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thumb irvin-jimSabato 8 Novembre il Comitato Esecutivo del COSATU ha espulso con un voto di maggioranza, 33 voti contro 24, il sindacato dei metalmeccanici (NUMSA, National Union of Metalworkers of South Africa). Una decisione che avrà forti ripercussioni sulla vita politica e sociale del Sud Africa.

Il COSATU (Congress of South African Trade Unions) è infatti la principale confederazione sindacale sudafricana, che dal 1994 partecipa al governo della nazione in un alleanza a tre con l'ANC (African National Congress, il partito di Mandela) e il CPSA (il Partito Comunista del Sud Africa). Attualmente il COSATU è guidato da personaggi come Sdumo Dlamini e Frans Baleni, esponenti di una destra interna che ha perso sempre più il contatto con i lavoratori, nel tentativo di restare attaccati al governo anche quando questo ha portato avanti politiche chiaramente liberiste. L'unica eccezione nella leadership del COSATU è la segretaria generale Zwelinzima Vavi, che si è rifiutata di firmare la lettera di espulsione dei metalmeccanici e che sarà, con tutta probabilità, la prossima vittima di questo scontro.

L'espulsione dei metalmeccanici non è stata un fulmine a ciel sereno, come ben dimostrano le parole pronunciate dal segretario del NUMSA, Irvin Jim, poco prima della riunione del CE: "Ci stiamo avviando verso il macello, dove il NUMSA verrà macellato". Si tratta infatti del risultato più evidente di un processo politico e sociale di lungo periodo.

Lotta di classe

protest-growth-rateNegli ultimi anni il Sud Africa è stato scosso da lotte operaie e sociali che si sono fatte via via sempre più frequenti ed estese.

Alcune di queste lotte hanno coinvolto masse di lavoratori molto ampie e hanno avuto grande risonanza, anche a livello internazionale. La più importante e più conosciuta è sicuramente quella dei minatori della "cintura" delle miniere di platino. Questa lotta, iniziata nel 2012 e non ancora finita, ha conosciuto momenti molto drammatici, che hanno avuto un forte impatto sulle coscienze dei lavoratori, come il massacro da parte della polizia di 34 minatori nell'Agosto 2012 a Marikana, ma anche momenti di grande entusiasmo e determinazione, come le manifestazioni con più di 70.000 minatori di questa primavera.

Le radici profonde di questa conflittualità sociale sono da cercare nelle scelte fatte dal governo negli ultimi venti anni. La fine dell'apartheid e la formazione di un nuovo governo guidato dall'ANC (l'organizzazione che aveva guidato la lotta contro l'apartheid) avevano generato nelle masse lavoratrici, per lo più nere ma non solo, grandi aspettative. La massa dei lavoratori si aspettava dal nuovo governo politiche di grande cambiamento, pensavano che la loro vita sarebbe molto migliorata, con le nuove libertà e con il nuovo regime. Dopo vent'anni di governo, il bilancio che molti lavoratori sono costretti a fare è drasticamente negativo. La vita di qualcuno forse è migliorata, ma si tratta soprattutto di funzionari e persone comunque legate all'ANC che si sono arricchite con la corruzione o comunque approfittando del proprio ruolo e della propria posizione. Per tutti gli altri le condizioni di vita sono rimaste le stesse o addirittura sono peggiorate. Il governo non solo non ha risposto alle aspettative dei lavoratori ma ha portato avanti politiche chiaramente liberiste, anti-operaie, fino a sporcarsi le mani con il sangue dei lavoratori a Marikana. Questo ha creato una frattura all'interno del movimento di liberazione che si snoda su chiare linee di classe. Da un lato c'è un governo, in mano a una burocrazia di destra, che in realtà difende gli interessi di una esigua minoranza di capitalisti e dall'altra ci sono i lavoratori con i loro interessi e i loro bisogni.

