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La liberazione della donna, una prospettiva comunista
 
Cento anni fa la seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste, tenutasi a Copenaghen, decise di istituire una comune giornata dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne: l'otto marzo. In occasione di questo anniversario, abbiamo pubblicato la ristampa della rivista teorica "La liberazione della donna, una prospettiva comunista". Di seguito invitiamo alla lettura di una nuova presentazione, scritta da Sonia Previato.

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Presentazione

Con questa pubblicazione vogliamo mettere nuovamente a disposizione dei nostri lettori due testi usciti nell’ottobre 2002 nella nostra rivista teorica In difesa del marxismo - La liberazione della donna, una prospettiva comunista.

idm5_nuovaNon possiamo negare l’urgenza in questi tempi di riaffermare alcuni principi fondamentali sulla difesa dei diritti delle donne e di costruire attorno a questa difesa una adeguata battaglia.

Alle politiche familiste (ovvero distruzione dello stato sociale universale e sua sostituzione con finanziamenti diretti alle famiglie in base al reddito e/o numerose) si unisce in modo sempre più spregevole una campagna ideologica che promuove una immagine di donna vincente solo ed esclusivamente grazie alla bellezza del suo corpo. Le veline, le attrici che si scoprono, le signorine “di facili costumi” hanno una carriera davanti, alcune possono persino diventare Ministre o almeno conquistarsi qualche candidatura.

È umiliante.

Non è un facile moralismo quello che ci spinge a denunciare questa campagna ideologica. Il corpo delle donne è delle donne e ne fanno quello che vogliono, tuttavia ci pare evidente quanto questa volontà sia piegata dal bisogno: dal bisogno di avere un lavoro gratificante, di avere una famiglia amorevole, figli, compagni di vita o mariti gratificati dalla vita insieme e gratificanti le donne che vivono con loro. Se la società non offre nel suo complesso le risorse economiche e culturali per affermare questi bisogni, tutto sommato semplici e basilari, ogni donna viene messa nelle condizioni di usare i mezzi di cui dispone, a seconda della sua estrazione sociale, del suo livello culturale, ecc. La libertà ahimè è fortemente condizionata.

I potenti, i governanti, i ceti benestanti, la classe dominante schiacciano, umiliano chi sta sotto, mentre loro se la godono. Loro non hanno bisogno di una scuola pubblica e di qualità, non hanno bisogno del servizio sanitario pubblico spalmato capillarmente sul territorio, gratuito e di qualità, di edilizia popolare, dell’equo canone, dei servizi sportivi per tutti indipendentemente dal reddito. Loro non hanno bisogno di tutti quei servizi che rendono la quotidianità del vivere non un affanno continuo, un guerra in una giungla in cui le donne sono sempre in prima linea per tenere in piedi la baracca, “l’amorevole famiglia”, la cerchia degli affetti a cui tutte teniamo molto.

Loro no, e pertanto i loro governi finanziano le eccellenze ospedaliere, le scuole private, le banche e gli speculatori e alla maggior parte della popolazione, fatta di lavoratori e di lavoratrici, elemosinano un po’ di cassaintegrazione, di sostegni ai meno abbienti e un livello di servizi pubblici sempre più basso e deplorevole.

Ma le donne non devono lamentarsi, devono contnuare a fare i muli da soma, gratificate dal loro bel corpo. Un bel reggiseno, un bel rossetto, una bella presenza, come dice il buon Berlusconi, può far miracoli: si può sempre trovare un bel riccone da sposare e sistemarsi come si deve.

Non è folklore: è la barbarie sottesa a questo sistema, che può condannare davvero tante giovani donne all’illusione di avere a disposizione “liberamente” il proprio corpo per emanciparsi dalla propria condizione, qualunque essa sia.

Specularmente questa illusione le mostra oggetti, semplici stupide appendici degli uomini, i quali, su queste basi, si sentono autorizzati a trattare le donne come tali.

