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Dal 7 al 9 dicembre 2012 si è svolta la conferenza nazionale di FalceMartello. Con 150 compagni presenti, è stata la conferenza con la più grande partecipazione mai avuta nella storia della tendenza marxista Ai lavori ha partecipato anche Fernando D’Alessandro, redattore di In Defence of Marxism, il sito della Tendenza Marxista Internazionale. La riunione si è svolta nel mezzo della fase più turbolenta della storia del capitalismo che in Italia si riflette nella ripresa delle mobilitazioni, specie sul terreno giovanile e studentesco.

Claudio Bellotti ha introdotto il dibattito sulle prospettive politiche italiane analizzando la situazione che ha visto nell’ultimo anno la classe dominante che provare a sigillare i possibili canali di sfogo del disagio crescente nella società con la carta del governo Monti. Qualcosa tuttavia comincia a sfuggire dal controllo e questo si concretizza nell’esplosione della rabbia operaia nel Sulcis, all’Ilva, a Pomigliano.

C’è stata un’ondata  di licenziamenti e molti altri incombono. L’esplosione massiccia del fenomeno dei licenziamenti è stata solo ritardata negli ultimi due anni dall’uso considerevole degli ammortizzatori sociali (oltre un miliardo di ore di cassa integrazione).

Anche in Italia, dopo la Grecia, la Spagna, la Francia, sta rapidamente conquistando centralità la questione di classe, lo scontro sociale, sebbene questo non si esprima ancora in un azione generalizzata di mobilitazioni e di lotta.

Il processo di radicalizzazione che avevamo visto nell’ultima parte del governo Berlusconi è stato violentemente interrotto dal cambio di governo che ha ricollocato buona parte delle direzioni del movimento operaio a sostegno dell’unità nazionale, disorientando gli attivisti. Ma la direzione di marcia non è cambiata e lo si è visto chiaramente con lo sciopero del 14 novembre che, nonostante l’improvvisazione nella preparazione mostrata dall’apparato della Cgil, ha rappresentato l’occasione per l’esplodere del protagonismo di un largo settore di giovani e di giovanissimi che hanno portato nelle mobilitazioni autunnali un sentimento che nel paese maturava, ma non trovava la possibilità di esprimersi a causa della cappa imposta dalla burocrazia sindacale sul movimento operaio e sulla classe. In tal senso, abbiamo visto mobilitazioni diverse da quelle degli anni passati che ponevano al centro questioni legate solo alle condizioni degli studenti: nel caso delle lotte di questo autunno l’elemento dominante è stato la critica e la rottura con il sistema. Quindi come in Grecia e in Spagna, i giovani anche in Italia potrebbero essere l’“ariete che rompe il ghiaccio”.

La borghesia italiana è consapevole di quanto sta accadendo e deve fare i conti con il suo problema storico, quello dell’assenza di un proprio strumento politico che sia espressione diretta dei suoi interessi e del suo programma. Problema che si ripresenta anche nelle imminenti prossime elezioni politiche nelle quali sul Partito Democratico e su Bersani, magari alleato con Monti e i centristi, la borghesia proverà ad investire per vedere realizzato il suo programma di austerità. Ma la crisi economica e l’assenza di una base materiale per una politica di concertazione continueranno a spingere i lavoratori verso il conflitto generalizzato che le direzioni dei sindacati non potranno evitare.

Tanti gli interventi. Tra questi se ne segnalano alcuni.

Alessio Marconi, coordinatore nazionale di Sempreinlotta, ha riportato le vicende delle mobilitazioni studentesche che si inseriscono in un processo di radicalizzazione e di progressiva presa di coscienza. In queste mobilitazioni, il peso specifico delle questione studentesche è stato inferiore rispetto alle questioni legate alla crisi e alla disuguaglianza sociale che anticipa ed esprime il desiderio di spingere avanti la lotta contro il sistema. Emblematico il fatto che dopo il ritiro del ddl Aprea non vi sia stato un “ritorno a casa” da parte degli studenti. Rilevante anche che fra gli studenti fosse scontato e assodato il legame nella lotta con la classe lavoratrice.

Jacopo Renda ha sottolineato come un inizio di radicalizzazione, oltre che fra i giovani, si comincia ad osservare anche in alcuni settori operai, citando, ad esempio, il ritorno della lotta alla Fiat di Pomigliano  dove pochi giorni prima si era riuscito a costruire un presidio con blocco delle merci a cui hanno partecipato oltre 300 lavoratori.

Paolo Grassi nel suo intervento ha ribadito che il clima nelle fabbriche e la disponibilità a lottare c’è, ma le direzioni sindacali non offrono un’alternativa concreta, né lo faranno spontaneamente. Sarà solo una spinta dal basso a permettere l’inizio di una nuova fase.

Mimmo Loffredo, operaio della Fiat di Pomigliano, ha fatto una metafora molto efficace dell’attuale situazione paragonando il tappo impresso sulla rabbia operaia al Vesuvio che dorme da tempo e che al suo risveglio sarà esplosivo. A Pomigliano ci sono stati segnali di ripresa della mobilitazione dopo il fallimento annunciato del progetto Fabbrica Italia. La rabbia, di fronte alla prospettiva dei licenziamenti, è generale e sta montando anche tra i lavoratori che inizialmente si erano schierati a favore del Sì al referendum. Oggi inoltre, dice Mimmo, in fabbrica accanto alla disponibilità alla lotta che ritorna, c’è una discussione politica più avanzata tanto che, ad esempio, non è più un tabù discutere di nazionalizzazioni proprio come all’Ilva di Taranto. Così come sempre presente nei settori più avanzati della classe è il tema della riorganizzazione politica della classe lavoratrice.

