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La situazione in Ucraina è ben lungi dall'essere pacificata. Il governo del Presidente Poroshenko e del Primo ministro Yatseniuk ha portato avanti il programma del Fondo monetario internazionale a ritmi rapidissimi e gli effetti sono devastanti. Il Pil nei primi tre trimestri del 2014 è sceso del 5% rispetto al 2013, l'inflazione ogni mese cresce del 14% e la moneta nazionale, la hrvina, è crollata, insieme ai salari reali. È un dato allarmante per l'inverno che incombe.

Il governo di Kiev è un governo di crisi, acceleratasi dopo la virtuale sconfitta della “Operazione AntiTerrorismo” (Ato) contro i ribelli del Sud est. Le ultime elezioni sanciscono uno spostamento a destra del quadro politico, all'interno di un' elevatissima astensione. Infatti solo il 52% degli aventi diritto è andato a votare. Particolarmente bassa l'affluenza in quelle zone del sud-est ribelle dove si è votato (325) ma anche in importanti città come Odessa (39%), dove c'è stata una campagna per il boicottaggio del voto da parte di forze dell'opposizione, e Kharkov (43%) la seconda città del paese.

I mass media occidentali hanno descritto le elezioni come la vittoria della democrazia e delle forze che difendono i «valori europei». (Quali?)

Nulla potrebbe essere più lontano dalla realtà. Grande è stata la censura nei confronti dei media, con 18 giornali a cui è stata tolto il permesso di uscire in edicola e diverse stazioni televisive chiuse. Il clima di terrore nei confronti degli oppositori e degli attivisti di sinistra è stato incessante, ed è andato di pari passo con la glorificazione del collaborazionismo nazista durante la seconda guerra mondiale. Una celebrazione a cui nemmeno le alte cariche dello stato si sottraggono Poroshenko ha decretato due nuove feste nazionali: l'anniversario della nascita dell'Upa, l'Esercito nazionale ucraino che fiancheggiava i nazisti, e la data di nascita del suo capo, Stefan Bandera. Un segnale piuttosto chiaro del nuovo corso «democratico».

kirichuk sitoDalle elezioni tuttavia il Blocco di Poroshenko è sconfitto, arrivando secondo con il 21,8%. Il presidente, fra i principali oligarchi del paese, è raffigurato come maggiormente disposto al dialogo con i ribelli, assieme al suo alleato Vitali Klitschko, sindaco di Kiev e uomo di riferimento di Berlino,

Hanno dovuto cedere il passo al Fronte del Popolo del Premier Yatsenyuk, infarcito di elementi apertamente reazionari e di comandanti dei battaglioni di volontari inviati nel Donbass. Il leader della formazione neonazista Pravy Sektor, Dmitri Yarosh, è eletto parlamentare in un seggio uninominale con l'appoggio del Fronte del popolo. Lo stesso è accaduto per Andriy Biletsky, comandante del battaglione Azov, formato da volontari di estrema destra. Yatsenyuk rappresenta il settore della classe dominante più vicino a Washington.

Altre formazioni ultra - nazionaliste e di estrema destra ottengono risultati significativi, come Samopomich (11%) capeggiato dal sindaco di Leopoli e che annoverava fra i suoi candidati il comandante del battaglione volontario «Donbass» Semen Semenchevo. Per non parlare del partito radicale di Oleh Lyashko che col 7,5% ha pescato nel bacino elettorale di Svoboda. è del tutto scorretto parlare di sconfitta dell'estrema destra: essa è stata semplicemente ospitata nei partiti più grandi.

Il Partito comunista con il 4% non riesce a sorpassare il quorum e a ottenere dei deputati. Le ragioni sono diverse. In primo luogo la campagna di repressione indiscriminata nei confronti del partito e dei suoi militanti, con numerosi sedi bruciate e devastate. In secondo luogo, la separazione della Crimea e la bassissima affluenza nelle regioni del Sud-est, tradizionali roccaforti del Pc. Il blocco delle opposizioni, raggruppatosi attorno al vecchio Partito delle regioni, con il 9% è destinato a un ruolo di scarso rilievo.

Il “partito della guerra” esce quindi rafforzato e influenzerà pesantemente le scelte del prossimo governo di coalizione.

