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Abbiamo intervistato Mariano rispetto alle ragioni della sua scelta

Ritorni in Rifondazione comunista dopo qualche anno, ci puoi spiegare le motivazioni?


Il tesseramento al PRC è la fisiologica conseguenza di una condivisione di principi con la tendenza “FalceMartello”, in buona sostanza ritorno in Rifondazione anche per sostenere la seconda mozione.  
A mio avviso il sostegno al secondo documento è l’unico strumento che abbiamo per non far ritornare il PRC a vivere le esperienze dei precedenti governi di centro-sinistra, causa principale dell’attuale consistenza del nostro partito.

I compagni del secondo documento sono stati in prima linea nell’appoggio al documento di opposizione al Congresso della Cgil. Allo stesso tempo sono tanti i compagni del sindacalismo di base che hanno deciso di sostenerci. Perché il massimo dirigente regionale dell’Orsa in Sicilia sostiene la seconda mozione?

Il sindacato di base è un’associazione rappresentativa con trazione dal basso e osservando la situazione economica mondiale dal punto di vista dei lavoratori sono convinto che è finito il tempo delle mezze misure.
Ciò non toglie che nella CGIL ci siano tantissimi lavoratori che vogliono un sindacato di classe. I compagni del secondo documento oltre ad essere sempre stati al fianco delle lotte che abbiamo promosso a Messina si pongono l’obiettivo e praticano nei fatti di mettere in connessione questi settori di lavoratori molto spesso tenuti separati. Inoltre, finalmente, leggo in una tesi congressuale che i PRC dovrebbe anche lavorare per rendere concreta l’unificazione del sindacalismo di base che rimane ancora troppo frammentato.


Già allo scorso congresso si discuteva dell’idea dell’unità dei comunisti. I risultati ormai sono sotto gli occhi di tutti: scissioni e micro-frazioni. Ci puoi spiegare il tuo punto di vista?


A mio avviso l’unione è possibile solo fra soggetti che possono vantare elementi di omogeneità, altrimenti si rischia di generare ectoplasmi informi senza storia che non sapendo da dove provengono non capiranno mai dove andare. “Comunista” è un appellativo di cui molti si fregiano ma pochi ne fanno strumento di azione, l’unità dei comunisti può nascere solo dalle ceneri delle esperienze del recente passato, dalla negazione diretta delle dinamiche “innovative” che nel tentativo di compiacere la maggioranza hanno finito con lo sdegnare tutti, trascinando il PRC a percentuali di gradimento da prefisso telefonico. Troppi sono ancora i burocrati di partito che cercano di ritagliarsi un angolo di notorietà fondando l’ennesimo partito comunista, un grande partito di massa può nascere solo dal basso, dalle fabbriche, dalla piazza conflittuale, saranno loro a decidere la guida politica e quando sarà il momento riconosceranno chi con loro ha condiviso le lotte d’avanti ai cancelli delle fabbriche. I burocrati che fondano partiti autoreferenziali e fanno sfoggio di dialettica al cospetto delle telecamere sono anacronistici nella fase in cui il capitalismo sta tentando di sferrare l’attacco decisivo contro i lavoratori.


Il circolo al quale sei iscritto fa parte di una Federazione (quella di Messina) la quale si sta orientando in tutt’altro modo da quello da noi auspicato: che relazione pensi si instaurerà tra il sindacato che dirigi ed il partito?


Orientare un circolo attraverso gli iscritti dell’ultima ora è operazione che ognuno potrebbe fare propria ma non avrebbe alcun senso far prevalere il proprio documento nei congressi se i sostenitori d’occasione non si trasformano in militati incaricati di accorciare le distanze fra la teoria del circolo e la pratica nei luoghi di lavoro. Dai dirigenti che esprimerà il congresso mi aspetto un’inversione di tendenza nella pratica delle lotte cittadine. Ad esclusione di poche eccezioni nella mia città non vedo quadri di partito né militanti che riescono ad incidere nel conflitto di classe, il sindacato che mi onoro di rappresentare è in crescita esponenziale nel territorio, è un patrimonio che i futuri dirigenti non possono ignorare. Il movimento dei lavoratori non può prescindere da una guida politica che vada oltre i proclami autoreferenziali, è obbligo del partito riconquistare la fiducia dei lavoratori, il processo inverso non è proponibile. Staremo a vedere e agiremo di conseguenza.

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