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Dal 6 al 9 gennaio scorso, a Bologna abbiamo tenuto la conferenza nazionale della nostra rivista. Quattro giorni di intenso dibattito a cui hanno partecipato oltre 150 fra compagne e compagni provenienti da 21 città.

Ai nostri lavori hanno anche partecipato Alan Woods, recentemente rientrato da un giro di dibattiti a Cuba e in Venezuela, Fernando d’Alessandro, redattore del sito In defence of marxism e il compagno Ferran Alemany, della rivista marxista Lucha de Clases, del partito comunista catalano.

Alan Woods, direttore del sito www.marxist.com

Alan Woods ha sottolineato come questa sia la più grave crisi della storia del capitalismo; nel 2008 c’è stato un tracollo del commercio mondiale del 20%: non si era visto neppure dopo la crisi del 1929. Fernando d’Alessandro ha illustrato il carattere della ripresa in cui è formalmente entrata l’economia mondiale. Il Fmi dice che, entro il 2030, si deve raggiungere l’obiettivo del rapporto del debito con Pil non superiore al 60%: significa adottare una politica di austerità permanente. La realtà di crisi sociale e politica continua, come in Argentina, è arrivata qui, con mobilitazioni e scioperi ovunque. In Grecia ministri e deputati non possono camminare per strada, rischiano il linciaggio. In Gran Bretagna 50mila studenti in piazza, è stata la più grande manifestazione della storia su questioni studentesche.


Paolo Brini, CC della FIOM

Paolo Brini ha insistito sul fatto che l’anello debole è l’Europa. Stanno cadendo i due pilastri fondamentali che hanno attutito lo scontro di classe in Europa: lo stato sociale e la socialdemocrazia.

 

Gemma Giusti ha raccontato dell’intervento organizzato, a livello internazionale, in occasione della conferenza mondiale della gioventù che, quest’anno, s’è tenuta in Sudafrica e dove si respirava il clima di forte radicalizzazione delle masse che, negli ultimi anni, hanno tenuto un gran numero di mobilitazioni, scioperi e scioperi generali. L’aprartheid è di fatto tuttora vigente, e il governo dell’Anc ha perso ogni credibilità.

Alessio Vittori ha fatto un bilancio di tre anni di crisi economica del quale ha tracciato una mappa del cambiamento degli equlibri mondiali. Gli Stati uniti puntano ad una forte svalutazione del dollaro come negli anni ‘80, dove hanno imposto un accordo secondo il quale il dollaro si svalutava sul marco e sullo yen del 54%. Gli Usa si imposero come potenza egemone per il ventennio successivo alle spese del Giappone che nonostante tutte le misure keynesiane non si è più ripreso economicamente.


La presidenza della conferenza

Nelle sue conclusioni Alan Woods ha insistito sulla crisi europea: la Germania domina l’Europa, ha guadagnato molto dall’integrazione, ma non ha i mezzi per pagare i debiti di tutta l’Europa e quindi l’euro, così come l’abbiamo conosciuto, è finito. Infine Alan ci ha illuminato con un paragone storico: le rivoluzioni inglese del ‘600 e francese del ‘700 furono causate da enormi debiti pubblici e dal problema di chi doveva pagare quei debiti e questo causò le più grandi rivoluzioni della storia del capitalismo. Questo tema torna a tormentare la borghesia perché questo è il problema oggi. Fermi sulle idee del marxismo e sulla base degli avvenimenti la vittoria finale del socialismo sarà possibile nel corso della nostra vita.

Abbiamo poi affrontato più specificamente un’analisi del contesto politico italiano. Alessando Giardiello ha esordito ricordando la forte deindustrializzazione e che, nella crisi, si sono persi oltre 600mila posti di lavoro e ce n’è un altro milione a rischio.

