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Lungi da noi augurarci il fallimento di un qualunque fondo, perché in ultima analisi a farne le spese sono solo e unicamente lavoratori, pensionati e piccoli risparmiatori, va comunque detto che casi di insolvenza non mancano anche in Italia. Di questo se ne parla sempre molto poco, forse perché vista la campagna intensa che è stata avviata in queste settimane per convincere i lavoratori a mettere il proprio Tfr nei fondi, parlarne può nuocere al risultato finale.

Recentemente (sabato 17 febbraio) Il sole 24 ore, giornale di Confindustria che ha tutto l’interesse a reclamizzare i fondi pensione, ha pubblicato una serie di articoli su alcuni fallimenti.

Il primo caso è quello della Cassa Ibi, fondo pensione dei dipendenti dell’ex Istituto bancario italiano inglobato poi in Cariplo nel 1991. Fondo che è riuscito ad investire tra le altre cose in obbligazioni argentine e azioni Parmalat, quindi investimenti differenziati.

Ora manca all’appello una cifra di 40 milioni di euro. Il fallimento è avvenuto nonostante prima l’Istituto bancario italiano, poi la Cariplo, poi banca Intesa e infine Intesa-Sanpaolo si siano fatte carico di aumentare a dismisura i contributi datoriali per recuperare il deficit arrivando fino a coprire un 14% di contributo al fondo per dipendente (quando la media del contributo dei padroni ai fondi per conto dei lavoratori si aggira intorno all’1%).

Altro caso degno di nota è il crack del fondo del Teatro Carlo Felice di Genova.

Citiamo l’articolo de Il Sole 24 ore: “Si è salvato dal crack del fondo pensione solo chi, giunto alla fine della sua carriera lavorativa, ha riscattato tutto il capitale prima del 2002. Dopo, il diluvio (…) Oggi gli oltre 300 tra pensionati e lavoratori attivi del Teatro Carlo Felice di Genova non sanno se riusciranno a recuperare quanto versato nel fondo di previdenza integrativa a favore del personale dell’Ente autonomo Teatro comunale dell’Opera di Genova. (…) Il Fondo fondato nel 1971 con un accordo tra i sindacati e l’Ente Teatro è andato in liquidazione nel maggio del 2004 - il primo in Italia - con un deficit, secondo il conteggio del commissario liquidatore Ermanno Martinetto, di quasi 9 milioni di euro. E ormai a dare una risposta a questi lavoratori e pensionati saranno solo le carte bollate e la moneta fallimentare”. Il Fondo era gestito da amministratori e revisori divisi in misura paritetica tra Ente e sindacati.

 

14/03/2007 

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