A questo proposito, Alessandro Giardiello ha affermato come la proposta del partito di classe sia una proposta ancora in campo, una prospettiva aperta e necessaria. Il Movimento 5 stelle non reggerà ai processi che si apriranno con l’approfondirsi delle lotte e potrebbe infrangersi prima del previsto portando alle estreme conseguenze le prime crepe già ora visibili nei dissidi interni.

Antonio Erpice nel suo intervento ha riportato quanto emerso in un assemblea di lavoratori degli stabilimenti Fiat del sud, fra i quali da un lato è percepibile una radicalizzazione di un settore più ampio e dall’altro uno scollamento di piccoli nuclei di lavoratori, frustrati dalla direzione sindacale, che si staccano dalla massa dei lavoratori e tentano di scuotere la situazione con iniziative che corrono il rischio del minoritarismo o dell’isolamento, un rischio al quale dobbiamo tentare di dare risposte con una prospettiva complessiva di costruzione del conflitto nelle fabbriche e di organizzazione dei settori più combattivi.

Sono poi state realizzate due commissioni specifiche sulla situazione giovanile e sul lavoro sindacale.

Nel dibattito della commissione giovanile è stato sottolineato che il peggioramento delle condizioni materiali coinvolge prima di tutto i giovani e le giovani generazioni. Gli studenti, in questi ultimi anni, dentro le scuole hanno vissuto solo l’evolversi della crisi. Nel movimento giovanile è quindi presente una maggiore concretezza nelle discussioni che si concentrano sui temi dell’unità con i lavoratori contro la crisi e i suoi effetti. Il processo che si è aperto in autunno è destinato a proseguire e a legarsi in maniera forte con lo sviluppo di ciò che accade nel movimento operaio. Il punto dell’unità con i lavoratori viene colto con estrema facilità da parte degli studenti in mobilitazione, nonostante la pratica delle piazze separate sviluppata dalle direzioni del movimento. Il movimento giovanile si pone quindi al centro del nostro lavoro. Molti giovani avvicinati attraverso il nostro intervento e quello dei collettivi Sempreinlotta sono particolarmente permeabili alle idee rivoluzionarie, mostrano desiderio e volontà di formarsi politicamente ed attivarsi. La stragrande maggioranza di questi studenti vuole conoscere la nostra analisi sulla crisi e come si legano le questioni particolari della loro scuola alle questioni politiche più generali.

La commissione sindacale si è invece concentrata sulle sfide, i risultati e le criticità che si affrontano nelle piattaforme di intervento principali. Alcuni compagni hanno rilevato l’inefficacia della sinistra sindacale con la Cgil che vogliamo che limitando la propria azione alla presentazione di documenti nei direttivi perde pezzi a favore della maggioranza e la Rete 28 Aprile che lancia proclami e ultimatum verso la burocrazia della Cgil mancando di dare indicazioni e chiarimenti per la battaglia quotidiana degli attivisti nei luoghi di lavoro. In Fiat, la pubblicazione del foglio Radio Fabbrica sta contribuendo a costruire un rapporto di collaborazione tra operai di diversi stabilimenti proprio nel momento in cui si intravedono chiari segnali di risveglio. Infine, alla Terim di Modena, fabbrica dove il conflitto in questi anni è stato durissimo costituendo di fatto un punto di riferimento per molti attivisti, lo scontro, ci ricorda Francesco Santoro, delegato Fiom, non si è ancora chiuso, ma è stato solo rimandato. Di fronte al probabile svuotamento dell’impianto e al licenziamento di gran parte dei lavoratori, tutti gli attivisti sindacali ed operai presenti si sono impegnati a sostenere la vertenza con tutti gli strumenti necessari per garantire l’integrità dello stabilimento e la difesa dell’occupazione.

Infine, una discussione sui nostri compiti organizzativi ha messo in evidenza come FalceMartello si sia rafforzata in questi anni  inserendosi a pieno titolo nel dibattito politico del movimento operaio e della sinistra e tutto questo nonostante tutte le organizzazioni della sinistra italiana siano attraversate da forti crisi di autorità e di consenso. Fra gli attivisti di sinistra e fra i settori più avanzati dei lavoratori è prevalente la percezione del vuoto politico e dell’inadeguatezza delle forze esistenti. La proposta di un Partito di classe che si costruisca a partire dalla radicalizzazione politica e sociale del prossimo periodo e che punti a ricostruire la rappresentanza politica dei lavoratori è quindi una necessità impellente per il movimento operaio italiano. La conferenza di FalceMartello ha quindi rilanciato l’appello rivolto a tutti gli attivisti della sinistra e del Prc a lavorare con noi sulle nostre piattaforme per la realizzazione di questo obiettivo.

Alla fine dei lavori è stato eletto il nostro coordinamento nazionale e organizzata una colletta di auto-finanziamento con la quale sono stati raccolti circa 8mila euro.

La conferenza si è conclusa con un sentimento di forte fiducia nella classe e nel futuro della nostra organizzazione. Il lavoro collettivo, la passione e l’entusiasmo di tutti i compagni presenti era palpabile nei canti dell’Internazionale e di Bandiera Rossa con cui ci siamo salutati.

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