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podemos-human-waveCentinaia di migliaia di persone sono scese in piazza il 31 gennaio a Madrid, nella manifestazione indetta da Podemos come inizio della sua campagna elettorale. La manifestazione di dimensioni gigantesche, subito dopo la vittoria di Syriza in Grecia, riflette la profonda rabbia di milioni di lavoratori contro l'austerità capitalista, così come esprime la speranza che vi si possa mettere fine.


I manifestanti sono venuti da tutta la Spagna in pullman, in automobili collettive, con i mezzi pubblici, per mostrare il loro sostegno a questo partito che ha solo un anno di vita , nonché il loro rifiuto per le politiche di tagli selvaggi attuate dal governo di destra del Partito Popolare e in precedenza dal PSOE.


La polizia ha parlato di 100mila persone, gli organizzatori di 300mila. Qualunque sia la cifra esatta, in piazza c'era moltissima gente. L'intero percorso della manifestazione (da Cibeles alla fine evocativa a Puerta del Sol) era pieno di gente prima che la marea iniziasse a muoversi.

 

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Pablo Iglesias parla alla "marcha del cambio"

A capo della "marcia per il cambiamento" uno striscione portato non dai dirigenti di Podemos ma da militanti di base recitava “il tempo è ora". Anche se gli organizzatori avevano deciso di non caratterizzare la manifestazione con slogan o rivendicazioni particolari, la gente aveva molte cose da dire. Vi erano rappresentate tutte le principali lotte dell'ultimo periodo: contro i tagli all'istruzione, contro la privatizzazione della sanità, la campagna anti-sfratti, c’erano anche i pazienti affetti da epatite C che lottano per il loro diritto di accedere ai più recenti trattamenti (che il governo considera "troppo costosi").


La vittoria di Syriza in Grecia ha avuto chiaramente un grande impatto in Spagna e ora c’è una convinzione diffusa della possibilità di farla finita con le brutali politiche di austerità imposte dal capitalismo negli ultimi anni, e c'erano molti striscioni in greco alla manifestazione.


Inoltre era significativo vedere molte bandiere repubblicane. La leadership di Podemos è stata attenta a non essere dipinta come a favore delle l'abolizione della monarchia, limitandosi ad affermare che sarà un nuovo processo costituente a decidere la questione del capo dello Stato. Ma è chiaro che il rifiuto di tutte le istituzioni della democrazia borghese fondata nel 1978, alla fine della dittatura di Franco, colpisce anche la monarchia, che sprofonda nella corruzione e negli scandali. A giudicare dallo stato d'animo alla manifestazione, l'approccio prudente dei leader non ha alcuna giustificazione.


Una compagna spagnola veterana della lotta rivoluzionaria contro la dittatura di Franco ha riassunto così l’umore dei partecipanti:


"Questa mattina la marea umana di Podemos ha conquistato Madrid. Bandiere di tutto il paese, con tutti i tipi di richieste e slogan, centinaia di bandiere repubblicane, famiglie intere, una sensazione di volersi identificare con gli obiettivi della manifestazione con magliette, adesivi, ecc. La sensazione dominante era di speranza e di fiducia nella nostra forza, riassunta nello slogan 'Sì, se puede'. Questo era l'ambiente di oggi per le strade di Madrid.”


"Gli eventi a cui stiamo assistendo sono davvero impressionanti. Vi è un chiaro cambiamento nell'ambiente. Si dice che ci fossero 300.000 persone. Nonostante l'approccio della leadership, rivendicazioni, slogan e canzoni avevano un chiaro contenuto di classe. Le canzoni di lotta della nostra classe tornavano a vivere. È stato molto commovente".

Non si trattava solo di manifestanti giovani, ma di un’enorme dimostrazione di forza da parte di lavoratori di tutte le età che hanno detto: ne abbiamo abbastanza. Inoltre, era una risposta alla disgustosa campagna di attacchi isterici dei media capitalisti a Podemos e ai suoi leader. Per mesi li hanno accusati di essere legati al terrorismo dell'ETA, di essere "castro-chavisti", di essere finanziati dall'Iran e tutta una serie di altre false accuse una più scandalosa e ridicola della precedente.


Nessuna ha avuto alcun impatto e Podemos è ora primo in tutti i sondaggi. Il dirigente di Podemos Inigo Errejón ha detto: "questa marcia inizia a Cibeles e finisce a La Moncloa" (la residenza ufficiale del primo ministro). La gente oggi si aspetta la vittoria elettorale di Podemos per porre fine, non solo all'austerità, ma al regime nato nel 1978. Molti portavano cartelli con scritto "tick-tock", a significare il conto alla rovescia per la fine del governo del PP.


Il primo ministro spagnolo Rajoy è preoccupato per il chiaro impatto degli eventi in Grecia. La Spagna è diventata il più forte avversario delle concessioni dell’UE al nuovo governo greco. Qualsiasi idea di modificare le politiche di austerità distruggerebbe ogni legittimità rimanente per Rajoy e potrebbe addirittura portare alla caduta del governo.


Questo è l'inizio di un anno elettorale in Spagna. A marzo ci saranno le elezioni in Andalusia, dove il PSOE governa con Izquierda Unida ed entrambi si sono screditati portando avanti politiche di tagli. Poi a maggio ci saranno le elezioni comunali e regionali. Il Partito Popolare e altri sindaci di destra in città e regioni chiave si trovano davanti a una probabile sconfitta, in alcuni casi, per mano di ampie coalizioni degli attivisti di sinistra e anti-austerità. Poi a settembre ci saranno le elezioni anticipate in Catalogna. Infine, novembre è il termine ultimo per Rajoy per indire le elezioni politiche.

L'enorme manifestazione di Madrid dimostra non solo l'opposizione di massa profondamente radicata alle politiche di austerità, ma anche la speranza che si possa vincere sconfiggendo il PP. Le masse hanno detto "basta!" Attraverso la propria esperienza, nella lotta, ma anche nelle cabine elettorali, capiranno che vi è una contraddizione di fondo tra le loro aspirazioni di base (all'istruzione, all'assistenza sanitaria, alla casa, al lavoro) e la continuazione del sistema capitalistico in crisi.

 

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