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Non capita spesso, ultimamente, di vivere una bella giornata, una giornata piena di impegno militante, di solidarietà, di condivisione,  di ironia, di soddisfazione... Ma sabato 23 gennaio il movimento NO TAV ci ha regalato tutto questo, e le immagini che ci ha consegnato serviranno nei momenti di scoramento e di difficoltà per ritrovare forza, determinazione, allegria.

Eravamo tantissimi: invece dei quattro gatti solitamente indicati dai mass media, a Susa hanno sfilato -secondo la Questura- ventimila gatti, ben determinati a dimostrare che il movimento NO TAV è vivo e ben radicato nella valle; in realtà eravamo forse il doppio, ma anche se il dato "ufficiale" fosse quello giusto, indicherebbe una percentuale bulgara di popolazione valsusina che continua con pervicacia ad opporsi alla realizzazione dell'alta velocità e a qualsiasi operazione ad essa correlata.

I quattro gatti erano quelli del convegno “SI TAV” promosso da Chiamparino e Bresso al Lingotto il giorno dopo. Poche centinaia di persone, a dimostrazione di quanto il Partito democratico sia distante dai lavoratori e dalla popolazione tutta.

Il balletto è cominciato qualche mese fa, quando vengono resi noti a tutti i 91 siti dove sono previsti carotaggi, indagini, analisi; ora è opportuno ricordare che la val di Susa, ospitando già quattro importanti infrastrutture (due strade statali, la ferrovia "storica", l'autostrada del Frejus) è stata carotata, perforata, analizzata, rivoltata e indagata senza tregua da almeno un secolo; anche le recenti olimpiadi invernali del 2006 hanno contribuito da un lato all'aumento smisurato del debito del comune di Torino, e dall'altro all'ulteriore stivaggio di carote di tutti i tipi nei depositi dell'ARPA (l'agenzia regionale per l'ambiente). E se pensiamo che siamo sempre noi a pagare...

Ma il partito trasversale degli affari ha il problema di agguantare il finanziamento che l'Europa ha concesso grazie ai dossier prontamente taroccati da Di Pietro quando era ministro dei trasporti durante il governo Prodi; e l'Europa, cattivissima, non  molla quattrini fino a quando non le viene dimostrato che è iniziata una qualche operazione preliminare alla realizzazione dell'opera: i famigerati sondaggi, appunto, e il tempo comincia a stringere perché il 31 gennaio è il termine ultimo. Comincia un  maldestro tentativo di imbonimento da parte di Virano (presidente dell'Osservatorio per la realizzazione del TAV): "i sondaggi sono indispensabili per una migliore conoscenza dei problemi che dovremo affrontare" flauta melenso nelle riunioni; e ancora: "Basta con le operazioni fatte di nascosto, la popolazione verrà preventivamente informata e nulla sarà fatto senza il consenso delle amministrazioni locali". E cominciano davvero così inviando lettere ai sindaci in cui chiedono di essere accompagnati a fare il censimento delle sorgenti; alcuni amministratori che sono passati dal NO TAV al COME TAV si affannano a spiegare che non c'è nulla di male, anzi...  Ma la gente, sospettosa come solo i montanari sanno essere, non è così convinta e chiede notizie, fa pressioni attraverso le liste civiche per avere maggiori notizie, dettagli e soprattutto sorveglia. E quando LTF (Lyon-Turin Ferroviaire)  comincia a segnare fisicamente i siti che dovrebbero ospitare i sondaggi, i vari comitati locali NO TAV fanno proliferare mini presidi degli gnomi e tane di Bugs Bunny (al grido di Sì alle carote, No ai carotaggi) per far capire,  scherzando, che il territorio è controllato e presidiato dalla popolazione. Si arriva alle feste di fine anno: l'alta valle implora che non si comprometta l'inizio della stagione sciistica e la lobby dell'alta velocità concede la tregua; ma si sa che dall'11 gennaio tutto può accadere, e difatti il gioco comincia davvero.

