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La base invoca un partito di lotta e non di governo

 

La Conferenza dei lavoratori e delle lavoratrici del Prc di Torino verrà ricordata come una conferenza di rottura: rottura tra base e vertice, rottura tra compagni che sostengono la prima e la seconda mozione in Cgil, rottura tra Lavoro Solidarietà e Prc. Un concatenarsi di rotture che mostrano a due mesi dalle elezioni regionali il fallimento della linea di Ferrero e della maggioranza del gruppo dirigente.

Ma andiamo con ordine.

La Conferenza, da noi invocata da tempo (e più volte rimandata) viene formalmente convocata dal Cpn di settembre e poi da una direzione nazionale (16 ottobre) che approva il documento e il regolamento (con l’astensione di chi scrive e di Bellotti, tutti gli altri a favore).

L’astensione è determinata dal fatto che il documento base è un documento così generico da non affrontare seriamente nessuno dei punti cruciali legati al radicamento del partito nei luoghi di lavoro. Sulla Cgil viene assunta la posizione pilatesca di non dare indicazione di voto a nessuno dei due documenti ma, come dirà Ferrero nelle conclusioni, utilizzando le argomentazioni di chi in Cgil si colloca all’opposizione di Epifani.

Nel Cpn del 28-29 novembre un ordine del giorno presentato a firma Ezzelini Storti, Giardiello, Santorelli, Schavecher e altri, di sostegno al secondo documento in Cgil viene respinto con 40 voti a favore. In quell’occasione sarà lo stesso segretario a intervenire contro l’Odg dicendo che un partito come il nostro non può schierarsi nel dibattito interno di un’altra organizzazione.

Nel frattempo le tensioni in Cgil si inaspriscono. I congressi di base si trasformano in molti casi in vere e proprie farse, con una escalation di irregolarità fino ad arrivare alla famosa questione del cambiamento delle regole (nel corso del congresso) sulle “quote di solidarietà” dello Spi, che spinge i compagni della minoranza della Cgil ad uscire per protesta dalla Commissione nazionale congressuale.

In tutta la vicenda, Nicola Nicolosi, coordinatore di Lavoro Società, oltre che iscritto a Rifondazione Comunista, gioca il ruolo di manganello di Epifani contro i compagni del secondo documento, in particolare scagliando attacchi piuttosto violenti contro il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini.

L’andamento della Conferenza

La Conferenza, finalmente convocata, viene però concepita per non permettere ai nostri militanti di discutere a fondo delle questioni spinose e controverse che riguardano l’intervento nel mondo del lavoro. Forse per questo a Torino non vengono neanche distribuite le deleghe per evitare che a qualcuno sorgesse l’idea di mettere al voto degli Odg.

La Conferenza, già dai livelli provinciali, viene trasformata in una assemblea pubblica e in una passarella per i dirigenti, a cui viene affiancato qualche operaio per salvare la faccia. Pochissimo tempo viene riservato alla discussione in plenaria. Nonostante questi tentativi di anestetizzare il dibattito, la seppur piccola presenza operaia del partito ha fatto sentire la sua voce.

A Torino a intervenire tra i primi c’è Nicolosi, che con  la solita arroganza che lo contraddistingue, si scaglia contro Liberazione, che non sarebbe stata imparziale nel riportare il dibattito interno alla Cgil. Ovviamente incensa le scelte della Cgil, “che organizza lo sciopero del 12 marzo” e prova a dimostrare che l’uscita dalla commissione nazionale dei compagni del secondo documento è pretestuosa. L’intervento è accolto da numerosi fischi provenienti dal fondo della sala.

L’intervento previsto di Gianni Rinaldini non ci sarà. Il segretario della Fiom è a Roma in una riunione nazionale d’emergenza della seconda mozione. Ma non verrà neanche il giorno dopo. Ad alcuni compagni, presenti a Roma, confiderà che “non ne può più di Nicolosi e di Rifondazione”.

È così che la “magnifica e ragionevole” posizione di Ferrero riesce a scontentare tutti, Nicolosi e Patta da una parte (quest’ultimo subito dopo la riunione annuncerà la sua autosospensione dagli organismi della Federazione della Sinistra), la Fiom e i sindacati di base dall’altra.

Tra gli interventi più incisivi nella Conferenza quelli dei lavoratori migranti, su tutti Amadou, operaio a Bergamo, che trascinerà la sala in una vera e propria ovazione, per l’entusiasmo mostrato nella lotta, contro il governo, il padrone (che chiama con questo nome) e le burocrazie sindacali che si oppongono alla sua radicalità.

Altrettanto incisivi nel corso della due giorni gli interventi di Patrizia Granchelli (che parlerà dei morti sui luoghi di lavoro), Mario Maddaloni (sulla liberalizzazione del settore energetico), Beppe Lami (sulla siderurgia e l’industria a Piombino), Fabrizio Fioravante della Merloni (che tratta la questione del sindacato e di come questo si schieri spesso dall’altra parte della barricata), oltre all’intervento delle delegate dell’Eutelia (Torino e Roma).

Particolarmente applauditi Dino Miniscalchi e Mimmo Loffredo (rispettivamente della Fiat Sata di Melfi e di Pomigliano d’Arco) che metteranno il dito nella piaga sui limiti concreti della linea del partito. Miniscalchi esprime la sua opposizione alla linea assunta dal partito in Basilicata dell’accordo con il centrosinistra e l’Udc a sostegno di De Filippo, che “non ha fatto
nulla in questi mesi per sostenere la condizione dei lavoratori in Basilicata”; Loffredo solleva il tema dei nostri rappresentanti istituzionali che in Campania (riferendosi al nostro assessore al lavoro) parlano a nome del partito delle questioni concernenti la Fiat senza “tener conto di quello che dicono e pensano i compagni che ogni giorno, sotto enormi pressioni, costruiscono il partito in Fiat”.

Nelle sue conclusioni Ferrero concentrerà la sua critica su Miniscalchi accusandolo di sottovalutare l’importanza di una rappresentanza istituzionale per il partito.

Poi risponderà a Patta, che era intervenuto lamentando una certa immaturità dei compagni che criticavano Lavoro Società, mettendo così a rischio la Federazione. La risposta del segretario è stata che la Federazione non è un partito e che “sta in piedi per ciò che la unisce”. E dunque non è opportuno parlare delle differenze come questioni che ne ostacolano il percorso.

La conferenza ha mostrato che, nonostante gli errori del gruppo dirigente, c’è una crescita dell’intervento del partito nei luoghi di lavoro, come è emerso nella Commissione sulle esperienze di lotta, coordinata dal compagno Bellotti, nella quale si è discusso dei problemi collegati al conflitto e ai possibili percorsi di unificazione della classe. Anche lì è emerso come la critica ai compagni di Lavoro Società è molto radicata.

Gian Paolo Patta e Nicolosi hanno dovuto prenderne atto. Una posizione che è risultata minoritaria negli organismi dirigenti è invece risultata essere chiaramente maggioritaria tra i lavoratori del partito, e non poteva essere diversamente.

La base operaia a Torino ha parlato chiaro, ma non sembra che la maggioranza del gruppo dirigente del Prc sia disposta ad ascoltarla.

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