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Per cercare di aumentare il rendimento, i fondi pensione stanno investendo sempre più in settori ad alto rischio, come gli immobili, i fondi speculativi e i fondi di “private equity”. Questi ultimi sono fondi pensati per aiutare la crescita delle piccole aziende ma che hanno ora lo scopo di acquistare, indebitandosi, aziende di solito molto grandi, farle a pezzi, rivenderle e uscire subito incassando lauti profitti. Sono fondi che non hanno alcun controllo, gestiti in modo completamente discrezionale e che hanno a disposizione una quantità di soldi inimmaginabili, si parla di centinaia di miliardi di dollari.

In Inghilterra i fondi pensione investono ormai massicciamente in questo tipo di soggetti perché “rendono” di più, senza occuparsi di come ciò possa accadere. Solo nel 2006, in quel paese, con i soldi dei fondi pensione, i fondi di private equity hanno comprato e spezzettato oltre 1500 società, con decine di migliaia di licenziamenti (Il Sole 24 ore, 27 febbraio). Per garantire una pensione privata ai lavoratori, i fondi inseguono le rendite più proficue tra cui appunto quelle della private equity, che per mantenere alti rendimenti licenziano altri lavoratori. I sindacati sono sul piede di guerra e accusano i responsabili di questi fondi di essere degli speculatori senza scrupoli, ma alla fine a causa della politica di promozione delle pensioni private a scapito di quelle pubbliche a cui si sono dedicati in questi decenni oltre a lamentarsi non riescono a far null’altro che invitare i gestori dei fondi pensione a non investire nelle “private equity”.

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