Il ruolo del NUMSA

Numsa logoIl sindacato dei metalmeccanici in tutto questo si è ritagliato uno spazio sempre più grande, grazie soprattutto alla sua maggiore coerenza e vicinanza alle istanze della classe operaia. La scelta di portare avanti una politica esplicitamente di classe, avanzando anche rivendicazioni molto radicali come la nazionalizzazione e il controllo operaio delle leve fondamentali dell'economia (tra cui anche le miniere), oltre ad avere guidato alcune delle lotte più importanti degli ultimi anni, ha portato il NUMSA a diventare un punto di riferimento per un numero sempre maggiore di lavoratori, arrivando ad avere più di 350.000 iscritti, diventando cioè il più grande sindacato che sia mai esistito in Sud Africa. Un ruolo che ha fatto sì che il sindacato dei metalmeccanici coprisse in parte il vuoto lasciato a sinistra dalla degenerazione del Partito Comunista, che ha seguito l'ANC nella sua deriva liberista.

Nell'ultimo anno il NUMSA ha tenuto corsi di educazione marxista per i suoi iscritti e ha organizzato seminari di approfondimento sui movimenti di sinistra delle varie parti del mondo, in particolare l'esperienza dei partiti di sinistra dell'America Latina.

Ma ciò che ha portato alla resa dei conti tra il NUMSA e la confederazione è stata la scelta dei metalmeccanici di non sostenere l'ANC e il Partito Comunista alle elezioni di Maggio, rifiutando esplicitamente di sostenere le politiche liberiste e anti-operaie del governo. Coerentemente con questa scelta il NUMSA ha cominciato a organizzare dei Fronti Uniti (United Front), cioè delle strutture locali con lo scopo esplicito di coordinare e unire le migliaia di lotte che si stanno sviluppando tra le comunità locali e tra i lavoratori, per dar loro una forma più organizzata, e ha annunciato per Dicembre il lancio di una struttura nazionale.

Quanto tutto questo fosse inaccettabile per la cricca burocratica che guida l'ANC e il CPSA, per il suo carattere di classe che ne svela inevitabilmente il tradimento, è stato ben sintetizzato dal discorso del segretario dei metalmeccanici, Irvin Jim, durante il Comitato Esecutivo dell'8 Novembre, nel quale ha detto: "Voi ci espellete perchè vi ricordiamo costantemente il vostro fallimento nel difendere gli interessi della classe lavoratrice. Vogliamo essere chiari su una cosa: dentro o fuori il COSATU, non smetteremo di guidare la classe operaia sulla strada del socialismo. Non avrete alcuna pace, continueremo a evidenziare il miserabile fallimento dell'alleanza di classe a cui siete legati e di come questo compromette la vostra capacità di guidare i lavoratori."

Prospettive

Il 10 Novembre altre sette categorie affiliate al COSATU (la confederazione ne riunisce 21) si sono auto-sospese come segno di protesta contro l'espulsione del NUMSA. Ora la richiesta di queste categorie, insieme ai metalmeccanici, è quella di indire un congresso straordinario per decidere democraticamente, insieme alla base, l'orientamento politico della confederazione. Un congresso che la burocrazia di destra chiaramente non vuole, visto che sa bene di non essere più in sintonia con i lavoratori e quindi di non avere la certezza di una vittoria. Il NUMSA ha cominciato a portare avanti una campagna orientata alla base, anche del COSATU, e ha dato indicazione ai propri delegati di non abbandonare i consigli locali della confederazione. E' un atteggiamento corretto. Lo scontro in atto deve uscire dalle stanze dei gruppi dirigenti, deve essere fatto vivere tra i lavoratori, tra la base del sindacato, deve emergere per quello che realmente è, e cioè uno scontro di classe, tra chi si ostina a difendere gli interessi e i privilegi di pochi e i lavoratori che si organizzano per migliorare le proprie condizioni di vita, in definitiva, uno scontro tra il capitalismo e il socialismo. Una battaglia che la classe operaia sudafricana, con la sua forza imponente e le sue lunghe tradizioni di lotta può sicuramente vincere.

 

Per aggiornamenti e approfondimenti si può consultare la sezione dedicata al Sud Africa del sito In defence of Marxism

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