Il tutto in un contesto dove, come già spiegato, le elezioni nelle regioni del Sudest non si sono svolte e la resistenza non è stata affatto schiacciata. Poroshenko è stato costretto all'inizio di settembre a raggiungere un accordo con Putin e le repubbliche ribelli. L'intesa raggiunta a Minsk contemplava un cessate il fuoco nelle zone di guerra, ma questo non è stato affatto rispettato dall'esercito ucraino, che ha continuato i bombardamenti contro le Repubbliche ribelli, provocando oltre 350 morti. Perfino i mass media occidentali non possono celare alcuni crimini di guerra commessi da Kiev, e riportano dell'utilizzo di bombe a grappolo dell'aviazione ucraina su Donetsk.

Allo stesso tempo, la debacle delle forze di Kiev nello scontro bellico ha provocato lo sviluppo di manifestazioni importanti che richiedevano la smobilitazione, particolarmente delle madri dei coscritti, ma anche dei soldati stessi.

Lo scorso 300 soldati della Guardia nazionale hanno marciato verso il palazzo presidenziale, dopo aver chiuso i propri ufficiali nelle caserme, chiedendo di essere congedati. Una situazione simile si è verificata a Kharkov.

La crisi dello Stato ucraino è dunque verticale e si approfondirà una volta che il nuovo governo di coalizione porterà avanti la bozza di programma già circolante, scritta assieme al Fmi, che prevede: il cambiamento dello Statuto del Lavoro con pesanti restrizioni ai diritti dei lavoratori;  il diritto di licenziare i lavoratori senza l'approvazione del sindacato; l'annullamento del divieto di riduzione del numero di ospedali e cliniche; la privatizzazione delle miniere di carbone e del sistema ferroviario-stradale; il rifiuto della regolamentazione dei prezzi dei prodotti agricoli, ecc.

All'interno delle Repubbliche del Donbass e di Lugansk si sviluppano, pur tra tendenze contrastanti, fenomeni che vanno nella direzione opposta. L'odio verso gli oligarchi che hanno appoggiato nei fatti il governo golpista continua ad essere profondo, tanto che il premier della repubblica del Donbass ha annunciato la nazionalizzazione di tre imprese private, di cui due di proprietà di Akmetov, il capitalista più ricco del paese.

Sempre nel Donbass in un'altra fabbrica metalmeccanica, la Zugrez – Zemz i lavoratori posto lo stabilimento sotto il loro controllo, esautorando i manager.

L'appoggio popolare alle repubbliche di Donetsk e Lugansk è stato dimostrato dall'affluenza alle elezioni celebratesi il 2 novembre scorso. Nemmeno diversi mass media occidentali hanno potuto nascondere le code ai seggi.

Tuttavia, diversi partiti politici non sono stati ammessi al voto e particolarmente grave è stata l'esclusione dei Comunisti del Donetsk dalle schede elettorali, formalmente per «irregolarità nella presentazione delle liste». In una lotta di forze vive, ci sono alcuni settori, legati agli oligarchi, non solo provenienti dal Donbass, che non vogliono che gli elementi di potere popolare e di democrazia operaia si sviluppino e si approfondiscano e che le promesse di nazionalizzazione delle proprietà degli oligarchi non si traducano in realtà. La normalizzazione delle Repubbliche del sud-est, in un processo guidato esclusivamente dell'alto, è un pericolo reale.

Il protagonismo operaio e un programma di indipendenza di classe sono questioni decisive per impedire la minaccia, sempre più reale, della frammentazione del paese e dello spettro di una soluzione di tipo jugoslavo.

La guerra civile in Ucraina rappresenta un punto di svolta nella situazione mondiale ed i suoi sviluppi devono essere discussi in profondità a livello internazionale da tutti i lavoratori e i giovani.

La resistenza antifascista deve essere sostenuta con tutte le nostre forze.

Per questa ragione abbiamo pubblicato un libro, La guerra civile in Ucraina, e promosso una serie di assemblee in tutta Italia alla presenza di Sergei Kirichuk, dirigente di Borot'ba, organizzazione comunista ucraina duramente perseguitata e costretta alla clandestinità dal governo di Kiev.

Vi invitiamo a partecipare e discutere con noi.

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