolto le ragioni della Fiom e condannato la Fiat per condotta anti-sindacale, il licenziamento rappresenta “nulla più che misure adottate per liberarsi di sindacalisti che avevano assunto posizioni di forte antagonismo”. Non sfugge a nessuno che questo caso è da manuale e proprio per questo la Fiat non fa tornare i tre operai al lavoro, pur pagando loro lo stipendio e aspettando tempi migliori (per Marchionne).

Giunta la notizia in fabbrica che i tre operai avevano vinto l’appello c’è stata una vera esplosione di gioia, perché la sentenza rovescia il clima pessimo costruito dalla Fiat e mette un bell’ostacolo sul cammino di chi cerca di fare fuori la Fiom. Ora la battaglia è per il reintegro di Barozzino, Lamorte e Pignatelli.

Siamo consapevoli che ciò si potrà avere solo con la lotta.

*operaio Fiat Sata Melfi

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