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Ordine del giorno sulla missione in Libano

 

La terza Conferenza nazionale dei GC, tenutasi a Roma dal 20 al 23 settembre 2006, ha respinto a larga maggioranza questo ordine del giorno  contrario all'invio di truppe in Libano, presentato dai sostenitori di FalceMartello (quarto documento alla conferenza GC).

 

Solo pochi mesi fa i GC erano impegnati nel distribuire, durante la campagna elettorale, migliaia di volantini in cui si sosteneva che il prossimo governo avrebbe ritirato le truppe dall’Iraq e dall’Afghanistan. Questa era la richiesta più ovvia dopo aver partecipato insieme a milioni di persone alle manifestazioni contro la guerra in Iraq e prima contro la guerra in Afghanistan. In realtà, in questi primi mesi di governo, abbiamo visto tutta un’altra storia: le truppe non solo non sono state ritirate ma, anzi, è stato dato il via libera al proseguimento delle missioni.

A luglio Rifondazione ha votato compattamente, al Senato, il rifinanziamento di tutte le 18 missioni militari all’estero, in primis quella afgana, in cambio di un  ritiro dall’Iraq del quale per ora non vi è traccia. Mentre si discuteva se un’aggressione imperialista come quella afgana fosse appoggiabile dal nostro partito e dai GC, il governo, all’aprirsi del conflitto in Libano, dichiarava di essere disponibile a dispiegare un contingente cospicuo nella regione sotto l’egida dell’ONU. Sembra che il ruolo dei caschi blu in Somalia e Jugoslavia (per ricordare le recenti missioni) e gli scandali suscitati dalle violenze sulla popolazione siano stati completamente rimossi.

L’Italia dispiega contingenti di migliaia di soldati oggi in Iraq, Afghanistan, Libano e di diverse centinaia in Bosnia e in Kosovo.  Questi contingenti che costano svariati miliardi (ben 560 milioni di euro a semestre, a questo dato sono da aggiungere i 280 milioni di euro annui previsti per il Libano), mentre si discute una finanziaria di lacrime e sangue da 30 miliardi di euro fatta di tagli a pensioni, sanità, scuola e stato sociale. Il contesto libanese, con l’impossibilità di disarmare Hezbollah (che causerebbe una rivolta di massa contro le truppe) e di fermare future aggressioni israeliane, ben presto dimostrerà come, in realtà, questa missione non sia per nulla umanitaria, né pacifica, ma serva solo a garantire il ruolo imperialista di Israele nell’area mediorientale. La diplomazia delle grandi potenze, anche se ammantata di retorica, da decenni ha contribuito a negare al popolo palestinese un diritto all’autodeterminazione.

Pace e giustizia in Palestina e in tutto il Medio Oriente possono venire solo dalla ripresa del protagonismo delle masse e dei lavoratori al di sopra delle frontiere. Solo una lotta rivoluzionaria contro tutte le classi dominati e contro le ingerenze dell’imperialismo può porre le basi di una pace giusta che rispetti i diritti di tutti popoliIn questo contesto la posizione favorevole dei nostri parlamentari riguardo alla missione è in netta contraddizione con la posizione assunta e difesa più volte dal partito e dai GC riguardo alla guerra, e alla politica di questi ultimi anni sviluppata nei confronti della guerra.

La Conferenza per tanto si impegna a rilanciare la mobilitazione dei GC sul terreno del movimento contro la guerra, rivendicando con forza il ritiro immediato delle truppe italiane dagli scenari irakeno e afgano, e sviluppando una campagna contro la partecipazione del governo alla missione in Libano, impegnandosi affinché tutto il PRC sia coinvolto e conseguente sulla parola d’ordine del no alla guerra. Non ci possono essere riduzioni del danno riguardo al massacro dei popoli del Medio Oriente! 

Su queste basi i GC inizieranno una vasta campagna in ogni scuola, università e posto di lavoro con l’obbiettivo di riconquistare l’autonomia dei Gc e del Prc rispetto alle politiche guerrafondaie dell’Unione costruendo il maggiore consenso possibile al ritiro della delegazione governativa, primo passo per l’uscita dal  governo.

Simone Raffaelli
Giovanni Savino
Matteo Molinaro

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