L’aumento della violenza sulle donne, soprattutto da parte dei propri familiari (padri, fratelli, mariti, fidanzati) è determinato in grande misura da questo meccanismo infernale. E dove non ci sono le botte, pesa la violenza psicologica subita anche da donne “emancipate”. Perché non basta un abbigliamento o un comportamento esuberante a darci piena dignità di esseri umani appartenenti al genere femminile, quando l’impianto ideologico e della redistribuzione delle risorse economiche ci vuole “schiave ben vestite”.

Non è questa la libertà che vogliamo, non è questo la libertà del nostro corpo a cui ambiamo.

Dobbiamo svelare il meccanismo di oppressione e lottare per rivoluzionare e ribaltare da cima a fondo la mostruosità di questi rapporti, sia sul piano economico che culturale.

In questa rivista non proponiamo testi di attualità, tuttavia ci pare che abbiano tanto più valore alla sua luce e alle necessità di approfondimento che l’attualità stessa ci impone.

Il primo testo, Dalle mondine ai call center: marxismo e femminismo a confronto, tenta di approfondire l’analisi che Marx ed Engles fecero delle ragioni della discriminazione delle donne. Ai più non è noto, tuttavia Engles si cimentò in un’analisi molto ardita sul significato del patriarcato e delle sue origini e, dal nostro punto di vista, diede un contributo fondamentale nell’analizzare l’intreccio fra capitalismo e patriarcato intendendo con esso uno degli strumenti di coercizione di cui il capitalismo si è appropriato per mantenere il suo dominio. In questo testo si parte da qui per tratteggiare l’evoluzione della questione femminile, delle lotte delle donne soprattutto in Italia dall’inizio del secolo ad oggi: l’entrata vigorosa delle donne nel mondo del lavoro, la dialettica interna alle organizzazioni del movimento operaio, la nascità di formazioni rivoluzionarie che si ponevano l’obiettivo di abbattere il sistema capitalista come sistema di sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla donna. L’obiettivo di questo excursus storico è quello di dimostrare la superiorità di un’analisi marxista che vede la questione femminile come tema centrale e strettamente connesso alla rivoluzione contro il capitalismo rispetto al femminismo, che qui viene presentato come un movimento che in tutte le sue articolazioni e fasi storiche si è sempre limitato a circoscrivere la battaglia delle donne limitatamente al patriarcato, chiamato e descritto a seconda delle fasi storiche in termini diversi.

Il secondo testo, L’emancipazione in Russia prima e dopo la rivoluzione, analizza l’evoluzione della lotta per la liberazione della donna in Russia dai primi sviluppo del secolo scorso, passando per la rivoluzione d’Ottobre, fino ai giorni nostri. Il testo ambisce a fare giustizia attorno alle conquiste straordinarie e, per certi aspetti, commoventi delle donne nel corso della rivoluzione e sulle quali pesa un assordante silenzio.

Non abbiamo voluto proporre un semplice elenco di quelle conquiste ottenute dalle donne nel 1917 (aborto, divorzio, parità giuridica con l’uomo, parificazione giuridica dei figli illegittimi, maternità, stato sociale, ecc.), ma una disamina attenta della battaglia durissima condotta dalle bolsceviche contro l’oscurantismo e l’arretratezza culturale (e quindi battaglie contro gli uomini che opprimevano le loro mogli, figlie e sorelle) di quella società, per permettere che quelle leggi rivoluzionarie venissero applicate veramente, e il significato della degenerazione stalinista, che ha abbandonato proprio quella battaglia, riesumando la “centralità” della famiglia, segnando anche in questo campo la sua distanza abissale dalla rivoluzione e dal bolscevismo.

La nostra speranza e ambizione è che questa lettura sia uno strumento di comprensione della nostra storia, una storia di conflitti e lotte per l’emancipazione e aiuti infine a trarre la conclusione della necessità di un impegno militante a sostegno di una prospettiva rivoluzionaria. Buona lettura a tutte e a tutti.

Febbraio 2010

Puoi richiedere la rivista "La liberazione della donna, una prospettiva comunista" al prezzo di 3 euro, scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o rivolgendoti ai nostri settori nella tua città.

 

 


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