Napoli - ll puzzle delle comunali - Falcemartello

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A Napoli non esistono notizie, o, per meglio dire, ogni notizia dura solo poche ore, il tempo che ne nasca un’altra. Dopo l’indecente spettacolo delle primarie, che ha messo a nudo tutte le debolezze di questo sistema, in cui molti a sinistra avevano riposto speranze di cambiamento, nel centrosinistra abbiamo assistito ad un conflitto interno con accenti particolarmente duri all’interno del Pd, che non ha voluto saperne di rinunciare alla candidatura di un suo uomo, pur in presenza di un’evidente crisi testimoniata dal commissariamento da parte del nazionale.
Dopo il fallito tentativo di candidare il magistrato antimafia Raffaele Cantone, è stato proposto Mario Morcone, ex prefetto legato alla gestione del Kosovo post bellico e a numerosi incarichi come servitore dello Stato in giro per il paese, politicamente un illustre sconosciuto, scelto perché non schierato con nessuna delle bande in guerra nel Pd e per i legami che si è riuscito a costruire con il sottogoverno nazionale in 35 anni di onorata carriera in enti e ministeri.
La resistenza di De Magistris, che non ha voluto ritirare la sua candidatura, ha costretto l’IdV e la FdS ad appoggiarlo, spaccando il centrosinistra. Nel frattempo Sel ha deciso di replicare il successo delle primarie e farne altre interne per decidere chi dei due candidati sostenere. Lo stato maggiore ha prima mosso un feroce attacco contro tutti i settori favorevoli a De Magistris, ha poi deciso che la consultazione avrebbe riguardato i soli iscritti, dopo mesi passati a promuovere il partito che includeva associazioni e movimenti, infine ha replicato quanto successo a gennaio facendo prevalere il sostegno a Morcone in pochi quartieri dove “l’entusiasmo popolare” ha spinto in alto iscritti e voti a sostegno del candidato Pd. Nutriamo seri dubbi che la scelta sia stata fatta in base alla qualità del programma del candidato, di cui ad oggi non vi è traccia e di cui il suo sito invita ad attendere la pubblicazione.
Ma se Atene piange, Sparta non ride, come dimostra la situazione del centrodestra, spaccato tra la candidatura di Gianni Lettieri, ex presidente della locale Confindustria ed ex bassoliniano, saltato sul carro del Pdl quando sembrava scontata la vittoria dopo il disastro dell’amministrazione Iervolino, e Raimondo Pasquino, ex rettore dell’Università di Salerno non proprio distante dalle baronie locali, sostenuto dal terzo polo. A fare da incomodo l’outsider Mastella, pronto a giocarsi i suoi voti al quasi sicuro ballottaggio. A questi vanno aggiunti altri candidati minori di varie liste civiche.
In tutto questo Rifondazione ha provato, secondo quanto deciso dallo scorso congresso straordinario, a tenere unita la coalizione di centrosinistra, temendo di essere indicato come il partito che favoriva la vittoria della destra, vecchio adagio che ritorna in auge quando si parla del ballottaggio, dove il sostegno a Morcone appare certo.
Solo la caparbietà di De Magistris ha impedito un nuovo accordo con il Pd, ma anche la candidatura del magistrato pone alcuni problemi. È evidente che questa ha generato entusiasmo in molti settori di sinistra e della classe, ivi inclusi numerosi esponenti della Fiom, della sinistra sindacale e di aree di movimento, soprattutto per il fatto di aver rotto con gli ormai inguardabili democratici partenopei, ma rimane la difficoltà di rilanciare la politica attraverso candidature che siano diretta espressione delle lotte e della società napoletana. Tutti i possibili candidati della sinistra, da Libero Mancuso a De Magistris, passando per Raffaele Cantone, sono ex magistrati, cosa che dimostra come l’idea di una città gestita secondo legge ed ordine sia permeata anche nei settori che più dovrebbero avere chiaro che il rilancio di Napoli passa attraverso il rilancio del lavoro e dei diritti sociali, non aumentando polizia e controllo.
Il dramma della città è rappresentato dal sistematico smantellamento dell’apparato industriale favorito dallo sviluppo di un sistema di clientele politiche e sindacali che ha paralizzato ogni resistenza. L’esito di ciò è stato lo sfaldamento sociale, la crescita della criminalità ad ogni livello e il disastro amministrativo incarnato dalla crisi dei rifiuti.
La sinistra, ed in particolare Rifondazione, deve rilanciare un’idea di politica che, partendo dal conflitto, incida sui reali problemi della città e non si limiti a nasconderli con politiche securitarie, da cui gli sfruttati non hanno nulla da guadagnare.