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Non è tempo di buoni propositi!
 
Chi avesse avuto la ventura di seguire il dibattito degli ultimi anni all’interno della struttura dei Giovani Comunisti, avrà avuto sicuramente la possibilità di ascoltare le più varie teorie innovative circa il lavoro politico da fare. Ne abbiamo sentite veramente tante: dalla teorizzazione della scomparsa della classe operaia alla visione della precarietà come stato d’animo, dall’ entusiasmante pratica della contaminazione nei movimenti fino alla presa d’atto della necessità di superare il ‘900 come secolo troppo ideologico per immergerci nella modernità del secolo XXI.

Ma proviamo a mettere tutto ciò alla prova dei fatti. La realtà è che quella “generazione che diserta, disobbedisce, ama” (come ci suggeriva il sottotitolo del documento maggioritario della scorsa conferenza nazionale Rigenerazioni) ha in realtà disertato il vero campo politico, quello della lotta. In questi anni la dirigenza dei Giovani Comunisti è stata schiacciata tra l’opportunismo di chi si dichiarava vicino ai movimenti di lotta, ma poi giustificava ogni scelta presa dal partito sul piano del governo nazionale e delle giunte locali, e la pratica di governare la struttura nella maniera più verticistica e antidemocratica possibile con gli esecutivi che si sostituivano completamente alle strutture democraticamente elette dei coordinamenti e che, di fatto, strozzavano qualunque forma di dissenso interno.

La federazione di Napoli è stata sicuramente in prima linea su questa strada di presunta innovazione che ha portato alla quasi totale distruzione della struttura giovanile. Emblematico è stato l’atteggiamento avuto dal grosso dei Gc di Napoli, nei confronti di quello che è stato, pur nei suoi enormi limiti, il più grande movimento studentesco degli ultimi vent’anni e che ha permeato per molto tempo, il sentire comune di moltissimi giovani. La messa in pratica della contaminazione ha portato i Gc a non avere nessuna presenza organizzata e ad inseguire l’idea di “sciogliersi nel movimento”; risultato di ciò è stato la totale cessione di direzione politica verso quelle strutture, che nel nome della falsa autorganizzazione e della presunta irrapresentabilità, si sono autoproclamate alla testa degli studenti, facendone di fatto deragliare ogni possibilità di riuscita della mobilitazione. Proprio nel momento in cui una struttura come la nostra avrebbe dovuto lottare coraggiosamente per far fare un salto di qualità alla mobilitazione, spingendo il movimento studentesco ad unirsi con quello dei lavoratori in occasione dello sciopero generale del 12 dicembre, la linea è stata quella di perdersi nella costruzione di misteriose narrazioni collettive e alla decisione di attraversare i cortei, che è il modo con cui ancora una volta si giustificava un’assenza dei GC all’interno dei percorsi di lotta. Tutto ciò  ha dato il colpo di grazia  alla struttura dei GC di Napoli, ed il fatto che una parte dei compagni che hanno animato maggiormente questa linea siano in questo momento fuori dal partito, non per seguire il progetto Vendola, ma su una terza linea di stampo disobbediente, venuta fuori proprio dal movimento studentesco, ne è la dimostrazione plastica.

Non è certo stata la scissione a consegnarci un’organizzazione in ginocchio, al contrario è stato il perseguimento di linee sbagliate a portare via quei compagni ormai convinti dell’inutilità della struttura partito e che abbandonando il Prc sono stati ben più coerenti di quei bertinottiani orfani di Bertinotti che continuano a dire che perseguendo strade ideologiche siamo destinati a sparire e che di fatto aspettano momenti migliori per potersi riciclare in nuove strutture.

Allo scorso coordinamento napoletano ci sono state le dimissioni, ormai inevitabili, della coordinatrice, che, essendo rimasta sola, senza esecutivo e con solo 2 membri di maggioranza, proprio non aveva altra scelta che rimettere ai membri superstiti del coordinamento, il suo incarico.

E’ giunta quindi l’ora di ragionare su come ricostruire e rilanciare la struttura dei giovani comunisti.