Vengono fatte filtrare ad arte le notizie, per capire la consistenza effettiva del movimento che in molti danno per defunto: la trivella sarà all'autoporto di Susa. Il movimento si attiva e impianta un nuovo presidio alla presenza di un migliaio di persone: "Stanotte verremo sbaraccati come a Venaus, serve una presenza massiccia" e ci ritroviamo in trecento nel pieno di una gelida notte sottozero a sorvegliare cantando, ridendo, scherzando e soprattutto battendo i denti. Che non siano proprio quattro gatti? si domandano, e a questo punto fine della "puntuale informazione della popolazione e dei sindaci": la cruda realtà sono trivelle impiantate nel cuore della notte  con l'aiuto di ingenti spiegamenti di forze dell'ordine e nel silenzio più totale: Susa, Collegno, Sant'Antonino, Chiusa di San Michele, via Fermi... arrivano di soppiatto, montano la trivella, fingono di bucare per qualche ora, smontano tutto. Sono carotaggi-farsa: miracolosamente riescono ad eseguire in poco tempo trivellazioni che loro stessi avevano annunciato dover durare più giorni, ma così potranno dimostrare alle autorità europee di avere iniziato la realizzazione della linea e, se l'Europa chiude gli occhi su tutto, intascare i soldi. Intanto cercano di spaventare la gente con qualche intimidazione di stampo mafioso: il presidio di Bruzolo viene incendiato il 16 gennaio: la sera stessa sfilano 5000 persone in una fiaccolata organizzata solo con internet e sms. A questo punto il movimento decide una nuova grande manifestazione per il sabato successivo: si ha la consapevolezza che è una prova decisiva, si capisce che non basterebbe la partecipazione di qualche migliaio di persone per dimostrare quello che in valle si sa benissimo ma che i media sanno oscurare altrettanto bene, e cioè che il movimento esprime il sentire del popolo valsusino, non quello di una banda di facinorosi.

E così si arriva alla nostra marcia dei quarantamila, alla bella giornata. La risposta della lobby è immediata: nella notte distruggono il presidio di Borgone, e questa volta non è il piccolo incendio appiccato alle sette di sera e subito domato come a Bruzolo, ma è un'operazione di professionisti. Nell'assemblea al mattino c'è rabbia, preoccupazione, disprezzo; ma non rassegnazione. Vengono immediatamente avviati i contatti con i proprietari dell'area prospiciente al presidio e già a mezzogiorno arriva un piccolo container, embrione del nuovo presidio di Borgone. A mezzogiorno e mezzo tutti via a cercare qualcosa da portare (gazebi,  sedie, pentole, fornelli...) perché alla sera si fa una braciolata, per rinvigorire la solidarietà che ci unisce, perché stare insieme fa bene alla salute e alla lotta.

Anche il PRC si è goduto la bella giornata: c'erano tanti compagni e anche tanti dirigenti del partito, c'era lo striscione della federazione di Torino ma non era stato organizzato uno spezzone e così i compagni sono sciamati nel corteo un po' in incognito, poche le bandiere diverse da quelle NO TAV, e pochissime quelle del partito. Forse è stata una mossa dettata dalla coscienza sporca di chi da un lato sostiene a pieni polmoni il movimento valsusino e dall'altro si appresta a sottoscrivere un accordo suicida con la Bresso, assicurandole i voti dei comunisti contro un posto nel listino (che tra l'altro è già deciso  sarà per Chieppa, attuale consigliere del PdCI). Così in valle ci troveremo a dover spiegare ai quarantamila che il PRC ha un bellissimo programma su cui fa campagna elettorale, tutto diverso da quello della Bresso, ma che per paura di non avere nemmeno un consigliere in Regione si trova costretto ad accodarsi a quelli che nel loro programma vogliono il TAV, la sanità privata, le ferrovie smembrate per regalarle ai padroni eccetera eccetera. Che questo tipo di operazioni ci esponga a ricatti, incomprensioni, malevolenze da parte di tutti, la federazione torinese non pare intendere, tutta presa dalla sua brama di conservare almeno una poltrona. Ma si sa, la colpa è della classe operaia che va a destra...

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