Alessandro Giardiello - Direzione Nazionale del PRC

Nonostante ciò l’Italia non è un paese “coloniale”, l’Italia rappresenta pur sempre il 12,5% del Pil europeo. Alessandro ha insistito sulla centralità della classe operaia e della vertenza Fiat: la lotta di Pomigliano è difensiva, ma in un contesto diverso dal passato. Anche Valdagno, nel ’68, era una lotta difensiva. Marchionne vuole eliminare la Fiom e la borghesia è preoccupata delle politiche di Marchionne e per questo ci sono divisioni al loro interno. Berlusconi il 14/12 ha riportato una vittoria di Pirro, il problema è l’assenza dell’opposizione parlamentare, tuttavia si arriverà alle elezioni e avremo tre poli: Pd, Terzo Polo e Pdl-Lega. Con la nascita del terzo polo è probabile una scissione a destra nel Pd, Questo partito non resterà un blocco monolitico, sarà un partito borghese con correnti socialdemocratiche in evoluzione. La Lega vuole andare al voto, sa che il federalismo è un’utopia perché la borghesia vuole dare più peso agli Stati, il resto è troppo costoso. Poi Alessandro ha ricordato che, negli ultimi 15 anni, sono nate in Italia 78 formazioni politiche e ci sono state 14 scissioni a sinistra dell’attuale Pd. Oggi il movimento operaio non guarda al Prc come soggetto d’avanguardia. In Argentina sono passati 60 anni e non si è formato alcun un partito di classe. C’è stata anche una situazione prerivoluzionaria e comunque il partito di classe non si è formato; ci sono formazioni di sinistra che vanno dallo 0,8 all’1,2 e qui non siamo molto lontani da quello.

La platea della conferenza nazionale

Serve un partito di classe.

In Italia, qualsiasi lavoratore o attivista, in questo momento si sta ponendo il problema di come è ridotta la sinistra. L’idea di avere una sinistra più ampia è la base su cui Ferrero ha costruito uno straccio di consenso attorno a una proposta così debole come quella della federazione che, per i soggetti di cui è composta, ci ha allontanato dalla Fiom. Infine ha parlato delle manifestazione studentesche contro la riforma Gelmini: questi giovani che seguono i disobbedienti, cosa hanno in testa? Voglionio fare una forzatura e rompere questa cappa che esiste nel movimento. È questo è motlo positivo!

Moltissimi gli interventi.

Giovanni Rivecca della Fiat di Melfi ha illustrato gli effetti della crisi: in Valbasento 3mila posti di lavoro in meno, crisi del mobile. La lotta a Melfi è per la sopravvivenza e sarà durissima. Massimiliana Piro di Napoli: “importante la partecipazione degli operai di Pomigliano alla lotta di Terzigno, veniva considerata l’altra faccia della stessa medaglia a cui la borghesia non dà risposte. Il capitalismo non è riformabile”. ù

Mimmo Lofferdo - delegato FIOM CGIL della Fiat di Pomigliano

Mimmo Loffredo della Fiat di Pomigliano: “le scelte del Pd hanno fatto dire a tanti lavoratori in Fiat non politicizzati: il Pd non è  il nostro partito di riferimento. Tutti i lavoratri vedono la Fiom come unica forza che li rappresenta”. Mario Iavazzi, della funzione pubblica di Bologna: “attaccano il pubblico impiego in tutta Europa. Con la legge Brunetta, oltre al blocco per quattro anni del salario, c’è anche la riduzione del salario nominale con il blocco della contrattazione integrativa”; Marzia De Luca, call center di Firenze: “i legami del Pd con la Cgil sono ben saldi, ma il rapporto non è quello della cinghia di trasmissione, l’obiettivo è quello di cislizzarla”.

Francesco Giliani, insegnante di Modena: “la natura delle lotte del movimento studentesco e immigrati è determinata dalla deboleza delle organizzazioni del movimento operaio. C’è una crititca diffusa al corteo rituale, all’antirazzismo di rito buonista”.

Antonio Erpice, di Napoli: “A partire dalla lotta di Pomigliano si smette di arretrare. A Pomigliano in Fiom dicono “ricostruiamo il sindacato con il lavoro clandestino, modello anni ‘50”. L’ambito operaio e degli immigrati non ha rappresentanza politca e neanche Vendola è egemone”.