Abbiamo di fronte a noi due strade ben distinte e che non solo metteranno alla prova dei fatti quel che resta della dirigenza, ma metteranno in gioco l’esistenza stessa dei Gc. Da una parte potremmo scimmiottare in sedicesimi quello che troppo spesso è stato il deleterio dibattito del partito e iniziare a discutere sui nomi dei compagni che dovranno prendere posto nel nuovo coordinamento e iniziare a litigare su chi deve gestire la struttura in attesa della conferenza nazionale, magari assicurandosi qualche maggioranza o presunta tale nella commissione per la conferenza; dall’altra possiamo iniziare a dotarci di una linea politica chiara, precisa, che possa mettere in gioco l’intero corpo dei Gc e che possa dare a tutti quei compagni, magari entrati nel partito da poco, un terreno di lavoro e di lotta che sia quotidiano, costante e che possa sempre più guadagnare terreno all’interno della società, per incidere sempre di più in essa e riconquistare la fiducia dei tanti che non credono più nel nostro partito perché delusi dagli ultimi anni di governismo sfrenato. In una fase in cui la crisi economica si abbatte fortemente sulla nostra città e sulla nostra regione e acuisce le differenziazioni di classe all’interno della nostra società, il nostro ruolo come GC deve essere chiaro ed evidente: dobbiamo essere interni a tutte le lotte!

Dobbiamo partire dai luoghi di lavoro e di studio. Non basta proclamare la ripresa del nostro lavoro a partire dal conflitto capitale-lavoro, troppo spesso forma sterile dietro la quale non c’è poi una vera e propria volontà di lavoro politico militante. I Gc dovranno impegnarsi in un lavoro costante rivolto a tutti i luoghi di lavoro, a partire dalle aziende in crisi, siano esse aziende metalmeccaniche, cantieri navali o call center. Partiamo dalla lotta in difesa dei posti di lavoro che con forza e coraggio stanno portando avanti i lavoratori della Fiat di Pomigliano d’Arco e di tutto l’indotto (lotta in cui un ruolo fondamentale è svolto proprio dal circolo PRC di fabbrica, composto anche da compagni giovani che sono veri dirigenti delle lotte); I Gc dovranno essere presenti in ogni iniziativa portando il loro sostegno militante e contribuendo a fare di Pomigliano una lotta simbolica che possa essere da esempio per ogni azienda in crisi nella nostra regione e non solo. Una fabbrica come la Fiat di Pomigliano d’Arco che da sola rappresenta il 12% del PIl della Regione Campania, e che rappresenta anche una delle fabbriche più giovani d’Italia (quasi il 30% dei lavoratori è sotto i 28 anni) deve per noi essere un terreno di lotta decisivo a partire dall’idea che difendere i posti di lavoro oggi è difendere il nostro futuro del domani. Inoltre proponiamo che i Gc lancino l’idea della costruzione di una Cassa di Resistenza per i cassintegrati che possa dare un contributo fattivo alla lotta e che possa contribuire alla campagna nazionale che il nostro partito sta facendo sulla questione della crisi Fiat; costruendo iniziative politiche e di autofinanziamento potremmo dare un contributo fondamentale alla lotta e al tempo stesso attivare i nostri iscritti Gc sui territori.