Emanuele Cullorà, di Milano: “gli esiti elettorali di una forza di classe non sono determinanti per dichiararla viva o morta”.


Antonio Santorelli - FIOM di Napoli

Antonio Santorelli, Fiom di Napoli: “Dopo la manifestazione del 16 ottobre la fiom non farà nessun passo indietro perché non è possibile, anzi lo scontro si accelererà con questa squallida Cgil”. Ilario Pinnizzotto di Messina: “Per noi Pomigliano è nord, come la Svezia per i romani. La maggior parte dei lavoratori al sud vive in una condizione da sottoproletario, la maggior parte guadagna 30 euro per 14 ore di lavoro”. Orlando Maviglia, Fiom di Bologna: “Nella coscienza delle masse c’è l’idea che il capitalismo non ti garantisce un futuro. La necessità di un partito di classe emerge dal fatto che manca una rappresentanza politica del movimento operaio. Non è scontato che sia un’aggragazioone burocratica”. Claudio Bellotti: “Lo scontro in Fiat è importante perché solo nello scontro di classe si definiscono le avanguardie e l’espressione politica della classe”.

 

Roberto Sarti

Roberto Sarti ha introdotto un dibattito storico sulla natura delle organizzazioni del movimento operaio e l’intervento dei comunisti, ricordando che, sul lavoro nelle organizzazioni di massa, non abbiamo inventato nulla rispetto a quanto già Marx ed Engels scrivevano nel capitolo “proletari e comunisti” del Manifesto del partito comunista, un libro che, nella sua semplicità, contiene tutta l’essenza del pensiero marxista. Già Marx ed Engels dicevano che i comunisti non costruiscono un partito al di fuori delle organizzazioni già esistenti, l’avanguardia non è nulla se non riesce a conquistare le masse. Ha poi ripercorso la storia di questo rapporto a partire dall’esperienza dei bolscevichi, che fra il 1903 e il 1917 i bolscevichi erano minoranza nel movimento, di Trotskij negli anni trenta e di Ted Grant a partire dagli anni 40, fino ai giorni nostri.

Sonia Previato - CPN del PRC

E sullo stato della nostra battaglia è intervenuta, nel dibattito dell’ultima giornata Sonia Previato, che ha illustrato il radicamento operaio raggiunto dalla nostra tendenza nel un contesto di una durissima guerra di classe portata avanti dal capitale. Abbiamo parlato dell’esigenza di un partito di classe che rappresenti il conflitto operaio e della necessità di rivolgerci a una militanza che vada oltre il Prc, tuttavia le difficoltà in cui versa questo partito offrono ancora possibilità di confronto. Nei congressi del Prc di Roma e di Napoli vediamo il nostro consenso crescere in modo esponenziale anche sulla base del ridimensionamento della maggioranza.

Le nostre strutture studentesche possono rafforzarsi molto, a patto di intercettare la radicalità giovanile e trasformarla in attivisti per la nostra tendenza.

Abbiamo grandi possibilità, la campagna a sostegno alle mobilitazioni della Fiom, che abbiamo avviato il 16 ottobre e che articoleremo nei prossimi mesi con un nuovo appello ci consentirà di orientarci nella nuova fase e di raggiungere anche i nostri obiettivi di rafforzamento.

All’assemblea nazionale è stato anche eletto il nostro coordinamento nazionale.

Quest’anno avremo la nostra Festa Rossa che sarà a Roma dal 7 al 10 luglio in uno spazio all’aperto in una zona operaia, la zona Tiburtina e sarà un’altra grande occasione di confronto e di crescita del nostro lavoro politico.

La conferenza si è conclusa rinnovando l'impegno della nostra tendenza nelle prossime mobilitazioni convocate dalla FIOM, a partire dallo sciopero generale del 28 Gennaio, che si inseriscono nella nuova fase dello scontro di classe in Italia, aperto dalla lotta dei lavoratori di Pomigliano e di Mirafiori.

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