Altro terreno fondamentale dovrà essere quello dell’impegno politico rivolto a scuole e università; su questo non se ne può più del dibattito tutto astratto sulla necessità di costruire piattaforme e fantomatiche reti che puntualmente ci portano su un binario morto prima ancora di cominciare il cammino. In tutti questi mesi i compagni del Collettivo Studentesco Universitario, collettivo composto da Giovani Comunisti e simpatizzanti del partito, hanno sicuramente dimostrato quale debba essere la linea: quella del coraggio, del lavoro politico quotidiano che spesso deve andare anche contro tendenza, ma che al tempo stesso prova a mettere in campo proprio quelle che sono le priorità politiche per il rilancio del lavoro dei Gc. L’iniziativa con gli operai di Pomigliano fatta a Scienze Politiche e che, con rammarico, ha visto una scarsa presenza dei Gc, è solo una piccola dimostrazione della strada da perseguire. Sul terreno più propriamente studentesco il Csu a livello nazionale, da anni , propone una piattaforma ben precisa che indica programmi minimi e massimi per una lotta per un’università pubblica, di massa e di qualità e che in molte federazioni di partito è stata acquisita del tutto o in parte dai Gc. Fondamentale sarebbe la convocazione di un attivo tematico sull’università che possa discutere nel merito di una piattaforma di lotta che già c’è e che pur aperta a integrazioni e a ragionamenti di tutti, potrebbe, secondo noi, far fare un grande salto di qualità al lavoro politico dei GC. Salto di qualità che dobbiamo provare a mettere in campo per quanto riguarda il terreno delle scuole superiori, che negli ultimi anni è stato colpevolmente assente da ogni ragionamento politico da parte della nostra struttura giovanile; seguire in questo la linea nazionale di lavorare alla costruzione di collettivi in difesa della scuola pubblica in ogni scuola, deve essere per noi l’obiettivo primario. Solo così potremo intercettare giovani compagni che, oltre a difendere una piattaforma di lotta complessiva sull’istruzione pubblica, potranno anche assicurare il necessario ricambio generazionale ai Gc di Napoli.

Un altro terreno fondamentale dovrà essere quello dell’antifascismo. Gli ultimi episodi avvenuti a Napoli con le provocazioni da parte di Blocco Studentesco e l’aggressione subita da Marco Beyene, lo studente italo-etiope, a piazza del Gesù, sono qualcosa di più di un semplice campanello d’allarme. Dobbiamo fare in modo che l’antifascismo non si limiti alla semplice difesa degli spazi, ma che passi per l’isolamento delle idee razziste e xenofobe che aleggiano nella nostra società. I Gc dovranno essere in prima linea contro le idee di destra rafforzate dalle leggi varate dal Governo Berlusconi a partire da quelle sull’immigrazione fino a quella sulla messa in discussione del diritto di sciopero, passando per quella sul testamento biologico e dovranno aprire una dura battaglia contro il revisionismo storico che anche una parte della sinistra ha sostenuto negli scorsi anni (dalla menzogna fascista delle Foibe ai ragazzi di Salò lodati da Violante). In questo per noi il 25 aprile non dovrà essere una semplice giornata di commemorazione della Resistenza, ma dovrà essere l’occasione per una giornata di dibattiti e di approfondimento sui valori dell’antifascismo e di controinformazione sulle menzogne che in questi anni affollano giornali, telegiornali e fiction fatte ad hoc come “il cuore nel pozzo”. Combattere la deriva a destra della nostra società non dovrà vedere solo nel terreno dell’antifascismo e dell’antirevisionismo i punti essenziali di scontro; compito dei GC deve essere anche quello di costruire delle vere e proprie campagne sulla laicità dello stato, contro l’oscurantismo religioso sempre più avanzante da parte di una Chiesa, che assume caratteri sempre più medioevali, aumentando la propria ingerenza su ogni questione riguardante i temi dei diritti civili ( un esempio tra tutti il caso di Eluana Englaro).

Rilanciare la struttura dovrà passare quindi non per la creazione di nuovi esecutivi familiaristici, ma per l’individuazione di un gruppo di compagni che possa traghettare la struttura alla conferenza, facendo in modo che attraverso attivi tematici su questi principali temi sia il più vasto corpo della struttura a decidere democraticamente della linea politica. In quanto al coordinamento, reintegri e cooptazioni in questa fase darebbero solo l’impressione di qualcosa calata dall’alto; siano gli attivi di zona a decidere democraticamente propri rappresentanti da poter riunire insieme ai compagni membri supersiti del coordinamento e che possano dare un contributo fattivo alla ripartenza dei Gc napoletani.

Se sapremo metter in campo questo potremo essere davvero una struttura giovanile degna di questo nome, che possa vedere al proprio interno un collettivo composto da dirigenti studenteschi e sindacali e da un gruppo di giovani che potrà vedere in noi l’occasione per emanciparsi e lottare quotidianamente per una società migliore. Che i giovani siano la nuova linfa per rendere Rifondazione Comunista quel partito che i movimenti di lotta meritano!


* Coordinamento Provinciale Gc di Napoli

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